In difesa della matematica
Giuseppe Cacciabaudo - 09-12-2001
Anche se non è più tempo per scrivere apologie, sarà pur sempre valido ed importante, con le sole armi spuntate delle mie parole e senza la retorica delle immagini della televisione, difendere l’insegnamento della matematica come disciplina curricolare nei licei classici dai propositi illogici della Ministro della P.I.

C’è un aneddoto secondo cui all’ingresso dell’Accademia, Platone aveva fatto scrivere: “ nessuno entri che non sappia geometria.”
Monito, io penso, per indurre i giovani a costruire un’immagine del mondo logicamente ed armonicamente ordinata, priva della confusione dei giorni nostri, come bene unico; per apprendere e riconoscere l’illusione degli “idola” e a rinunciare agli ismi e all’assoluto; per insegnare loro attraverso il rigore della matematica ad accettare la propria imperfezione. Ma chi può soccorrerci nei momenti di difficoltà: la fede o la logica? Quali parole e proposte dobbiamo accettare ed ascoltare tra le molte che i media e la politica scagliano verso di noi? Ma se il clamore e lo sfascio del mondo intacca la nostra convinzione che la nostra tradizione culturale corre seri pericoli , allora vuol dire che è venuto il tempo di lottare.

L’abbandono di Prospero, nella Tempesta di Shakespeare, delle arti magiche, delle illusioni e degli inganni in favore della scienza e di una società radicata in una conoscenza basata sul metodo scientifico, dove la vita è un insieme di azioni, un processo conoscitivo e non uno spettacolo televisivo che l’ignaro spettatore fruisce e contempla deve farci riflettere e capire che questa è la strada che dobbiamo percorrere e lottare contro chi vuol deviare questo percorso solo per fini di bottega mai spiegati. Non è azzardato pensare , quindi, che incautamente la Signora Ministro, eliminando dai curricula del liceo classico l’insegnamento della matematica, voglia ripristinare gli idola che già nel seicento Bacone aveva distrutto, passando dalla magia alla deduzione ragionata, consegnandoci una lezione ormai dimenticata in questo tempo di jihad e di terrorismi globali, di streghe e di fiabe intrise di occultismo, secondo la quale ciò che conta non è la conoscenza assoluta, ma il metodo. Senza la matematica (o il latino per il liceo scientifico), gli studi dei nostri figli diventeranno disarmonici, solo un coacervo di informatica, letteratura e un edonismo da basso impero in cui prevarrà sempre più un relativismo decadente: “ crocifisso si. Crocifisso no.”
Una scuola moderna non può disattendere gli insegnamenti della nostra tradizione culturale in cui i curricula erano e sono armonizzati in un rapporto con le idee e la poesia, la politica, il pensiero filosofico e religioso, le lingue moderne e antiche e anche con la misura e la severità di una scienza come la matematica. Una scuola che il mondo ci ha inviato, malgrado la confindustria cerchi in tutte le salse di trasformarla in una fabbrica per la produzione dei saperi.

Senza la matematica, cosa inventeremo per indurre i giovani a ragionare attraverso un metodo logico o condurli all’analisi di operazioni concettuali o alla ponderazione dei dati e alla verifica delle proprie ipotesi? Dobbiamo vigilare, colleghi, perché il sonno della ragione può generare altri mostri e la storia con orrore ci ha già mostrato tutti i volti della follia.

Così, secondo le proposte della Ministro, avremo scienziati senza poesia e letterati senza un metodo scientifico: “Res sine verbis, verba sine rebus.”

Considerandomi poco abile nell’arte dell’oratoria, concludo questa mia breve difesa in favore della matematica con le parole di Francesco Bacone: “ La storia rende gli uomini saggi, la poesia brillanti, la matematica sottili, la filosofia profondi, la morale seri, la logica e la retorica abili nel contendere. Abeunt studia in mores.”

So if a man’s wit be wandering, let him study mathematics.

E in questo momento così confuso abbiamo tutti bisogno della matematica e della sua avalutività per non creare uomini ad una dimensione.

Giuseppe Cacciabaudo
Docente di Inglese
Istituto d'istruzione secondaria superiore
Bisacquino ( PA)
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 Rosario Greco    - 16-12-2001
Sono perfettamente d'accordo. Ciò basterebbe e avanzerebbe, voglio aggiungere però che nel disegno di riforma della scuola italiana, così come si evidenzia dal rapporto Bertagna, sembra ci sia l'inenzione di distruggere la scuola secondaria italiana e senza tener conto delle esperienze, positive o negative che siano, delle sperimetazioni attraverso le quali essa ha cercato di rinnovarsi e potenziarsi.
L a secondaria viene, accorciata, compressa, privata del duritto di valutare il suo prodotto che viene delegato ai segmenti successivi dell'istruzione.
Rosario Greco
Liceo Scientifico "E. Majorana" di Caltagirone

 Giorgio Dellepiane Garabello    - 16-12-2001
perchè non si legge prima la proposta di riforma?
dove sta scritto che non c'è più matematica?
se si passa da un totale di 980 ore ad uno di 825+300(=1.025) parliamo di una crescita o di una diminuzione?
ciao ciao

 Maria Gruarin    - 18-12-2001
A parte il tono un pochino troppo " aulico " del collega, concordo pienamente con la sostanza: la matematica è una delle discipline più " formative " che esistano e non può essere cancellata con il prestesto che " al classico non serve".
Non serve a cosa?
A fare in modo che tutti gli studenti che usciranno da questa scuola riformata morattiana siano tutti diversi e abbiano tutti in ruolo ben preciso di asserviti alla società del profitto?
Certo la matematica insegna a ragionare e forse è proprio pèr questo che si vuole che siano in pochi a conoscerla !!!

 Falluto Salvatore    - 19-12-2001
Solo un analfabeta della scuola può fare una simile proposta. Si tenga conto che attualmente alcuni studenti con la maturità classica, scelgono facoltà scientifiche conseguendo ottimi risultati. Dopo questo cambiamento, tale possibilità srà loro preclusa.