Egregio Ministro dell'Istruzione
Movimento Interregionale Insegnanti Precari - 08-09-2003
Egregio Ministro,

in riferimento alla vergognosa e ormai ben nota vicenda che coinvolge circa duecentomila insegnanti precari, i quali per il secondo anno consecutivo saranno gravemente lesi nei loro diritti a causa delle modalità di reclutamento e di inserimento nelle graduatorie provinciali permanenti, Le presentiamo considerazioni che riteniamo fondamentali e ineludibili.

Come Lei ben sa, il problema è l'enorme sperequazione nei punteggi assegnati (e quindi nel valore attribuito) alle abilitazioni, acquisite secondo le regole stabilite dallo Stato nell'arco degli ultimi tredici anni (Concorsi Ordinari del '90 e del '99, Corsi abilitanti riservati, SSIS).

Come Lei ben sa, l’attuale disparità, dipendente da una normativa che si è andata sovrapponendo in modo oltremodo caotico e con risultati illogici sul piano della giustizia sostanziale, ha messo in moto un meccanismo di sistematico scavalcamento, con conseguente perdita del lavoro, a scapito di coloro che, seguendo i percorsi voluti e sanciti da leggi dello Stato, hanno conseguito il titolo di idoneità all'insegnamento secondo la normativa previgente.

Si è così determinato nelle graduatorie un progressivo, gravissimo e inammissibile scorrimento “a gambero”, che ha già prodotto lo scorso anno scolastico, ipso facto, l’espulsione dal mondo del lavoro di migliaia di insegnanti precari e che causerà, nel corrente anno, l’annientamento professionale di altre migliaia, con una gravissima e aberrante lesione del principio del diritto al lavoro: per dare posto agli abilitati SSIS vengono buttati fuori dalla scuola gli altri.

Nel Ministero che Lei dirige, alcune persone vicine al Sottosegretario on. Aprea, stanno cercando di giustificare il privilegio (causa di un gravissimo danno sociale) in nome di artificiose e del tutto autoreferenziali alte professionalità attraverso la negazione dei percorsi abilitanti finora seguiti da tutto il personale docente inserito nell'organico della scuola italiana.

Una tale operazione, primo passo dello smantellamento di ogni regola di gestione trasparente del personale, poggia su una pratica di bassa politica e non può certo costituire l’humus della scuola pubblica italiana, che ne risulterebbe nel suo insieme svilita.

Nessun Ministro può permettere che centinaia di migliaia di docenti che hanno fatto quanto lo Stato richiedeva per accedere alla professione insegnante subiscano un tale trattamento iniquo e immotivato da parte dello Stato.

Nessun Ministro può annullare i percorsi precedentemente indicati dallo Stato.

Nessun Ministro può pensare di riformare la scuola partendo da un tale coacervo di incoerenze e ingiustizie.

Occorre da subito intervenire - e si tratterebbe comunque di un intervento tardivo - affinché siano assicurate coerenza e rigore normativo nel reclutamento degli insegnanti, attivando da subito norme che risarciscano il danno subito, per pensare ad una riforma che sia luogo di soluzione dei problemi del presente.

La questione relativa al reclutamento dei docenti ne costituisce il cuore e la chiave perché va a definire l'immagine e la sostanza operativa della scuola riformata.

La coerenza e l’equità delle norme, preservando la scuola dalla dispersione delle competenze professionali certificate, garantendo un orizzonte etico-politico di giustizia, sono presupposti imprescindibili di quella “formazione spirituale e morale” che la legge di riforma vuole garantire ai nostri studenti (art. 2 b del testo di riforma).

Lei, Sig. Ministro, si era impegnata ad agire in tal senso.

La proposta di attribuire 18 punti ai docenti precari inseriti nelle graduatorie provinciali con titoli di abilitazione non SSIS era una proposta di mediazione che, se è vero che costituiva solo un parziale riequilibrio, riconosceva però l'esistenza del problema, ed aveva il valore di attribuire un riconoscimento alle altre abilitazioni.

Tale Sua proposta è stata pubblicamente avversata dal Suo Sottosegretario (che a Udine ha invitato gli abilitati SSIS a ricorrere al TAR contro il Suo provvedimento e non ha smentito tale sua presa di posizione a Pesaro) e affossata, di fatto, dalla non volontà di emanare un Decreto legge, che avrebbe sistemato a livello normativo quel punteggio "di risarcimento".

L'emanazione di un Decreto era, in una tale situazione, un atto dovuto.

Ora, per il secondo anno consecutivo, decine di migliaia di docenti, idonei all'insegnamento per lo Stato ma non per questo Governo, si ritroveranno nuovamente retrocessi nelle graduatorie e disoccupati a causa di una macroscopica ingiustizia (tra questi, non pochi abilitati con il concorso del ’90); altri se ne aggiungeranno quest’anno, beffati dalla Sua azione inconseguente e incoerente.

E Lei, in una situazione di graduatorie in cui vi è un eccesso di personale abilitato, ha permesso - attivando il V ciclo SSIS - che vengano ancora sfornati aspiranti all’insegnamento, contravvenendo alla legge che permetterebbe l’attivazione delle Scuole di specializzazione solo in quelle regioni e per quelle classi di concorso in cui vi sia una effettiva disponibilità di posti.

Dove è la coerenza in tutto ciò? Dove l'etica? Dove una vera e seria ricerca di soluzioni?

Se davvero si vuole compiere un'azione di ripristino della giustizia sostanziale occorre cominciare a fare i conti con i fatti.

Occorre una seria assunzione di responsabilità prima di proporre cambiamenti che dovrebbero riformare il sistema. Occorre essere conseguenti nelle azioni e rapidi laddove si ravvisa un'urgenza.

Se Lei non è in grado di proporre e garantire una seria soluzione ad un problema riconosciuto ufficialmente anche dal Governo che Lei rappresenta (ultima la risposta dell’On. Giovanardi al question time del 30 Luglio), e che interessa la classe docente tutta e quindi il paese, problema che a questo punto non può più essere imputato alle precedenti gestioni (sarebbe auspicabile da parte Sua e del suo Governo uno scatto di orgoglio nell’assunzione delle responsabilità e nella capacità di trovare soluzioni e rinunciare una volta per tutte a percorrere la strada dell’attribuzione della colpa agli altri), se Lei non è in grado di ristabilire un sistema giusto ed equo nel reclutamento del personale docente, sia almeno conseguente nei fatti: riconosca la propria debolezza e si dimetta!

Perché la Sua credibilità è venuta meno nel momento in cui si è impegnata a garantire soluzioni e non lo ha fatto.

Perché la sua capacità di gestione del Ministero è venuta meno nel momento in cui ha permesso che avessero unicamente spazio forze legate dall'unico intento di assicurare alle SSIS il diritto di prevaricazione.

Perché la Sua forza è venuta meno nel momento in cui queste logiche hanno ottenuto sempre più potere, improntando in maniera devastante la scuola tutta, che non ha mai conosciuto un sovvertimento così rilevante delle regole e della logica e un'aberrante etica secondo la quale è giusto togliere il lavoro agli uni per darlo agli altri.

Si dimetta, Ministro, perché non può più delineare prospettive future se non è capace di dare soluzioni al presente.

Movimento Interregionale Insegnanti Precari


07 SET 2003 - «Digiuno contro la guerra fra poveri» - LEGGI L'ARTICOLO



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 08-09-2003
Pur essendo una neo pensionata, costretta a lasciare la scuola per paura delle nuove proposte inerenti il sistema pensionistico che verrà proposto, come ex insegnante mi associo a voi, offrendovi il mio modesto contributo.
In bocca al lupo!

 ilaria ricciotti    - 09-09-2003
Ed i colleghi ormai "sistemati", perchè di ruolo, come pensano, supposto che ci pensino, ad aiutare questi colleghi? Inoltre dove sono andati a finire tutti coloro che hanno sollevato un enorme polverone contro il Ministro Berlinguer, quando ha avuto la malaugurata idea di proporre il concorsaccio? Ricordo che nelle Marche molti insegnanti di ruolo erano talmente arrabbiati che quasi ogni giorno le pagine dei quotidiani parlavano di loro. Ora che ci sono colleghi in enorme difficoltà e che hanno subito una grandissima ingiustizia, perchè i "sistemati" tacciono? Il loro silenzio comunque va oltre a questa tematica, essi tacciono anche nei confronti di quello che sta avvenendo nella scuola pubblica. Come mai? E proprio alcuni di loro sono iscritti non alla CGIl scuola, ma ad altri sindacati molto sensibili alle retribuzioni salariali del corpo docente. Forse sono appagati di questa nuova rivoluzione scolastica e degli aumenti che questo governo ci ha concesso. Ed intanto alcuni precari storici fanno lo sciopero della fame.