Intervista al signor Olinto Perosa, reduce di Cefalonia
Ipsc - 07-09-2003
Quanti anni ha?
81 anni (nato a Valvasone - PN - il 28-5-1922)

Quanti anni aveva quando è stato richiamato per la guerra?
Circa 20 anni

Cosa faceva prima di partire?
Ero alunno d’ordine delle ferrovie dello stato a Trieste con le mansione di sostituzione (per ferie o malattie ) degli assuntori nel tratto di linea tra Trieste e Pola



Come si sente un ragazzo che viene richiamato per andare in guerra?
Un misto tra paura e curiosità. La guerra era ormai al secondo anno, le cose sembravano andare bene, i tedeschi avevano occupato la Polonia la Cecoslovacchia ma anche Parigi. La propaganda esaltava le vittorie e nascondeva le sconfitte

Perché è stato richiamato proprio nella Divisione Acqui?
Perché la divisione “Acqui” era una delle cinque Divisioni di fanteria di montagna e reclutava gli effettivi nelle zone premortane di alpi ed Appennini. Io infatti provenivo dalla destinazione iniziale: l’ ottavo reggimento alpini battaglione “Val Fella”

E’ stato mandato subito a Cefalonia o ha combattuto anche su altri fronti?
Il mio reggimento (317°), in quanto di nuova Costituzione, in seguito al provvedimento che stabiliva che le divisioni fossero composte da tre reggimenti di fanteria, anziché da due come era prima, fu costituito a Merano.

Come era la vita sull’isola di Cefalonia?
Era di normale guarnigione in tempo di guerra ( vigilanza delle coste e postazioni antisbarco). Dal maggio del 1943, il 317° fanteria si trasferì dall’isola di Zante a Cefalonia dove l’ 8 settembre assieme al 17° fanteria e al 33° artiglieri, ai reparti del Genio e della Regia Marina partecipò alla battaglia.

Veniamo all’ 8 settembre del 1943: come ha saputo dell’armistizio? Quale è stata la sua reazione? Quale quella degli altri soldati?
La notizia ci colse nella sera dell’ 8 settembre, in fase di trasferimento da Valsamata a
Makriocktica ( punto più alto dell’isola) Prima con gioia ( si pensava fosse finita la guerra) subito dopo con molta preoccupazione. Eravamo su un’ isola e la Regia Marina aveva lasciato l’isola nella notte tra l’8 e il 9 settembre.
Eravamo soli e senza ordini


Avete capito subito che i tedeschi potevano reagire in qualche modo?
Non subito, i tedeschi vivevano appartati a Lixuri, inoltre nonostante le proporzioni (12.000 italiani a 1.000 tedeschi ) pensavamo che loro avessero altro da fare. Ma il generale Gandin sicuramente conosceva la situazione reale e paventava la loro reazione.

Cosa vi aspettavate che facesse il vostro generale?
Stranamente solo i più avveduti, capivano che le cautele del generale erano per la nostra precarietà. Soli e senza ordini. Ma qualcuno faceva circolare la voce che il generale voleva consegnare le armi e darci prigionieri ai tedeschi. Il colonnello tedesco Barghe chiese effettivamente al generale la consegna delle armi !!

Come e stata presa la decisione di reagire?
In questi casi prevalgono sempre i più insofferenti alla disciplina (che in questi casi e
indispensabile) e cosi alcuni reparti ( specie l’artiglieria) si misero in agitazioni e chiesero una specie di referendum tra i soldati, che si concluse con la decisione di resistenza alla richiesta!

Cosa ricorda delle giornate dei combattimenti?
Le prime fasi furono a nostro favore. Il giorno 13 settembre fu respinto un tentativo di sbarco, con l’affondamento di una zattera armata ( 5 morti tedeschi) e il 15 settembre con la cattura di 500 tedeschi, dopo la battaglia di punta Telegrafo.

Cosa è accaduto immediatamente dopo la fine dei combattimenti?
Dalla notte del 19 settembre sono intervenuti i tedeschi della repressione e con l’ausilio micidiale degli “stukas” dopo duri combattimenti, lo scontro si è concluso tragicamente con la nostra sconfitta. Tutti i nostri, che venivano catturati erano passati per le armi !!! A Troinata fu catturato l’intero comando del 17° con oltre 600 soldati che sono stati fucilati in questa località.

Dove si è trovato lei ? Cosa ha visto?
Ero “staffetta a vista”al comando tattico e all’atto del trasferimento ordinato dal generale a Keranies, fui raccolto su un automezzo che mi evitò l’incontro con il reparto tedesco che a Troianaia aveva disposto l’ultimo blocco.


Quando e come e’ tornato a casa?
Sono stato ricondotto in patria a Taranto nel mese di dicembre del 1944,da quattro mezzi da sbarco della marina britannica. Avevo trascorso il periodo dopo la battaglia in prigionia a Cefalonia adibito a “lavoro coatto” sotto i tedeschi.

A chi ha raccontato quello che era accaduto?
Alla commissione di interrogatorio al campo san Giorgio di taranto. Ho scritto un libro: “La Divisione Acqui figlia di nessuno”,che ha avuto la Prefazione del prof Giorgio Rochat e la prestigiosa attenzione della facoltà di storia contemporanea.

Perché lei si impegna tanto nella testimonianza?
Affinché la storia di questi avvenimenti,non sempre piena di luci,sia di utilità e d’ammonimento a chi decide le guerre e a chi in seguito, deve prendere delle decisioni che avranno sempre tragiche conseguenze! Mi riferisco in particolare all’otto settembre 1943, che solo fortunatamente ha avuto conseguenze meno gravi di quanto ne aveva potenzialmente.
Voglio ricordare che 4 armate si trovavano fuori del nostro territorio nazionale. Il 29 settembre 1943, nell’isola di Malta il generale Alexander disse al generale Badoglio,che sarebbe stato utile, ai fini delle norme, sul combattimento
armato dell’Aia,che l’Italia dichiarasse la guerra alla Germania al fine che i soldati non venissero a trovarsi nelle vesti di “franchi tiratori”.

I GIORNI DI CEFALONIA

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