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La mezza porzione
Anna Pizzuti - 08-08-2003
La notizia è di qualche giorno fa.

In sintesi:

Il governo taglia le porzioni

Contro l'obesità è stata istituita dal ministro della salute Sirchia una commissione che elaborerà i criteri per ridurre le porzioni servite nei locali pubblici. Composta da sei esperti, avrà dieci mesi per elaborare un documento che potrebbe comportare piatti più piccoli in ristoranti e mense. Uno degli esperti, il nutrizionista Giorgio Calabrese, ipotizza una soluzione per rispondere alle preoccupazioni di quanti temono di vedere conti intatti e porzioni più piccole: un accordo con gli esercenti sui prezzi.

Il telegiornale, riportandola, ha usato il termine: mezza porzione.

Un riferimento quasi magico, per chi ama il cinema.

E, da lì, un passaggio quasi obbligato, in questi giorni in particolare, ma in questo anno in generale.

Dal 1943 al 2003. Da tanti inizi a più di qualche fine.

Il film





"Erano brutti momenti, ma noi vivevamo ‘poveri ma felici’… come dicono i ricchi" (Stefania Sandrelli, in C’eravamo tanto amati)



Sono i giorni del referendum istituzionale Monarchia-Repubblica e ai tavoli del ‘Re della mezza porzione’ (la trattoria frequentata dagli amici-compagni di C’eravamo tanto amati) un Nino Manfredi sorridente, al grido di "E che le mezze porzioni diventino intere per tutti!", brinda entusiasta alla vita, al socialismo e al futuro.

Ci si rincontrerà con gli ‘amici ritrovati’ a mangiare anguille ai tavoli del ‘Re della mezza’, quasi trent’anni dopo, a piangere sulla caduta dei sogni di una generazione e sul tradimento degli ideali ("Magari fosse andata così" dice tra sé e sé un Gassman arricchito, pensando ad una sua ipotetica morte gloriosa sui monti della Resistenza) o a riflettere sull’integrità delle proprie scelte (amaro Satta Flores: "Abbiamo lottato in attesa del futuro, abbiamo preso a calci i nostri interessi personali, il lavoro, la famiglia, tutto, per ‘qualche cosa’ che sarebbe dovuta venire a dare un senso alle nostre esistenze").





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