Tutti in piedi, entra Marilyn
Marino Bocchi - 19-02-2001
LE SEDIE

CANICATTI’ (AGRIGENTO) - «Le sedie le compriamo noi». E' questo il provocatorio messaggio lanciato dagli studenti dell'Istituto Professionale Marconi di Canicattì, all'assessore provinciale alla Pubblica Istruzione Raimondo Restivo, per sopperire alla mancanza di sedie all'interno dell'istituto.
Non ne occorrono poi un grande numero, ne servirebbero in tutto una quarantina per permettere a studenti e professori di svolgere lezione quantomeno seduti e non in piedi. Da diverso tempo infatti gli studenti, reclamano, con apposite telefonate o come si è verificato in alcuni casi con lettere ufficiali, la mancanza di sedie all'interno dell'Istituto, ma la Provincia che è l'ente preposto all'acquisto sino ad oggi ha fatto orecchie da mercate. Non è più tollerabile, che la mattina giungendo a scuola, i professori e gli stessi studenti debbano fare la conta degli alunni assenti, per consentire a quelli che una sedia non c'è l'hanno di usufruire di quella in dotazione alla classe attigua. All'inizio dell'anno scolastico, la Provincia dopo le solite lamentele, ha provveduto ad inviare all'istituto professionale di Canicattì alcuni arredi scolastici, ma l'aumento delle iscrizioni ha fatto mancare le sedie. Attualmente la scuola, ospitata in alcuni magazzini presi in affitto dalla provincia è interessata da alcuni lavori di restauro, dopo che l'umidità, la muffa e l'impianto elettrico avevano completamente mandato in tilt le aule. Lavori che comunque non bastano a sopperire alle carenze che si registrano all'interno dell'istituto. Attualmente infatti mancano i riscaldamenti e come detto le sedie che giungeranno molto presto grazie alla colletta avviata dagli studenti.
Anche il corpo docente è solidale con la protesta degli alunni i quali tengono a sottolineare che nonostante tutto svolgono regolarmente lezione. « Non è possibile - dice la responsabile del plesso - la professoressa Anna Tascarella - che ogni volta i nostri studenti per ottenere qualcosa debbano avviare delle risonanti forme di protesta. Problemi che si ripresentano di anno in anno e che non vengono quasi mai risolti. Abbiamo il terrore - conclude l'insegnante - dell'avvio del prossimo anno scolastico quando è previsto per l'istituto l'aumento di almeno tre classi rifacendoci ai dati delle
preiscrizioni che abbiamo ricevuto».

La Sicilia, 16 febbraio



....E IL DEMONIO

PESARO - Segni di sangue nel nome di Manson. Lo sguardo truce, l'abbigliamento scurrile e i messaggi demoniaci che in questi giorni sono partiti dai palchi di mezza Italia dove lui, il «demonio del rock» si è esibito, sono arrivati fino a Pesaro, dove Manson non è passato ma il suo spirito ha comunque lasciato una traccia allarmante. Così c'è chi ha deciso di imitarne l'abbigliamento, chi bestemmia nel nome della musica satanica che lo stesso (o la stessa vista la confusione di identità) Marilyn propina a ritmi infernali.
Tagli e ferite. Ma soprattutto c'è chi arriva a scuola e mostra ai compagni, fiero come chi ha trovato finalmente una via da seguire, le ferite provocate da sé sul braccio, con l'aiuto prima di un vetrino e poi di un paio di forbici: «Lo dice lui, lo faccio anche io», la giustificazione portata dallo studente ai compagni di classe. Un gesto pensato e attuato senza scrupoli alcuni giorni fa in una scuola della città, nel nome dell'idolo della musica ammirato magari, solo per televisione, oppure riletto nelle recensioni costrette a raccontare più il macabro che il musicale. «Perché di musicale c'è ben poco in questa presenza che istiga alla violenza, alla morte, a tutto ciò che è nero e negativo», lamenta un gruppo di genitori, preoccupato per la tendenza sempre pià diffusa dei giovani ad imitare lui, Manson: «Passi per le scuole, dove c'è comunque una vigilanza da parte degli insegnanti, ma ci chiediamo cosa accade nelle compagnie e soprattutto ci chiediamo come possa una figura così negativa essere proposta ai giovani».
Genitori preoccupati
Una domanda che si fa anche Don Marco Di Giorgio, direttore del centro di pastorale giovanile che con Manson non ha proprio un rapporto diretto ma quasi: «Lui ci ributta dalla finestra quello che noi abbiamo buttato fuori dalla porta e cioé la realtà della morte, del dolore, del male in generale. Argomenti che la società di oggi tende ad eliminare, non ad affrontare: li evita non ne dà un senso, né una risposta. Così sono cresciuti i nostri giovani, che poi vanno alla ricerca del male in altre forme: dal concerto di Manson ai cartoni animati di dragon-baal, personaggio che, dopo avere conquistato il cuore dei bambini, si appresta ad entrare nel mercato come fumetto pornografico».

Il Resto del Carlino, 18 febbraio

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