Soldi alle private? E' l'effetto Cancun!
Alessandro Marescotti, Maria Teresa Tarallo - 03-09-2003
Piccolo dossier per capire i nessi fra globalizzazione e demolizione della scuola pubblica


A molti insegnanti e studenti la globalizzazione può sembrare un fenomeno da "studiare" a scuola ma che in fondo non tocca la scuola in sé. Globalizzazione come sfruttamento dei minori, dei contadini, ecc.
Ma adesso occorre andare oltre e bisogna cominciare a comprendere che questa globalizzazione sta mirando ad aiutare le scuole private e quindi a scardinare la Costituzione italiana che - ponendo il divieto di finanziamento alle private, risalente al 1948 - è diventata di fatto un ostacolo ai "Gats" (ossia agli "Accordi generali sul commercio nei servizi") del Wto, ossia l'Organizzazione mondiale del commercio che governa il processo di globalizzazione.
Nel prossimo vertice del Wto di Cancun (10-14 settembre 2003, Messico) che accadrà?
I governi di nazioni come Stati Uniti e Giappone cercheranno di convincere altri governi circa la necessità di rendere più "competitiva" la scuola privata rispetto a quella pubblica.
Il governo italiano non si è fatto pregare due volte e non ha aspettato neppure Cancun per dare corso al volere di Bush circa la privatizzazione della scuola.
E così leggiamo che "i ministri dell'Istruzione, Letizia Moratti, e dell'Economia, Giulio Tremonti, hanno firmato il decreto interministeriale con il quale vengono erogati 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005 a favore delle famiglie che iscrivono i figli presso scuole paritarie" (Agenzia ANSA 02/09/2003 ore 18:05).
Per maggiori informazioni si possono leggere ad esempio queste pagine web:
/www.ansa.it/
www.repubblica.it
www.rainews24.rai.it

Il "bonus" a chi sceglie il privato è il primo passo verso quella strategia di globalizzazione che mira a togliere ogni sostegno e priorità statale alla scuola pubblica che possa essere letto come "protezionismo" e come "ostacolo" alla "libera concorrenza" fra servizi privati e servizi pubblici. L'attuale processo di globalizzazione sta rimuovendo ogni "barriera" che possa ostacolare il profitto privato. La scuola pubblica è nel mirino.
Ecco perché la scuola pubblica deve ora non solo "studiare" la globalizzazione come fatto "socioculturale di attualità" ma difendersi da "questa" globalizzazione del profitto privato che - da qui a poco - spianerà in tutto il mondo la strada alle scuole private.
La guerra di Bush per il petrolio è solo l'aspetto più evidente e violento di una guerra globale per l'affermazione degli interessi privati. La scuola pubblica deve sapere contrastare questo disegno di dominio.
Qui sotto riportiamo un piccolo dossier per capire e sapere cosa si è fatto e cosa si è detto su questi argomenti.

Alessandro Marescotti e Maria Teresa Tarallo
insegnanti




DOSSIER


capitolo 1°: Gats, privatizzazione dell'educazione
Fonti: Campagna WTO
Internazionale dell'educazione


capitolo 2°: Che cos'è il GATS
Fonte CGIL scuola

capitolo 3°: Cobas Scuola
Fonte: Piero Bernocchi


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 ilaria ricciotti    - 03-09-2003
E' proprio vero:".. la scuola pubblica deve saper contrastare la scuola privata...", dimostrando le sue qualità e soprattutto pretendendo che venga rispettata la Costituzione. I sindacati tutti dovrebbero per questo denunciare tali sregolatezze. Altrimenti sarà la fine.Rimpiango anch'io anni di governo e Ministri democristiani.

 L. Albanese    - 07-09-2003
Chi ha paura delle scuole "private" ammette apertamente che esse sono migliori della scuola pubblica. Io penso che vi sono scuole statali dove si lavora bene e scuole "private" si lavora male. Tutto dipende dal senso che diamo al nostro modo di fare scuola e di pensare alla scuola. L'errore di Berlinguer di far finta di contentare quelle che si definiscono "scuole cattoliche" per dare una mano alle scuole di affari ha danneggiato e le scuole cattoliche e la scuola statale.
Anche dalla mia scuola non statale dei ragazzi si sono trasferiti in scuole "paritarie" di recupero di anni scolastici. La maggior parte dei professori che lasciano la mia scuola non statale per andare a quella statale subito sono incaricati di particolari settori della scuola per il loro modo di lavorare. Quindi sono dei buoni docenti che non andavano denigrati quando lavoravano nella scuola non statale.
Credo che bisogna ormai smettere con queste inutili tiretere e pensare alla scuola in quanto scuola del Paese. Il Ministero ha gli strumenti per controllare le scuole statali e non statali. Noi perché abbiamo un corso di pochi alunni non abbiamo avuto la parità, anche se abbiamo avuto il coraggio di cancellare una classe con la bocciatura di alcuni alunni nonostante che "pagassero" e nonostante il parere contrario dei Commissari esterni (docenti statali). I docenti statali nominati Presidenti per gli esami di Licenza Media o Commissari Governativi per le classi legalmente riconosciute ricevono una miseria per il lavoro che fanno. Stabilire un compenso equo per questo lavoro è garanzia di serietà. La garanzia di serietà agli esami è legata a criteri obiettivi di valutazione su standard di preparazione che dobrebbero raggiungere tutti gli alunni di tutte le scuole e di tutti i gradi. Invece, su questo, si applicano criteri di comodo. Si utilizzano sotterfugi, ormai accettati da molti, con l'intento di fare apparire una scuola migliore dell'altra in base ai voti finali, anche se sappiamo di aver appplicato criteri diversi nella valutazione dei "programmi svolti" e nella vigilanza agli scritti.
Tutto questo si può pensare, ma non si deve dire. Ne sono responsabili i Ministri o i Docenti? La legge non è uguale per tutti?









 Lidia Camilla Vallarolo    - 07-09-2003
Io non mi intendo di politica a livello di base, per cui ancora meno a livelli più elevati, ma mi chiedo sempre perchè la scuola privata sia un problema per quella pubblica. Lavoro alle scuole elementari dello stato da 20 anni e cerco di dare il meglio di me, e spesso ho le mie soddisfazioni. Ad un isolato di distanza c'è una scuola privata gestita da suore, una materna con una sezione di elementari. Non c'è mai stato un problema per noi della statale il fatto che alcuni cittadini abbiano avuto necessità della mensa (che noi oggettivamente non eravamo in grado di offrire) o di altre strutture educative e non. Noi lavoriamo, loro pure. Se non sbaglio la civiltà di un popolo si misura anche dal numero di scuole che si mettono su. Inoltre, anche quelle sono maestre, e anche loro hanno una famiglia da mantenere, e mi sembra di fare una guerra a lavoratori che comunque sono sicuramente meno tutelati di chi lavora per lo stato (che abbiamo già noi tutti i motivi per lamentarci). Inoltre, io, da buona madre, ho diritto di scegliere quello che ritengo il miglior pediatra, il miglior negozio di vestiti, la migliore ditta di alimenti: perchè non posso mettere in atto il mio diritto di scelta quando si parla dell'istruzione e dell'educazione dei miei figli? Perchè dovrei pagare doppio, se, per esempio, ho bisogno dell'apertura anticipata o di un ambiente sicuro il pomeriggio? Chi opta per una scuola privata non lo fa per snobismo, tante volte lo fa per necessità di orari lavorativi, e per poter lavorare ci si sottopone a sacrifici finanziari. Per fortuna, io ho avuto bisogno solo per due anni di una materna privata, poi ho avuto il trasferimento più vicino e i miei figli hanno frequentato scuole statali, però ho capito che tante volte, proprio come è successo per la sanità, la struttura privata può affiancare quella pubblica ed insieme lavorare per la migliore istruzione ed educazione dei nostri ragazzi. Vi sembra un discorso troppo semplicistico o qualunquista? Probabilmente lo è, perchè non ho cultura politica, ho però sentito parlare del principio della sussidiarietà che parla proprio di questo e so che in alcune parti è applicato. Approfitto per augurare un buon lavoro a tutti.

 Claudio Redaelli    - 10-09-2003
In un paese che riconosce come detrazioni dal reddito fino a 500 euro per le spese veterinarie, riconoscere qualche centinaio di euro per la spesa che le famiglie sostengono per l'educazione dei figli mi sembra un segno di grande libertà senza tener conto che ogni alunno iscritto alla scuola statale costa allo stato molto molto di più.
Claudio Redaelli