Quattro lampi e un' osservazione
Omer Bonezzi - 30-08-2003
Primo - foto dell’Espresso: un fantaccino USA. Impugna, pauroso, un fucile.
La potente macchina da guerra USA, capace con un gesto di distruggere uomini e cose, è debole. Ha paura quando la morte deve guardarla negli occhi.
L’assassino dei soldati americani ha un nome: George Bush.
Colui che con Blair ha collezionato ogni sorta di menzogne per fare una guerra che è destinata a durare. Colui che ha “bombardato” l’ONU, infischiandosene del diritto internazionale. Ora cerca appoggi dall’ONU, non sa come uscirne, ed i “liberatori” si trovano contro una guerriglia endemica, che ricorda da vicino la resistenza che ogni popolo organizza contro gli invasori.
Morale: Non si possono calpestare le regole e il rispetto dell’ONU.
La prepotenza e l’infingardaggine non vincono così facilmente.

Secondo - Il Polo “delle libertà”: è alla frutta.
Litigano su tutto mentre Berlusconi fugge miseramente davanti ai fischi.
L’economia è al disastro. Non hanno denaro e hanno ormai dilapidato le casse dello Stato. Aspettiamoci una finanziaria da urlo. Morale: la politica si vendica del potere per il potere.

Terzo - Per fare un po’ di cassa: il governo avanza sulle pensioni proposte assurde e prive di fondamento se non quello - appunto - di fare un po’ di cassa.
Quello che infastidisce di più è il solito ritornello contro gli statali parassiti e privilegiati. Dove? Perché? Al Polo spetterebbe una risposta di merito. Questo approccio ai problemi è irritante. Morale: Si giocano per incapacità anche il consenso dei 2,3 milioni di dipendenti pubblici che pure in parte avevano votato per loro.

Quarto - i giornali parlano dei nuovi poveri americani “benvestiti”. 1,3 milioni provengono dalla classe media.
Chi sono? Quelli che hanno subito la più colossale truffa del globo. Un terzo del PIL del primo mondo è stato rastrellato dai fondi azionari e poi le quote di questi fondi sono diventati acqua. Promoter finanziari hanno girato casa per casa, deridendo chi non aderiva alla loro proposte, e promettendo la luna hanno convinto persino maestri ed impiegati (giocavano ad Agnelli, discettavano di borsa come se fossero gli eredi di Cuccia…) a fare degli investimenti azionari
Peccato che le azioni appartengano ad aziende che possono impunemente truccare i bilanci e ad aziende multinazionali che lo hanno già fatto. La guerra non ha coperto la crisi, come qualcuno sperava. I fondi azionari erano il modello pensionistico americano. Dopo quest’esperienza, non posso che dire:viva l’INPS e l’INPDAP. Ed una domanda mi sorge: in quali tasche sono finiti quei soldi?
Morale: vuoi vedere che la destra (quella delle multinazionali) non ama la classe media ma anzi l’ha tosata?

La scuola. “Carta canta…..”

La scuola è dentro questo sfondo.
L’applicazione della legge Moratti apparentemente non decolla.
Il contratto scuola è stata una delle ultime zeppe contro questa legge. E’ stato – ricordiamolo - un contratto innovativo, ha sostenuto l’autonomia scolastica secondo le prerogative del nuovo titolo V della Costituzione ed è in controtendenza alla Legge Moratti. Non c’è nessuno dei decreti attuativi poi che possa essere applicato senza accordi contrattuali .

Però siccome la legge è l’espressione di una visione della conoscenza e della scuola, e non è solo un brutto fantasma, comincia a produrre delle realtà atroci.
Non solo perché le riviste di didattica iniziano ad allinearsi, ma anche perché il livello di precariato della scuola non ha precedenti, supera il 20% degli addetti, e questo è pienamente dentro la visione della scuola del Polo.

La legge Moratti condiziona ed implementa comportamenti amministrativi che sono conseguenti. Il precariato è quindi l’emergenza e bisogna fare presto, occorre trovare una soluzione prima che si intrecci con la depressione professionale perché potremmo tutti entrare in un gorgo depressivo maniacale senza fondo.

Il polo ha fatto danni unificando la terza e la quarta fascia e mettendo tutti contro tutti. Precari contro precari, che peraltro rischiano di dimenticarsi della amara realtà: nessuno viene assunto.

La vera richiesta deve essere: tutti in ruolo su tutti i posti vacanti, nessuno escluso e quindi la reintroduzione della terza e quarta fascia.

Il precariato è per il Polo la condizione professionale della scuola ed è funzionale alla sua visione del mondo. E questa non è solo un’affermazione.

- Il disegno di legge 3414 presentato da Forza Italia nella passata legislatura:”Norme sul governo dell'istruzione pubblica fondata sulla libertà di educazione e di insegnamento”;
- il disegno di legge sugli Organi collegiali della stessa maggioranza;
- i due disegni di legge: 4091-Statuto dei diritti degli insegnanti e 4095- Disposizioni in materia di stato giuridico degli insegnanti e di rappresentanza sindacale nelle istituzioni scolastiche;

non sono solo un tentativo di vendetta contro i sindacati ed il loro contratto. Delineano una visIone della professione docente allarmante.

- Il dirigente scolastico assume a chiamata nominativa (come il caporalato)-vedi ddl3414

- Niente autonomia del collegio docenti- vedi ddl sugli organi collegiali

- Abolizione delle rsu – vedi ddl 4095

- Abolizione del contratto ed introduzione dello stato giuridico. (Vedi ddl 4095 e 4091)

- Tutti organizzati gerarchicamente (Vedi ddl 4091), tirocinante, tutor, esperto…

Insomma nella visione del Polo non c’è spazio per la democrazia professionale né per il diritto di rappresentanza sindacale né per il contratto

Ci vogliono soli, isolati, esposti al diritto di chiamata del dirigente scolastico, con sempre meno personale di ruolo….e non compiono più neppure gli atti amministrativi che servono a far funzionare le cose.

Come associazione abbiamo un compito immediato: analizzare i documenti, gli atti per rendere chiaro a tutti i colleghi la visione professionale che ha il Polo della scuola e poi procedere ad un lavoro di ricerca per definire una nuova visione professionale, non più ancorata all’idea di scuola degli anni novanta che era permeata di ideologia competitivistica, ma all’idea di scuola della società della conoscenza, intendendo con ciò una società dove la conoscenza è un bene condiviso, accessibile a tutti e di tutti.
Il seminario nazionale che terremo in Friuli segnerà l’avvio di una serie di conferenze e di un lavoro che intendiamo sviluppare in tutt'Italia su questi temi.


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