CON LA RIFORMA SI SGONFIA PURE L’OPPOSIZIONE?
Vittorio Delmoro - 22-08-2003
Questa non è una critica, direi piuttosto una riflessione.

Sarà che con questa calura estiva rimane un po’ difficile pensare ad un autunno caldo, temo però che l’annunciata grande manifestazione sulla scuola prevista per il prossimo ottobre/novembre si ridimensioni fino a scomparire, come la vastità dei ghiacciai erosa progressivamente dal solleone.
In base a quali elementi sono indotto a simile (funesta?) previsione?

Essenzialmente tre :

1 – La mancata promulgazione del primo Decreto attuativo della Legge 53, che quando verrà alla luce non conterrà più le allarmanti previsioni della bozza (clausola posta dai centristi):

2 – La proliferazione di documenti ministeriali (Linee Guida alla Sperimentazione Relazione sugli esiti della sperimentazione Decreto Ministeriale 61 e Circolare 62) in cui si riafferma in continuazione la modalità della ricerca come forma privilegiata di attuazione della riforma;

3 – L’aumento di fondi destinati alle scuole che sperimenteranno liberamente la riforma (Circolare 31/7 n. 66 ).

In questi ultimi tempi sono proliferati in rete e sulla stampa molti commenti tendenti a ridimensionare la portata della controriforma morattiana, la quale ha via via perduto le maggiori spigolosità attraverso la limatura operata dai centristi, col sostegno del sindacato e la sostanziale opposizione di tutto il mondo della scuola.
Questo ha determinato non solo il rallentamento della legge attuativa, ma ha praticamente eliminato il tutor (vera pietra miliare, ridotta ad auspicio) riconducendo tutti gli altri aspetti (portfolio, Piani Personalizzati, laboratori, informatica, inglese) nell’alveo del dibattito e della ricerca di cui sono artefici le scuole autonome.

In un clima come quello che si prevede a settembre in cui le scuole dibatteranno a lungo ed approfonditamente (o non dibatteranno affatto) su aspetti della riforma che alla fine daranno luogo ad autonome ed insindacabili scelte (tutto resta come prima, questo aspetto invece lo adotto, quest’altro no), difficilmente ci sarà spazio per una contestazione di massa nei confronti della controriforma, per la semplice ragione che ognuno sarà libero di fare quel che gli pare, senza obblighi di legge, ma solo nell’ambito della democrazia delle scelte collegiali.

A spegnere anche i residui fuochi arrivano poi le secchiate d’acqua dei soldi che Moratti mette in gioco per premiare tutte le scuole sperimentatrici; non si tratta di piogge alluvionali (quando mai?), ma di appena un incentivo, che però nessuno si farà sfuggire, con la miseria che attanaglia il mondo della scuola.
Avremo quindi miriadi di scuole autonome che pur di non perdere quei pochi euro si dichiareranno disponibili a stilare portfoli e piani personalizzati a caterve, metteranno in campo laboratori di informatica e corsi di inglese riciclando sotto nuovo linguaggio ciò che esiste da anni, produrranno POF che il ministero potrà mettere in vetrina come dimostrazione dell’entusiasmo con cui le scuole accolgono la controriforma.

E le scuole faranno tutto questo senza porsi problemi di dignità, sapendo che nella pratica poi continueranno ad operare nel modo che hanno sempre ritenuto più valido, infischiandosene della coerenza fra dichiarato e attuato. Ciò che conta, come sempre, è poter agire come si ritiene giusto utilizzando tutte le opportunità offerte.
Dico questo nella consapevolezza di non avere argomenti, se non ideologici, per contrappormi ai miei colleghi che, pur contrari come me alla controriforma, direbbero : intanto prendiamoci i soldi, che sul resto decideremo come sempre.
E allora con quali motivazioni portare in piazza almeno mezzo milione di persone (metà del mondo della scuola) a manifestare contro una legge che ti lascia libero di fare come ti pare e in più ti paga pure?

Forse l’ho messa giù un po’ troppo rosea e forse le cose non stanno proprio in questo modo.
Ci sono infatti altre variabili nate nella calura estiva e altre ancora potrebbero arrivare nel prossimo futuro:

- la prima è senz’altro costituita dalle proposte di legge della maggioranza sullo stato giuridico (n. 4091 e 4095), che prefigurano cambiamenti ben più radicali di quelli della controriforma;

- la seconda è un possibile irrigidimento delle condizioni di applicazione della controriforma;

- la terza è la perenne spada di Damocle dei tagli e ridimensionamenti (tempo scuola, tempo pieno, assunzioni); la quarta è la situazione generale, all’interno della quale però la scuola rischia di rimanere schiacciata come successo in primavera per colpa (merito) della lotta per la pace (pensioni, flessibilità del lavoro, crisi economica).

In questo contesto previsionale l’autunno caldo della scuola si intiepidisce e si diluisce in una protesta più allargata, a meno che Moratti (o Berlusconi) non ne inventino un’altra delle loro!

4/8/2003



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