AQUILE & PIPISTRELLI
Elio Arnone - 18-08-2003

Favola breve dedicata ad un vecchio saggio che tentò di far volare la sua città.



C’era una volta, affacciata sul Mediterraneo, una bellissima città guardata con ammirazione, ed anche un po’ d’invidia, dagli abitanti dei paesi vicini.
Però, nonostante la generosità della natura, i suoi cittadini non erano stati, fino allora, capaci di utilizzare le risorse naturali di cui disponevano per creare quella ricchezza che avrebbe migliorato le loro condizioni di vita certamente non brillanti.
E mentre i vicini facevano evidenti progressi sulla via del benessere, loro restavano fermi, anzi, a detta dei più anziani, compivano preoccupanti passi indietro.
Lo stemma di quella città era una maestosa aquila sveva che suscitava ammirazione ed orgoglio in tutti, e tutti avrebbero dato non so cosa per ammirarne una vera, in carne ed ossa.
Anche se tutti sapevano che le aquile erano diventate rarissime persino sulle Alpi, molti abitanti di quella città passavano il loro tempo scrutando il cielo nella speranza di poter finalmente scorgerne una.
Il desiderio di ammirarne il volo maestoso era diventato una vera e propria ossessione e spesso bastava un lontano sbattere d’ali per riunire gruppi di uomini pronti a fantasticare.
Sempre, però, il più disincantato fra loro li riconduceva alla realtà cancellandone i sogni e rigettandoli nel più profondo sconforto.
Ma se d’aquile in quella città non si vedeva neppure l’ombra, al calare della sera il cielo diventava dominio assoluto di una moltitudine di pipistrelli che se lo contendevano volando freneticamente alla ricerca di piccoli insetti da mangiare.
Naturalmente il confronto fra aquile e pipistrelli era improponibile, tanto diversi apparivano sotto qualsiasi punto di vista.
Belle, maestose, solari, amanti degli ampi spazi e delle grandi altezze le prime; piccoli, neri, amanti della notte e dal volo basso e a zigzag i secondi.
Eppure nonostante queste enormi differenze anche i pipistrelli riuscirono a trovare degli estimatori, se non altro per il fatto di essere una presenza concreta, al contrario delle aquile lontane ed irraggiungibili.
Fu così che man mano che passavano i giorni, fra la gente prese sempre più piede l’idea che mai un’aquila si sarebbe vista in quella città, destinata a cadere sotto il dominio assoluto dei sempre più numerosi pipistrelli.
La rassegnazione raggiunse il massimo livello quando prese a circolare la proposta di sostituire nello stemma la maestosa aquila con l’inquietante pipistrello.
Fortunatamente, però, non tutti accettarono passivamente l’idea.
Anzi molti si ribellarono, sicuri che alla fine la loro città’ avrebbe avuto la “sua” aquila, o, se non proprio un’aquila, almeno un falco, un nibbio, insomma qualcosa che in qualche modo le rassomigliasse.
Insomma questi fatti sconvolsero la vita della città fino allora quieta e sonnacchiosa, restia a porsi problemi, affrontarli e risolverli.
Questa volta, per la prima volta, gli abitanti decisero di fare finalmente i cittadini e iniziarono a parlarne tra loro.
Dopo tante appassionate discussioni che non approdarono a niente, pensarono di chiedere consiglio ad uno degli anziani della città che aveva fama di saggio.
Il vecchio accettò, lusingato di poter essere utile ai suoi concittadini.
Venne allestito un grande palco al centro della piazza principale e tutti si passarono la voce per essere presenti.
Il vecchio saggio salì lentamente i gradini del palco, si guardò intorno piacevolmente stupito nel vedere una folla tanto interessata, e cominciò a parlare.
“Amici concittadini, la vostra partecipazione è il segnale che da tempo aspettavo, significa che stiamo finalmente prendendo coscienza di essere una comunità e che insieme potremo costruirci un avvenire migliore.
Troppo spesso e con troppa superficialità, abbiamo delegato ad altri la soluzione dei nostri problemi, senza farci tante domande, come se i risultati non ci riguardassero.
Ora è tempo di diventare cittadini rispettosi della legalità e delle elementari regole di convivenza civile, cittadini responsabili e protagonisti, che amano la loro città e operano per renderla sempre migliore.
Per tanti, lunghissimi anni siamo rimasti inerti con il naso all’insù scrutando il cielo alla ricerca di un’aquila immaginaria, mentre era tra noi che avremmo potuto trovare qualcuno in grado di guidarci verso vette più alte e dignitose.
E mentre noi ci disinteressavamo del paese stormi di pipistrelli se ne impadronivano, rallentandone la crescita e bloccandone le potenzialità, consapevoli che se la città fosse riuscita a volare, la loro razza si sarebbe estinta.
Queste creature della notte prive di genio e di fantasia hanno volato basso, preoccupate soltanto di ottenere per sé quello che cercavano.
La loro abilità comincia e finisce qui, culturalmente incapaci di promuovere qualsiasi progetto di crescita.
Queste presenze oscure, inquietanti, hanno allontanato molti fra voi che volentieri si sarebbero messi al servizio della città.
No, i pipistrelli non occuperanno anche il nostro stemma perché noi democraticamente lo impediremo.
L’aquila rimarrà il nostro più importante riferimento perché il suo simbolo significa una comune identità, l’orgoglio e la fierezza di un’appartenenza.
Dovremo sforzarci di imitarla cercando di volare sempre più in alto alla ricerca di spazi di libertà sempre più ampi.
Per questo dobbiamo costruirci ali nuove, forti, ritornando, ognuno con le proprie ideologie, alla politica pulita, vera, costruttiva.
I partiti finiscano di essere comitati elettorali e riprendano il loro ruolo di elaborazione di idee e progetti al servizio della collettività, luoghi di approfondimento dei grandi temi sociali, di formazione politica e culturale dei quadri dirigenti. Da tempo ciò non avviene ed il risultato finale è una classe dirigente impreparata, improvvisata, inadeguata a dare ali a questa città.
Tocca ora a noi rimboccarci le maniche lavorando sodo, migliorandoci l’un l’altro, e un giorno, senza rendercene conto, ci accorgeremo che stiamo volando.”
La gente applaudì a lungo, il vecchio ringraziò, scese dal palco e poi, come tutti, fece ritorno a casa.
Ma non tutti, quella notte, riuscirono a dormire.
Ripensavano alle parole del vecchio e si chiedevano come avevano potuto comportarsi da sudditi più che da cittadini, e non amare la loro città come era giusto fare.
Giurarono che sarebbero stati capaci di cambiare.
Ancora oggi quella bellissima città del Mediterraneo mostra nello stemma l'aquila sveva, ma la ricerca continua, ed i suoi abitanti sarebbero felici di trovarne una, anche se grande come un pipistrello, circostanza comunque preferibile a quella di convivere con pipistrelli grandi come aquile.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf