La scelta della classe a scuola nell'era della campagna acquisti
Alba Sasso - 03-08-2003
La formazione di classi di serie A e di classi di serie B, all´interno degli istituti scolastici della provincia di Bari rappresenta (quando avviene: non bisogna generalizzare) non soltanto una lesione a principi elementari d´eguaglianza e di democrazia, ma anche un fatto negativo per la qualità della didattica e dell´insegnamento.
Per interpretare fenomeni e dinamiche che possono scattare all´interno degli istituti scolastici, occorre ricordare che quello della formazione delle classi è un meccanismo molto complicato, che spesso deve contemperare diverse esigenze, non di rado in contrasto fra di loro, e deve trovare il giusto punto d´equilibrio fra criteri differenti.
All´esigenza soggettiva del genitore, che molte volte chiede esplicitamente che il figlio sia assegnato alla classe di quel particolare insegnante, si contrappone, infatti, l´opportunità di mantenere una situazione di disomogeneità all´interno di ciascuna singola classe. È l´incontro fra differenze - la creazione di un vero e proprio microcosmo sociale, formato da bambine e bambini di diverse provenienze ed estrazioni sociali e culturali- che favorisce una crescita equilibrata ed armonica di tutti, senza lasciare nessuno indietro, senza formare "zone" troppo omogenee di disagio o di eccellenza.
Bisogna poi tenere presente il criterio del sorteggio adottato spesso nella formazione delle classi: un criterio che, per forza di cose, ha una natura casuale, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso, e che può incontrarsi o scontrarsi, appunto, con le richieste dei genitori.
Fattori diversi, spesso dissonanti, che è difficile far combaciare e che danno il quadro dell´estrema difficoltà nella ricerca di un criterio oggettivo, capace di accontentare tutti, per la formazione delle classi.
Da ultimo, non vanno sottaciuti due elementi che possono contribuire a complicare ulteriormente le cose: la diminuzione complessiva delle leve scolastiche e l´aumento del numero degli alunni per classe. Insomma, meno classi complessivamente.
C´è una corsa a "accaparrarsi" iscrizioni come si denuncia da più parti? Forse. Ma molte volte i dirigenti scolastici agiscono con l´obiettivo di mantenere invariato il numero dei docenti della propria scuola. La verità è che nella scuola si sta pagando, a ogni livello, una riduzione di risorse umane, materiali e finanziarie. E si sta pagando con una guerra di tutti contro tutti perché la coperta è sempre più esigua. Basti pensare ai diritti che, in questo infiammato scenario estivo, finiscono col diventare conflittuali tra di loro: precari, personale Ata, lavoratori socialmente utili (Lsu), scuole in competizione una con l´altra. La riduzione di investimenti, la scelta di precarizzare il lavoro nella scuola stanno penalizzando, anche per questa strada - e molto seriamente - la qualità dell´istruzione pubblica in Italia.

Da La Repubblica di Bari
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 ilaria ricciotti    - 04-08-2003
In questo scenario, quasi apocalittico, un genitore si chiede:"Che cosadebbo fare, per far sì che mio figlio venga inserito in una classe dove si senta a suo agio?" La stessa domanda se la pongono tuttavia anche coloro che la scuola la dirigono o vi operano. Per anni si è cercato di risolvere questo problema usando onestà, saggezza e cercando di mantenere un certo equilibrio nell'assegnare i bambini ad alcune
classi.Tuttavia ho saputo da colleghi che in certe scuole il metro non è questo. Alcuni dirigenti, perchè sono loro che hanno l'ultima parola in merito e possono spostare, accontentare ecc..., che si considerano alquanto democratici e multietnici, hanno creato all'interno del loro istituto dei veri ghetti: da una parte classi di alunni figli di un "dio maggiore" e dall'altra alunni figli di un "dio minore" o addirittura di un "dio dalla pelle non certo bianca". Se sono vere queste immonde sregolatezze, anche se non riguardano la mia scuola, come cittadina le segnalerò sicuramente a chi di dovere, ma non dovrei essere soltanto io a farlo, dovrebbero essere anche i miei colleghi unitamente ai genitori. Se pensiamo un tantino alle conseguenze, esse saranno numerose e naturalmente tutte diseducative, sia per gli alunni"fortunati" sia per quelli"sfortunati". A tutto ciò se si aggiungono le ristrettezze economiche che caratterizzeranno sempre più questa "nuova" scuola del 2003, ditemi voi come verrà garantito il diritto allo studio per tutti, sancito dalla Costituzione.
I giochi sono fatti, ma non per questo dobbiamo rassegnarci, anzi dobbiamo DENUNCIARE tali atteggiamenti mascherati di perbenismo, di pietismo e di falsi obiettivi formativi.