Recensioni
Autori Vari - 17-02-2001
I cento passi

All’inizio di dicembre siamo andati a vedere il film “I CENTO PASSI” che ci ha impressionato moltissimo, così la professoressa ha deciso di portarci a parlare di ciò che ci aveva colpito con i ragazzi della scuola media di Pontassieve, che erano andati a Palermo e avevano visto il film con la mamma del protagonista, Felicia, il fratello, Giovanni, e la cognata, Felicetta. Martedì mattina abbiamo preso l’autobus e siamo andati alla stazione per prendere il treno. Così siamo arrivati alla scuola di Pontassieve e abbiamo aspettato che i ragazzi arrivassero in biblioteca. Dopo di che abbiamo cominciato a fare le domande che avevamo sul film. Noi per prima cosa abbiamo chiesto com’era la casa della signora Felicia e che tipo è lei. I ragazzi hanno risposto che la casa è molto piccola e che su muri ci sono foto, targhe e manifesti. Inoltre sul muro esterno c’è una lapide in onore del figlio morto. Felicia è una donna molto silenziosa, ma fiera di ciò che ha fatto suo figlio e contenta che i giovani si interessino così tanto a questa storia. E’ stato anche molto sottolineato il legame che c’era tra Peppino e sua madre: lei lo ha sempre difeso ed ha sempre appoggiato le sue idee. Un altro importante personaggio è sicuramente il fratello Giovanni. Nel film appoggia pochissimo l’attività di Peppino, ma ha detto che se potesse tornare indietro, forse, lo aiuterebbe di più. Nel film Giovanni e il fratello hanno delle discussioni: il fatto è che fin da piccoli hanno vissuto con ideali completamente diversi. Infatti prima che nascesse Giovanni, nacque un altro bambino, che morì di una malattia contagiosa. I genitori per paura che anche Peppino si ammalasse lo mandarono a vivere con lo zia e la nonna materni (ovvero non mafiosi), ma quando Giovanni nacque Giuseppe continuò a vivere distaccato dalla famiglia. La cognata, Felicetta, nel film sembra avere un ruolo di poca importanza, cosa che invece non è vera: Felicetta ha sempre spronato Giovanni e la madre a combattere contro Badalamenti. L’ultimo personaggio che dobbiamo descrivere è il padre di Peppino: Luigi. Era un uomo mafioso, che però ha sempre difeso il figlio anche a costo della propria vita.

Volpi Elisa, Anastasia Passerotti, Valentina Melani, Simone Vannini, Martina Fantigini e Camilla Grazzini
Scuola media Botticelli – Puccini di Firenze
http://www.firenze.lafragola.kwscuola.kataweb.it/botticelli/story9613.html




Il Partigiano Johnny

Tratto dal celebre romanzo di Fenoglio, il film ricalca piuttosto fedelmente la trama narrata dal libro, escludendo tuttavia alcuni episodi non del tutto trascurabili, uno dei quali fa per esempio emergere il fatto che il protagonista non è per nulla comunista. In ogni caso le sensazioni comunicate, i concetti fondamentali e le atmosfere ricreate sono le stesse. Colpisce molto durante la visione del film sentire ogni tanto la voce del protagonista che parla come leggendo le pagine del proprio diario, svolgendo la funzione del narratore, anche se non onnisciente, e senza usare parole inglesi (a parte una frase ricorrente) mescolate a quelle italiane: un’idea accattivante presente solo nel libro.
Nonostante le diffuse critiche nei confronti del film presenti nell’ambiente giovanile, esso si può sicuramente considerare estremamente valido, sia nei contenuti che nella realizzazione; infatti risulta estremamente coinvolgente e toccante. Il regista attraverso le reazioni, i comportamenti ed i pensieri del protagonista, ci trasmette il mondo di disagio fisico e psicologico creato dal rozzo “provincialismo” retrogrado del fascismo, aspetto fondamentale di esso che rende Johnny così insofferente per il regime, che non solo è la materializzazione di ciò ch’egli odia maggiormente, ma è anche uccisore di diverse persone che intuiamo essere molto importanti per lui.
Johnny non è un eroe, anzi, sembra essere un personaggio piuttosto chiuso e debole, ma con una buona fermezza ed una grande fede nelle proprie idee. Man mano che gli eventi si susseguono e la resistenza dei partigiani diventa per Johnny una realtà concreta, vissuta dall’interno e con gran convinzione, egli compie delle scelte, imbocca determinate strade nei bivi che la sua vita gli pone. Così da uomo che fugge dalla città per un crimine nemmeno commesso in prima persona, Johnny prima si unisce ai partigiani di orientamento socialista/comunista, poi, non trovandosi a suo agio in tale ambiente, passa dalla parte dei badogliani, diventando piano piano uno dei più importanti di loro grazie alla sua buona conoscenza della lingua inglese.
Immerse nelle colline presso la città di Alba, le scene del film non sono mai noiose o superflue, ma si susseguono in modo coinvolgente alternando adrenalinici momenti d’azione cruda e realistica e suggestivi stacchi di riflessione.
Il film termina con una scena che lascia supporre la morte del protagonista in una sparatoria a due mesi dalla fine della guerra, difatti nell’ultimo secondo di immagini si sente un forte sparo ed immediatamente tutto si blocca; leggendo il libro si intuisce che il racconto finisce nel mezzo di una frase a causa della morte dell’autore che non ha fatto in tempo a terminare il romanzo, invece il film sembra solo avere un triste finale (sicuramente ogni spettatore con un cuore a quel punto stava sperando solo che Johnny riuscisse a salvarsi per potersi poi godere la pace e la nuova Italia).
Enigmatico il fatto che a Torino qualche personaggio appartenente alle fila di AN abbia contestato il fatto che proprio il biglietto di quel film fosse scontato per le scolaresche che lo fossero andato a vedere in orario di lezione… Davvero “curioso”.

Matteo Rabbone
V° anno Liceo scientifico “Giordano Bruno” di Torino.

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