La valutazione scolastica
Mercurio Falco - 13-07-2003
Quello della valutazione è sicuramente uno dei problemi più complessi che la scuola e il sistema della formazione in generale deve, oggi come ieri, saper affrontare perché l’azione formativa si realizzi con una certa efficacia.
La formazione ha come obiettivo il cambiamento del soggetto in formazione.
Il problema della valutazione è, quindi, quello di valutare se cambiamento c’è stato, se il cambiamento è avvenuto nel senso voluto, se il cambiamento è riferibile all’azione formativa.
Per poter formulare un giudizio qualitativamente accettabile e perché la valutazione sia valida è, quindi, necessario disporre di una serie di informazioni ed effettuare una serie di misurazioni.
Cantin distingue diverse tipologie di misurazione e di valutazione; in particolare: “la misurazione normativa permette di comparare il punteggio di un allievo a quelli del suo gruppo, mentre la misurazione criteriale permette di conoscere se un allievo ha raggiunto un dato livello di performance”.
Dalla critica dei criteri soggettivi degli anni sessanta si è passati a una maggiore attenzione sui processi, piuttosto che sui prodotti e, quindi, all’efficacia del rapporto insegnamento-apprendimento.
Le difficoltà e gli ostacoli, che ritardano o che impediscono l'attuazione di un atteso processo di acquisizione di nuove conoscenze possono essere identificate e rimosse per mezzo della valutazione processuale.
Anche la valutazione sommativa, allorché riguardi momenti significativi dell'itinerario didattico, può considerarsi valutazione processuale: per il suo tramite sarà possibile sapere se l’allievo è in possesso delle abilità e delle conoscenze essenziali, complesse e sintetiche della precedente fase unitaria di insegnamento apprendimento, in quanto da essa dipenderà l’esito della successiva fase di istruzione.
L’autonomia del sistema scolastico ha fatto sì che il concetto di valutazione assuma un significato più complessivo.
Oltre alla valutazione dello studente come “oggetto” del percorso formativo, l’autonomia scolastica necessita di conoscere anche la qualità del processo formativo e dell’istituzione scolastica nel suo insieme.




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 ilaria ricciotti    - 13-07-2003
Non mi risulta che un bambino, un preadolescente ed un adolescente, secondo le teorie di certi psicologi o pedagogisti che conosco, debbano essere soltanto "misurati" in alcune discipline, per poter evidenziare il loro grado di apprendimento cognitivo e di maturazione.

 redazione    - 13-07-2003
Tra valutazione e politica
Nell'epoca della Casa delle libertà, l'esame di stato è politico


L'esame di stato nell'epoca della Casa delle libertà sarà - dal 2004 - locale e globale. Locale: le prime due prove scritte (italiano per tutte le scuole; la seconda materia scritta a seconda dell'ordinamento) saranno decise dalle commissioni d'esame, ossia dai consigli di classe, ovvero dagli stessi insegnanti dei candidati. Globale: la terza prova, che avrà carattere nazionale. L'Invalsi (l'istituto nazionale di valutazione del sistema dell'istruzione, del cui supporto si serve la signora Letizia Brichetto Moratti) fornirà il testo della prova comune a tutte le scuole (una per i licei classici, una per gli scientifici, una per gli Itis, ecc.). Essendo soggetti scaltriti dalla lunga sopportazione nei riguardi di consulenti e consiglieri ministeriali, non perderemo tempo sul fatto che, nel modo deciso da donna Letizia & co, la terza prova d'esame non potrà che essere nozionistica, nella squallida forma di risposte v/f (vero/falso) che una torma di pedagogisti e didatti fessacchiotti ha tentato di accreditare come «scientifica» perché idonea a misurare il livello di preparazione dei candidati, e che ricalcherà fedelmente il profilo mentale di giovani iloti già ora avvezzi a tracciare crocette anziché a dire o a scrivere una propria opinione.

Habermas ha scritto che in Occidente la democrazia è nata nel diskurs: ma per quelli di viale Trastevere deve essere nata nelle crocette. Ecco perché, per donna Letizia e i suoi satrapi, lo scrivere e il parlare hanno perduto importanza a vantaggio dei quiz compilati scegliendo tra vero e falso: modello epocale di democrazia plebiscitaria a scuola.

Né consumeremo inchiostro ad argomentare che le prime prove perderanno generalità. Già ora la scarsa importanza della sintassi è evidente nell'eloquio del premier. Né sfugge ai più il suo latinorum da oratorio.
Neppure rattristeremo lettrici e lettori osservando che - dato il suo carattere nazionale - la terza prova formato Moratti obbligherà gli insegnanti a regredire a programmi infarciti di date e fatterelli proprio per consentire agli studenti di far fronte ai quiz con risposte vero/falso: perché è noto che è la struttura dell'esame a disegnare la struttura dell'insegnamento, non viceversa.

Vogliamo pensare ad altro, e porre appunto qualche questione di principio e qualche problema di diritto.

Dalle parti di viale Trastevere forse lo ignorano, ma configurare l'Invalsi quale soggetto di emanazione e poi di valutazione del testo di una prova d'esame equivale a statuire che questo istituto entri formalmente a far parte delle commissioni d'esame. A questa osservazione non si può obiettare che fino a quest'anno il testo delle prime due prove è di fonte ministeriale, e che dunque nulla cambia in senso giuridico. Perché la funzione prefigurata per l'Invalsi è di utilizzo dell'esito della terza prova a fini di valutazione del sistema. E' come se in ogni commissione d'esame sedesse un convitato di pietra.

In realtà, a viale Trastevere ignorano anche il contenuto giuridico del concetto di commissario. Se lo conoscessero non direbbero sciocchezze a proposito di commissioni d'esame che sono interne - evidente concetto autocontraddittorio.

Allo stesso modo ignorano, da quelle parti, che il nuovo esame prevede per l'Invalsi una posizione di supervisione nei riguardi dell'operato degli insegnanti italiani che appare del tutto diversa dalla funzione tradizionalmente affidata agli esperti ministeriali. A parte l'ovvio quesito di come la supervisione affidata all'Invalsi - configurandosi come interferenza dagli effetti obbliganti, sulla struttura dei programmi d'insegnamento - possa essere compatibile con la libertà d'insegnamento, resta sul tappeto un problema giuridico di grande semplicità. L'Invalsi è un istituto di supporto all'azione del ministro. Rientra dunque a pieno titolo nel regime di spoil system inaugurato dagli attuali governanti e nella sua rete di nessi fiduciari.

Si deve dunque concludere che, essendo l'Invalsi formato da figure di fiducia del ministro, i candidati all'esame di stato dall'anno 2004 e i loro insegnanti passeranno sotto il controllo diretto della maggioranza di governo, e che la riforma dell'esame di stato in epoca Cdl definirà un regime di colonizzazione della scuola italiana ad opera della maggioranza.

Antonio Peduzzi sul Manifesto
Segnalato da Antonio Gentile