Azzeccagarbugli
Cgilscuola - 13-07-2003
Serve il diploma, ragazzi? Basta pagare
Dilagano a Roma i «diplomifici», istituti privati parificati che puntano sui maturandi privatisti. Denuncia Cgil
Le tariffe sono elevate: 1500 euro per una promozione (quasi) garantita senza sforzo. La riforma Moratti, che ha reso i commissari tutti interni, facilita il business


Angela Camuso
Il Manifesto
12 luglio 2003


Faccia da azzeccacarbugli. E' il preside di un diplomificio romano, pardon, una scuola privata paritaria. Si entra, si paga, e salvo imprevisti si torna a casa con il diploma di maturità in tasca, spendibile quanto un titolo conseguito in una scuola pubblica. «Tre bocciati su 150 maturandi esaminati, finora» - dice fiero il capo d'istituto al cronista che ha chiesto informazioni in incognito. «Ti prendi una bella promozione», promette. «In Italia la scuola privata è miserabile. Molti agiscono al di fuori della legge», denuncia il segretario nazionale di Cgil-scuola, Enrico Panini, mostrando sul tavolo i documenti che sono le prove di un andazzo che vive all'ombra dei mancati controlli. I documenti, scaricati dal sito web del ministero dell'istruzione, fotografano il sistematico meccanismo illegale utilizzato quest'anno da molte scuole paritarie di Roma e provincia, che ha fatto incassare agli istituti denaro in quantità superiore a quanto consentito dalla legge, accelerando al contempo la corsa agli esami truccati.

In sostanza, di fronte a quanto previsto nella delega al governo approvata a marzo in senato, che stabilisce per ogni scuola un tetto massimo di privatisti da ammettere agli esami non superiore al 50% degli studenti interni, decine di scuole paritarie hanno fatto orecchie da mercante. Qualche esempio? All'istituto «Giovanni Paolo II» sono 213 i maturandi interni, 357 quelli esterni. Al «Nobel» gli interni sono 199, i privatisti 487. All'istituto «De Nicola» gli interni sono 149, i privatisti 163. Al «Marmaggi» di Bracciano gli interni sono 56, gli esterni 201. Al «Salvo D'Acquisto» gli interni sono 68, gli esterni 203. «Con questo sistema crescono e si moltiplicano i diplomifici. E l'ente preposto a vigilare, la regione Lazio, evidentemente non vigila», dice Enrico Panini, che vede in tanta tolleranza nei controlli una delle tante manifestazioni di una «cultura pratica dell'esecutivo, che va verso la privatizzazione dell'istruzione».

«Lo stesso errore alla stessa domanda. Lo fecero tutti, dico tutti, i maturandi di quella scuola. Era nella terza prova scritta, quella a risposta multipla. Riguardava il patto di non aggressione tra Hitler e Stalin. E' chiaro che c'è l'inghippo. Anche se tutto, apparentemente, è regolare», dice un insegnante che due anni fa è stato presidente di una commissione d'esami in una scuola parificata a sud della capitale. Era quello, ancora, il periodo delle commissioni miste, tre professori interni e tre esterni, secondo la legge Berlinguer, ma l'insegnante intervistato dice di essersi sentito «come a dirigere una messa in scena». Poi è arrivata la riforma Moratti, «che ha concesso ogni facilitazione alle scuole paritarie, soddisfacendo gli appetiti dei diversi gestori», denuncia ancora la Cgil, che punta il dito contro la norma che ha fatto tutta «interna» la commissione d'esami, anche per le scuole private, così che a giudicare gli allievi sono i professori stipendiati - «e ricattati», aggiunge il sindacato - dagli stessi gestori dei diplomifici. Ma al ministro Moratti la Cgil chiede conto anche di un'altra mossa legislativa: l'abrogazione di una norma invece prevista nella circolare 2001, che vietava alle scuole partitarie di formare tre, quattro, cinque, sezioni composte dalla sola V classe nel giro di pochi giorni. «E' questo il sistema che mette in moto la macchina del diplomificio» avverte ancora Panini.

Ma guardiamo ai numeri della scuola visitata in incognito dal cronista. Tra gli studenti da esaminare, i privatisti sono 350, gli interni 150. I primi, approdati lì dopo disastrose esperienze tra i banchi, senza aver frequentato nell'anno passato alcuna scuola, pagano 1500 euro come «retta d'esame». «Poi vi si dà un aiutino», sibila il capo d'istiuto. Gli altri, venuti lì generalmente dopo aver frequentato corsi presso scuole legalmente riconosciute ma inabilitate a rilasciare un diploma con valore legale, pagano esattamente la somma di 400 euro per un «esamino» di idoneità (parole del preside), che permette l'iscrizione ad una classe - le più quotate sono le V, naturalmente; meno le IV. Poi ci sono i 300 euro di iscrizione, e infine 210 euro al mese, per dieci mensilità, con la richiesta di una frequenza di due, tre volte a settimana. E in cambio? I quadri parziali esposti nel corridoio parlano chiaro. La maggior parte degli alunni risulta ammessa con un credito formativo che va dai 6 ai 12 punti - i vecchi tre (insufficienza grave) e sei (sufficienza). Ma tutti i maturandi, soprendentemente, hanno ottenuto agli scritti - le prove più selettive - brillanti risultati: chi è stato ammesso con sei punti ha ottenuto 32, 37, addirittura 40 punti allo scritto, e il massimo è 45. Una pacchia.

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 Roberto Cammarata    - 12-07-2003

da Salvo Intravaia su Repubblica - Palemo

La parità scolastica fa miracoli. Alla maturità delle private scompaiono i bocciati e aumentano i superbravi. Trovare un solo alunno respinto nei tabelloni delle scuole paritarie che hanno già terminato tutte le operazioni e pubblicato i risultati degli esami è davvero difficile. Nelle scuole statali il tasso di bocciature è invece pressoché invariato rispetto agli anni scorsi. Il dato non è definitivo, ma ampiamente significativo, se si confrontano i risultati di alcune scuole che sette mesi fa hanno ottenuto la parità dall’assessorato regionale alla Pubblica Istruzione con quelli della tornata precedente della maturità, quando gli istituti erano «legalmente riconosciuti».
In questi ultimi le commissioni esaminatrici l’anno scorso erano composte per metà da membri interni e per l’altra metà da docenti provenienti dalle scuole pubbliche, presidente compreso. Nelle scuole paritarie, invece, gli alunni vengono esaminati dagli stessi insegnanti che li hanno seguiti durante l’anno scolastico.
Qualche esempio. Nel dicembre scorso Granata ha conferito la parità scolastica a 10 istituti superiori della città e a 6 della provincia. I dati relativi agli esami di Stato dello scorso anno in queste 16 scuole sono eloquenti: il 10% di bocciati e punteggio massimo soltanto per 6 alunni su oltre 700. Ma già dall’anno scorso le scuole paritarie non bocciano più: su 758 studenti di 13 scuole di città e provincia non risultano respinti. Tra chi ha già ultimato gli esami, boom di “cento” , il punteggio massimo conseguibile, all’istituto “No.Ve.Studi”, che passano dai 2 dello scorso anno ai 15 di qualche giorno fa.
L’anno scorso l’ITC “J.Maritain” – non ancora paritario – ebbe un quarto degli alunni bocciati (11 su 48) e nessun “cento”. Era andata peggio all’ITC “A.Volta” di Carini, dove un alunno su tre venne respinto. Quest’anno, dopo avere ottenuto dall’assessore Fabio Granata lo status di scuola del servizio pubblico non statale, la musica è completamente cambiata. Al Maritain – su una popolazione quasi raddoppiata rispetto allo scorso anno – cinque alunni hanno fatto registrare il punteggio massimo; al Volta e spuntato un “cento”. Di alunni bocciati neppure l’ombra. Stessa sorte per l’istituto “Margherita”: nella tornata 2001-02 inanellò ben dieci bocciati, quest’anno neppure uno. O per il liceo “S.Vincenzo”, dove i “cento”, su una popolazione scolastica ridottissima (23 alunni), sono aumentati a dismisura, passando in un solo anno da uno a cinque.
Questi risultati conseguiti dalle scuole paritarie sono ancora più sorprendenti se si considera che quest’anno, su 3122 studenti presentati all’esame finale, un quarto erano esterni (alunni che hanno dichiarato di essersi preparati in privato e non hanno frequentato neppure un giorno di lezione) o “saltanti”quasi tutti per merito (promossi quest’anno in quarta con almento “otto” in tutte le materie e la possibilità di accorciare il percorso scolastico).
L’andamento è ben diverso nelle scuole statali, dove non mancano gli alunni bravi ma neppure i bocciati. Tre all’ITC “P.La Torre”, sei al linguistico provinciale, cinque allo “Sturzo” di Bagheria, tredici al quinto istituto magistrale e addirittura sei su tredici in una sola quinta del tecnico per geometri “Rutelli”.

 ilaria ricciotti    - 12-07-2003
E' questa, cari sostenitori di questa riforma, di questo Ministro e di questo governo, gli eccellenti studenti che si vorrebbero formare? A questo punto, se le cose stanno così, il Ministro dovrebbe fare una accurata verifica e cancellare, come ha fatto il Ministro Berlinguer, questi diplomifici, o dimettersi.

 Teo Orlando    - 13-07-2003
Per Ilaria Ricciotti:
mi dispiace, ma la legge sulla parità l'ha fatta promulgare il ministro Berlinguer, governo D'Alema (Legge 10 Marzo 2000, n. 62). La Moratti ne ha poi, coerentemente, tratte le conseguenze: se la legge suddetta avesse previsto reali controlli e standard rigorosi, e non fittizi, di qualità delle scuole private, sarebbe stato impossibile regalare ad esse la "paritarizzazione". Peraltro, se non si fosse creato l'infausto sistema del "sistema nazionale di istruzione... costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali", come recita l'art. 1 della legge 62/2000, non sarebbe stato possibile rendere le commissioni della maturità tutte interne anche nelle scuole paritarie. Ma quando si renderanno conto molti nostalgici delle riforme di Berlinguer e De Mauro che quelle della Moratti sono in continuità con quanto fatto dal centro-sinistra e ne costituiscono quasi la nefasta radicalizzazione? Perché non vi rendete conto che la sinistra ha perso anche per la pessima politica scolastica e universitaria (dall'onda anomala della legge 30 al 3+2 universitario)? Perché non fa una sana autocritica e non cambia tutti, ma dico tutti gli "esperti" di problemi scolastici, mandando via sindacalisti riciclati e pedagogisti alla Maragliano? Sarei tentato di scrivere una lettera a Fassino, spiegandogli che nell'«era Berlinguer» ci fu una fronda di sinistra alle riforme, che produsse vari pamphlets (da Lucio Russo a Giulio Ferroni, da Massimo Bontempelli ad Antonio Lapenna) in cui si proponevano soluzioni alternative, rigorose e progressiste al tempo stesso. Perché la sinistra non si affida a costoro, invece di continuare a sognare demagogicamente utopie da anni '70? Ma temo che la lettera resterebbe senza seguito.
Teo Orlando - dottore di ricerca in filosofia
Liceo scientifico statale "Democrito" - viale Prassilla 79 - 00124 - ROMA.

 ilaria ricciotti    - 14-07-2003
Per Teo Orlando:
la legge sulla parità lo so benissimo da quale governo è stata partorita, ma si dimentica quale era il suo obiettivo e quali sono stati i suoi effetti: è grazie a qualche partito di sinistra se ora abbiamo dei diplomifici che il Ministro Berlinguer e il Ministro De Mauro avevano fatto chiudere. Oggi, al contrario, da ciò che leggo in questo articolo, essi esistono ancora e nessuno, salve qualche nostalgico come me ed altri, ne denunciano la loro esistenza.
Pertanto avrebbe fatto meglio inviare queste sue esternazioni non solo a me, ma soprattutto a Fassino e a quanti, pur essendo di sinistra, di fatto, non vogliono che essa governi, in quanto sembra che amino soltanto portare avanti grosse battaglie sociali e non tentare che la nave cambi rotta, a favore di coloro di cui si fanno portavoce.E' troppo facile criticare, agire limitatamente a certe problematiche, ma non trovare con il popolo della sinistra un minimo di confronto per governare insieme, perchè magari non ci si vuole bruciare! Esempio i diplomifici: da chi potranno essere soppressi? SOLTANTO DA COLORO CHE, PUR AVENDO ACCETTATO LA PARITA', EMANANDO PRECISE REGOLE DA RISPETTARE,NON GLI SI E' DATO IL TEMPO, CON L' AIUTO DI TUTTI, DI CONTINUARE A TAGLIARE ED A GOVERNARE.

 Roberto Cammarata    - 14-07-2003
C'è poi il problema parallelo dei "buoni scuola" e dei finanziamenti pubblici per la frequenza di scuole private: sappiamo tutti che ne può beneficiare anche chi frequenta un diplomificio paritario, oltre ad alunni di istituzioni scolastiche private "storiche", magari gestite da religiosi.
Sarebbero questi i benefici delle privatizzazioni?

 Teo Orlando    - 14-07-2003
Sempre per Ilaria Ricciotti:
mi dispiace, ma temo che tu abbia una visione mitologica di quello che ha fatto la sinistra quando ha governato in materia di scuola, e in particolare dell'operato di Berlinguer e di De Mauro (quest'ultimo è sicuramente ben superiore come linguista di quanto sia stato come ministro: vedi l'articolo su "la Repubblica" di oggi, intitolato "Se la lingua ci fa male", di notevole lucidità: peccato che a tale visione non sia corrisposta un'adeguata prassi di governo, probabilmente a causa dei condizionamenti indotti dalla burocrazia e dal sindacato, molto più che durante i quattro anni di ministero Berlinguer ). A me risulta comunque che né l'uno, né l'altro abbiano fatto chiudere alcun diplomificio (se così non fosse, citami i dati precisi in tuo possesso).
È comunque innegabile che l'aziendalizzazione della scuola sia stata promossa dalla Sinistra (dai presidi manager al contratto d'istituto, ai vari POF e alla varia retorica dell'autonomia). In realtà, la differenza tra la destra e la sinistra in Italia, almeno per quanto attiene ai problemi scolastici, è inessenziale, se si prescinde dalle fumisterie ideologiche. Se, al di là della maggiore attenzione per la scuola non statale, sei in grado di indicarmi altre differenze reali, complimenti. Da D'Onofrio a Lombardi, da Berlinguer alla Brichetto Moratti, vedo piuttosto una linea di continuità.
Se non sei convinta, invito te e tutti gli altri che sono pronti a rivendicare una specie di dogmatismo di sinistra, a leggere tutti o almeno alcuni dei libri che indico in calce, e poi ne riparliamo. Attenzione, alcuni a cui ho rivolto lo stesso invito mi hanno guardato facendo spallucce, e rifiutandosi di leggere alcunché, più o meno con lo stesso atteggiamento dei peripatetici di galileiana memoria (Cesare Cremonini?) che rifiutavano di guardare nel cannocchiale. O hanno fatto come un sindacalista CGIL, attualmente responsabile del Dipartimento Formazione dei DS, che in un dibattito a una Festa dell'Unità ha bollato gli autori di questi libri come meri nostalgici del vecchio liceo classico gentiliano, mostrando così un'incomprensione profonda di molte tesi che in quei volumi venivano sostenute.

  • Massimo Bontempelli: L'agonia della scuola italiana, Pistoia, CRT, 2000.
  • ID.: Un nuovo asse culturale per la scuola italiana, Pistoia, CRT, 2001.
  • Maurizio Ferraris: Una ikea di università, Milano, Cortina, 2001.
  • Giulio Ferroni: La scuola sospesa. Istruzione, cultura e illusioni della riforma, Torino, Einaudi, 1997.
  • Antonio La Penna: Sulla scuola, Roma-Bari, Laterza, 1999.
  • Fabio Minazzi: Socrate bevve la maieutica e morì. Quale futuro per la scuola italiana, Milano, Colonna, 1997.
  • Fabrizio Polacco: La cultura a picco. Il nuovo e l'antico nella scuola, Venezia, Marsilio, 1998.
  • Lucio Russo: Segmenti e bastoncini. Dove sta andando la scuola?, Milano, Feltrinelli, 1998 [2 a ediz. riveduta e ampliata 2000]. Forse di tutti il più emblematico e significativo. Cfr. anche la rivista da lui diretta "Punti critici".
  • Marco Santambrogio: Chi ha paura del numero chiuso?, Roma-Bari, Laterza, 1997.

 ilaria ricciotti    - 14-07-2003
Sempre per Teo Orlando:
mi consenta, egregio ricercatore se io non posseggo la stessa preparazione cultural-politica che dimostra di avere lei. Ma deve sapere che per 33 anni, all'età di 22 ho insegnato in alcune scuole medie non certo di grandi città, ma di alcuni paesini sardi e delle Marche, dopo essermi regolarmente laureata, non certo pagando la mia tesi di laurea, ma con il sacrificio economico sostenuto dai miei genitori ed anche da me.
Fatta questa premessa, concludo il discorso con lei perchè penso che, avendo idee diametralmente opposte non potremmo confrontarci, usando parole, parole, parole.Per quanto concerne il numero dei diplomifici chiusi durante il Ministero Berlinguer, lei dovrebbe essere informato più di me visto che fa il ricercatore! Chieda comunque alle sue fonti, più auterovoli di una nostalgica insegnante di periferia.

 Teo Orlando    - 15-07-2003
Replica finale ad Ilaria Ricciotti:
Gentile collega,
innanzitutto non sono un ricercatore, ma un semplice insegnante come lei. Il fatto che firmandomi abbia specificato di essere dottore di ricerca non vuol dire nulla di più di chi si firma come dottore da laureato: semplicemente, ho seguito una prassi invalsa nei paesi anglosassoni, dove il titolo di PhD viene di solito dichiarato.
Quanto alla sua risposta, non posso che prenderne atto e rispettare la sua carriera lunga e piena di sacrifici. Tuttavia, mi consenta, la sua sembra la risposta di chi è privo di argomenti e si appella ad elementi che c'entrano ben poco con quanto io ho argomentato. Non vedo peraltro perché il fatto di insegnare da 33 anni, avendo cominciato a 22 con una laurea non pagata (come se su questo forum scrivessero persone che l'hanno pagata!) dovrebbbe impedirle di documentarsi e leggere i libri che le ho consigliato. Spero che, se lei non vuole farlo e preferisce rimanere abbarbicata alle sue certezze, lo faccia qualcun altro e mi risponda con maggiore cognizione di causa.
Senza alcun risentimento, ma con l'invito a un confronto, anche se le mie idee le sembrano diametralmente opposte (ma non penso che lo siano).
Teo Orlando


 Un ragazzo    - 04-12-2007
Salve,sono uno studente di una scuola pubblica italiana.
I professori della mia classe non fanno altro che minacciare gli studenti o con la bocciatura o con la non ammissione agli esami... pensate che questo sia il modo per invogliare o far appassionare gli studenti alle loro materie?
Bè con me non ci sono riusciti...oramai vedo la scuola come un ostacolo e non come un posto per imparare e migliorarmi e i professori come nemici da temere che si pongono come obiettivo la bocciatura degli studenti...
Sinceramente preferisco vivere un anno tranquillo in un paritario dove probabilmente studierei con più serenità e interesse che vivere un anno di tristezza e paura in queste decadenti scuole pubbliche...