A cosa serve la scuola?
Pino Tizza - 07-07-2003
Siete d'accordo?

Caro Severgnini,

non posso che essere d'accordo con Maria Letizia Dorsi (28 giugno, "La scuola deve fare - e dare - cultura"). La scuola dell'obbligo deve mirare a formare un adulto che sappia (come diceva una mia insegnante alle medie) "leggere la terza pagina di un quotidiano". Insomma, si tratta di costruire la struttura culturale sulla quale si poggerà il sapere specifico dell'adulto, una volta che avrà scelto la propria strada. La terza pagina dei quotidiani (quella culturale, per i più giovani) è finita in posizione defilata da molti anni, ma il principio, secondo me, è ancora valido. Non capisco l'utilità di imparare tecniche di lavoro in giovane età. Ai tempi delle elementari, fine anni '60, volevo diventare un astronauta, alle medie un architetto, dopo le superiori ho imbroccato la porta del Politecnico col desiderio di diventare ingegnere, ma per fortuna ho mollato tutto e sono diventato un fotografo. Ciò che mi è servito, e ancora mi serve, nel mondo del lavoro, è la capacità di parlare un italiano decente (grazie alle tante letture) e una lingua straniera, conoscere la storia dell'arte e fare le proporzioni (sì, proprio a:b=c:d). Le capacità pratiche le ho apprese giocando coi coetanei e andando in vacanza in campeggio quando non avevo soldi. Non credo ci voglia la scuola per insegnare a un bambino a montare una tenda canadese e dormirci, a prendere a martellate un pezzo di legno, usare la videocamera e un computer. A proposito, il mio nipote più piccolo, 6 anni, se lasciato inavvertitamente solo, ha dato prova di saper usare tv e videoregistratore senza che nessuno si sia mai sognato di spiegarne il funzionamento. Ha semplicemente osservato gli adulti. Quello più grande (14) oltre a prendersi la mia moto e farsi un giro per il quartiere se dimentico le chiavi inserite nel cruscotto, è in grado di smontare e rimontare correttamente il proprio computer e relative periferiche (non credo facesse parte del programma di apprendimento scolastico). Con i bambini il problema non è insegnare loro attività pratiche, il problema è tenerli sotto controllo. Cari saluti,

Paolo Nobile
in Corsera

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 ilaria ricciotti    - 13-07-2003
Se il compito della scuola fosse quello espresso in alcuni punti di questo articolo, come ad esempio "...tenere sotto controllo i bambini...", penso che la sua funzione di "vigilantes" possa svolgerla chiunque. Non occorrono insegnanti per questo, basterebbero dei robot "intelligenti". Gli psicopedagogisti americani ci hanno provato, ma la cosa a quanto pare non ha funzionato.
Naturalmente c'è scuola e scuola. Quella che fino ad ora, pur tra mille difficoltà, si è tentato di rinnovare continuamente lo si è fatto in nome di quei bambini e preadolescenti che reclamavano innovazioni e soddisfazione dei loro bisogni. Ma ora c'è chi la vorrebbe demolire o comunque non vorrebbe dare ad essa il giusto peso che merita. A cosa serve la scuola? A crescere o a rimanere eterni bambini egocentrici. Ad imparare ad imparare o a rimanere dei vasi vuoti che altri riempiranno. Ad essere delle donne e degli uomini liberi o a rimanere dei "servi della gleba" di quei signorotti abituati a comandare, a pretendere, ad imporre la loro volontà e voluttà per soddisfare le loro voglie di potentati senza morale.
La scuola può quindi servire a raggiungere tante finalità, contrastanti tra loro. La scelta, dell'una o del- l'altra meta, dipenderà da chi ha il compito di indirizzarla per raggiungere lo scopo che si intende perseguire in una società configurata a divenire quello che vuole chi ne tira i suoi fili .