Attenzione al...decretino!
Fabrizio Dacrema - 05-07-2003
Ormai è certo, a settembre la controriforma Moratti non partirà.
Una pesante sconfitta per il Ministro. Il giorno stesso in cui la legge 53/03 è stata approvata aveva dato l’annuncio al mondo: la riforma partirà subito, già dal prossimo anno scolastico, dalla prima e seconda elementare. Invece, il decreto non è stato approvato,la stessa bozza che era circolata è rimasta tale.
Una confortante vittoria per tutte quelle scuole che hanno prima respinto il finto piano di aggiornamento che il Ministero ha tentato di spacciare per obbligatorio e poi hanno ingolfato i fax di Viale Trastevere e invaso i siti scuola con ordini del giorno contro i contenuti della bozza di decreto. Un risultato positivo per la CGIL Scuola che per prima ha denunciato i guasti della controriforma e per i sindacati confederali che con un documento unitario hanno detto al Ministro che la legge non poteva essere attuata da settembre perché le scuole non sono state consultate e non vogliono rinunciare agli aspetti qualitativi della riforma del ’90.
Ora però bisogna fare attenzione, sembra che qualcosa ancora si stia muovendo. A viale Trastevere hanno confezionato una norma amministrativa,confermando così definitivamente la rinuncia ad attuare le legge attraverso un decreto legislativo, che avrebbe lo scopo di far partire comunque qualche novità. Due, ad essere precisi.
La prima: verrebbe generalizzato l’insegnamento dell’inglese e dell’informatica in prima e seconda elementare. Fin qui tutto bene, già molto prima dell’approvazione della legge 53/03 le scuole hanno spontaneamente utilizzato tutti gli spazi e le sempre scarse risorse dell’autonomia scolastica per diffondere l’insegnamento della lingua straniera e dell’informatica anche nelle prime due classi elementari (per la lingua straniera si è arrivati ad una copertura del 30 – 40% a fronte del 90% del secondo ciclo). Poi è arrivato il Ministro Moratti che ha cominciato a tagliare gli organici e la situazione è peggiorata, meno inglese e meno informatica per tutti. Ora se il Ministro vuole cominciare a restituire quello che ha tolto va bene, se poi addirittura vuole dare di più di quello che già c’era diciamo evviva. Purtroppo qualche dubbio continua ad assillarci. Sembra che siano residuati 350 posti dopo la riapertura delle iscrizioni per l’anticipo, visto che oltre il 70% dei genitori ha respinto al mittente la possibilità offerta dalla legge 53/03. 350 posti sono veramente pochi, non bastano nemmeno e restituire quello che è stato tolto. Dove troverà le risorse il Ministro Moratti? La domanda è legittima, anche perché, nonostante Tremonti sia stato messo sotto tutela, non sembrano esserci risorse fresche per la scuola. Speriamo di essere smentiti, ma si dovrebbero evitare che le scuole ricevessero, oltre ai danni, anche le beffe. Nei vari modellini orari delle Raccomandazioni all’insegnamento dell’inglese vengono attribuite due ore settimanali al posto delle tre attuali e una per la prima classe. Attenzione, quindi, il trucco potrebbe essere questo, si riduce l’orario di insegnamento e si spalmano gli attuali specialisti e idonei su tutte le classi. Senza valutare, tra l’altro, gli effetti che ci sarebbero sugli insegnanti specialisti che passerebbero dalle attuali 6 -7 classi a 10 – 12, con conseguente frammentazione e dequalificazione degli interventi. Non è difficile prevedere che, in tal caso, il peggioramento delle condizioni professionali indurrebbe molti specialisti a fuggire da questo ruolo per trasferirsi su posto comune, provocando la conseguente riduzione della copertura dell’insegnamento. Meno inglese per tutti ? Sarebbe veramente paradossale.
La seconda novità è più ambigua e decisamente più pericolosa. Il Ministero propone alle scuole, dal prossimo anno scolastico e fino a quando non sarà approvato il decreto legislativo attuativo, di aderire a un progetto nazionale per introdurre “talune innovazioni”. Quali? I contenuti dei piani di studio delineati dalle Indicazioni Nazionali. Le scuole sarebbero libere di aderire o non aderire. Se aderiscono attivano questi piani di studio nell’ambito dell’autonomia didattica, organizzativa e di ricerca, senza modificare gli attuali assetti strutturali, gli orari di funzionamento, gli organici. Quest’ultima precisazione è decisamente rassicurante perché garantisce che la contitolarità e la collegialità del gruppo docente non possono essere toccate e che l’attuale tempo scuola, tempo pieno compreso, è confermato. Tutti i punti contestati della bozza di decreto legislativo cadono: il docente coordinatore-tutor, il monte ore annuale inferiore a quello attuale, l’eliminazione del tempo pieno. Cadono per ora, ma poi ? Non siamo di fronte ad una attuazione strisciante della controriforma, ad un tentativo di aggirare la protesta ? Sarà sufficientemente chiaro alle scuole, a fronte delle prevedibili e già tristemente note pressioni dell’amministrazione sui dirigenti scolastici, che sulla base della normativa vigente, anche se venisse emanato questo decreto ministeriale, non solo è sbagliato ma anche illegittimo introdurre quanto previsto dal capitolo “Vincoli e risorse” delle Indicazioni (docente coordinatore-tutor e prevalenza di 18-21 ore in una classe, riduzione del tempo scuola) oppure tornare a un tempo scuola solo antimeridiano, come era reso possibile dalla bozza di decreto ?
Ad essere espliciti il rischio è questo: la semplice adesione al progetto nazionale, sia pur limitato ai piani di studio delle Indicazioni, potrà essere utilizzata per una campagna propagandistica sulla disponibilità delle scuole ad accettare il nuovo modello di scuola elementare previsto dalla bozza di decreto, per ora bloccato. Purtroppo, questo film lo abbiamo già visto con la vicenda della sperimentazione delle 251 scuole (prima del voto dei collegi al Ministero si parlava di migliaia di adesioni spontanee): nessuna attenzione ai risultati e molta propaganda sul successo della sperimentazione quando ancora, di fatto, non era neanche partita. Sono anche probabili, perché anch’esse già viste con il piano “fantasma “ di aggiornamento, pressioni indebite sui collegi docenti perché si adeguino. Immaginiamo già le argomentazioni: la legge è approvata, il decreto sta per arrivare, conviene rassegnarsi e cominciare a fare quello che il Ministero ci chiede, non solo i nuovi piani di studio, ma anche il tutor e tutti gli altri aspetti compresi nel capitolo “Vincoli e risorse” delle Indicazioni. Il rischio è che si metta in moto un vero e proprio tentativo strisciante di far passare un modello di organizzazione didattica che le scuole, come dimostrano le prese di posizione di questi giorni, invece, respingono.
D’altra parte, se il problema è di validare i piani di studio contenuti nelle Indicazioni, perché non promuovere una consultazione degli insegnanti come si è sempre fatto in occasione dell’introduzione di nuovi curricoli ? Se ci fosse una volontà autentica di validare i nuovi piani di studio si proporrebbe un progetto nazionale monitorato con una durata precisa al termine della quale valutarne gli esiti. Invece, il progetto non ha durata definita; quando arriveranno i provvedimenti di “esecuzione della leggel progetto nazionale finirà automaticamente: più che una innovazione controllata o una sperimentazione, sembra una mera anticipazione, in attesa dei provvedimenti obbligatori, un avvio soft per ridurre al minimo il concentrarsi dei dissensi, temporeggiando quanto basta. Inoltre, perché proporre agli insegnanti, con un decreto ministeriale varato a fine luglio, di applicare in prima e seconda elementare piani di studio che non conoscono e che dovrebbero studiare mentre li attuano ? In tutta questa fretta e improvvisazione ancora una volta prevale un’esigenza di immagine, a discapito della necessità di ascoltare veramente le scuole e di metterle in condizione di attuare consapevolmente cambiamenti positivi, in continuità con le innovazioni e le buone pratiche che le scuole autonome stanno già realizzando. Innovazioni che vanno in direzione opposta a quanto previsto dalla bozza di decreto.
Occorre fare molta attenzione a questo “decretino” pieno di insidie. Il prossimo 24 luglio si pronuncerà il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione: è atteso un parere chiaro che dissipi il più possibile i dubbi e riduca, di conseguenza, i rischi. La parola poi passerà alle scuole che dovranno ribadire con chiarezza che non vogliono rinunciare agli aspetti di qualità e alle migliori esperienze dell’attuale scuola elementare. CGIL CISL UIL Scuola li hanno recentemente ricordati a governo e parlamento attraverso un documento unitario che citiamo:

”… Nel merito dell’avvio della L.53/03 per l’a.s. 2003/2004 le scriventi organizzazioni sindacali ritengono in primo luogo che alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria debbano essere fornite le opportunità per sviluppare nel nuovo quadro ordinamentale le caratteristiche e le esperienze più qualificanti maturate all’interno del proprio percorso

A questo proposito indicano alcuni punti da garantire tra gli standard di qualità della nuova scuola dell’infanzia e della scuola primaria:
  • Il tempo pieno nella scuola elementare come risposta educativa e formativa di qualità alle esigenze sociali espresse dall’utenza; questo modello didattico e organizzativo, così come era stato definito dalla legge 148/90, deve essere garantito e deve poter espandersi sulla base dei bisogni socio-culturali e della necessità di garantire il diritto allo studio.
  • La disponibilità di risorse professionali di supporto non deve minare contitolarità e corresponsabilità del team di insegnamento, che vanno confermate al centro dei modelli di organizzazione didattica al fine di garantire l’unitarietà dei percorsi educativi
  • Il tempo scuola obbligatorio della scuola elementare deve assicurare la realizzazione di percorsi didattici riferiti all’intero curricolo nazionale con metodologie adeguate all’età evolutiva degli alunni e in tempi distesi, che prevedano la distribuzione delle attività didattiche nella fascia oraria mattutina e in quella pomeridiana.
  • L’insegnamento per ambiti disciplinari, che ha favorito i questi anni la qualificazione della scuola primaria ed il suo apprezzamento a livello europeo, deve essere confermato e valorizzato da forme di organizzazione didattica che prevedano la flessibilità quale elemento caratterizzante.
    Infine le scriventi OO.SS. confermano che la sede contrattuale è l’unica preposta a definire tutti gli aspetti che hanno ricaduta sul rapporto di lavoro; è stata prevista a tale fine una apposita sequenza contrattuale nell’accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro siglato il 16 maggio 2003. “


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 ilaria ricciotti    - 06-07-2003
Se un accordo è stato firmato non si può far fessi le OO.SS e gli operatori scolastici, magari sfornando rapidamente un decretino! E' ora di finirla con questi cambiamenti e o retrocessioni firmati o eliminati! Viviamo nella totale confusione; non abbiamo certezze su cui poterci confrontare seriamente.
Comunque queste incongruenze è un pezzo che si erano capite!
Stiamo quindi attenti, come ci invita Fabrizio, perchè i giochi non sono ancora fatti e le cose potrebbero rapidamente cambiare, speriamo non in peggio .