Come smantellare la scuola pubblica
Docenti Iti G. Omar Novara - 25-06-2003
I docenti dell’ITI Giuseppe Omar di Novara si dichiarano molto preoccupati degli effetti che si produrranno a causa delle norme che obbligano a ricondurre tutte le cattedre a diciotto ore.
Si tratta di un’evidente forzatura, da parte del ministero dell’istruzione, operata con il solo intento di risparmiare sul bilancio dello Stato, a detrimento della qualità della scuola pubblica.
È impossibile che gli esperti del ministero non siano consapevoli dei danni che si produrranno nella combinazione fantasiosa di materie ed ore, attuata allo scopo di far raggiungere a tutti il numero di diciotto ore settimanali in aula.
Non è vero che gli insegnanti non vogliono cattedre di diciotto ore effettive. Già molti insegnanti lavorano su questo tipo di cattedre: chi insegna una materia strutturata in tre ore curricolari, con sei classi da seguire, ha davvero diciotto ore. Chi, invece, insegna una materia che prevede cinque ore settimanali per classe fino ad oggi ha avuto tre classi, cioè quindici ore settimanali, e per altre tre ore è rimasto a disposizione per supplenze brevi ed attività diverse.
I docenti dell’ITI Omar di Novara ritengono che l’artificiosa costruzione di cattedre tutte di diciotto ore, in contrasto con i tempi curricolari previsti, per le diverse materie, dagli attuali ordinamenti, provocherà sicuramente diversi problemi.

1. Alcuni colleghi precari, magari anche pluriabilitati, corrono il rischio di perdere il posto (la clausola di salvaguardia per il primo anno di applicazione della norma vale infatti solo per gli insegnanti a tempo indeterminato).
2. Non ci saranno più ore a disposizione per le supplenze brevi.
3. Non essendoci più ore a disposizione molti progetti di recupero potrebbero essere impossibili. E così pure la gestione della biblioteca d’istituto e di molti laboratori. Difficoltosa sarebbe pure l’attuazione di progetti speciali per gli alunni stranieri.
4. Per riuscire a raggiungere il numero di diciotto ore in aula saranno separati insegnamenti che tradizionalmente vengono impartiti dallo stesso docente: per esempio, pensando anche a scuole diverse dalla nostra, Italiano e Storia, Storia e Filosofia, Diritto ed Economia. Scomposizioni e ricomposizioni arbitrarie sono un danno sicuro per i processi di apprendimento.
5. I fantasiosi collage di materie e di ore distruggeranno quel po’ di continuità didattica che ancora si riusciva a garantire agli allievi. È evidente che ciò impedirà una programmazione d’ampio respiro: ogni insegnante sarà costretto alla considerazione di un solo anno scolastico per volta, non sapendo quali saranno le classi che di anno in anno gli verranno assegnate.
6. Dal precedente punto consegue la difficoltà, se non l’impossibilità, di effettuare le adozioni dei libri di testo.
7. La composizione dei consigli di classe diverrà di sicuro più problematica di quanto sia già adesso.
8. Se alle norme sulle diciotto ore aggiungiamo la diminuzione degli insegnanti di sostegno per gli alunni diversamente abili e l’aumento del numero degli alunni per classe, il quadro si dipinge di tinte ancora più fosche.
9. Pensiamo inoltre ai problemi che sorgeranno in seguito alla cosiddetta riforma scolastica, per esempio riguardo agli insegnamenti tecnico-pratici e ad altre professionalità presenti nella scuola.

In conclusione, gli insegnanti dell’ITI Omar di Novara chiedono che le norme sulle diciotto ore e tutte le iniziative di taglio degli organici vengano riviste, tenendo conto della qualità della scuola pubblica e non solo delle riduzioni di spesa.
In assenza di una risposta positiva da parte delle autorità competenti, si riservano, a partire dal prossimo anno scolastico di adottare diverse forme di lotta, agendo con iniziative unitarie, a prescindere da appartenenze politiche e sindacali.

La difesa della scuola pubblica è interesse di tutti.
La difesa della scuola pubblica e la sua qualità sono il nostro obiettivo.


Gli insegnanti dell’ITI Omar di Novara,
lunedì 19 maggio 2003.


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 ilaria ricciotti    - 29-06-2003
Tu togli, noi vogliamo...
dovrebbe essere
il nostro motto quotidiano.
Dovremmo far sentire le nostre ragioni,
a chi, ogni giorno gonfiano soltanto palloni.