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Un patrimonio da non perdere
Francesco De Napoli - 20-06-2003
Una accurata panoramica sul degradato humus delle “istituzioni culturali” nel nostro Paese è compiuta, in questo pamphlet, da Francesco De Napoli, il quale, con estrema dovizia di particolari, osserva, riflette e lancia proposte per medicare e – si spera - guarire quell’ammalato cronico costituito innanzitutto dalle biblioteche pubbliche, per passare poi agli archivi storici, ai musei, ai centri e istituti di ricerca. All’autore di questo “Per una cultura del libro” preme sottolineare il fondamentale compito svolto dal mondo dei libri e dell’editoria per la crescita della società civile, in una realtà svilita e annichilita da falsi idoli mediatici. Scrive De Napoli:
“Uno strisciante dibattito riesce ad affacciarsi timidamente, di tanto in tanto, sulle terze pagine dei giornali, impegnando, ahimé, un ristrettissimo numero di “addetti ai lavori”, giacché il grosso pubblico ne rimane - come sempre - assolutamente indifferente ed estraneo. Il tema del contendere investe i molteplici aspetti delle problematiche culturali, tutti strettamente collegati fra loro. Si tende tuttavia a sorvolare su quella che è l’effettiva organizzazione della cultura nel nostro Paese, ovvero sulla sua - vera o presunta - funzionalità di fatto: biblioteche scolastiche, comunali e universitarie; istituti e associazioni culturali pubbliche e private; soprintendenze ai beni librari, ambientali, archeologici e architettonici; archivi, musei e teatri; ecc.”.
De Napoli sviluppa quindi le sue acute osservazioni sulle carenze e sulle manchevolezze delle strutture culturali in senso stretto, innanzitutto sulla indifferenza di ampi strati popolari di fronte al valore e al significato del patrimonio librario:
“Qualcuno ha scritto che in Italia possedere una biblioteca privata, per quanto minima, è un lusso. E’ vero: in quante abitazioni esistono gli spazi sufficienti da destinare, non dico a biblioteca, ma a semplice libreria? Quanti studenti, una volta concluso un ciclo di studi, vendono i vecchi libri anche per far posto ai testi dei corsi successivi?”
Un pamphlet colmo di dolenti riflessioni, che insegnano a rispettare e ad amare il valore del libro:
“Non si può parlare del libro come di un semplice strumento di lavoro, da paragonare ad un’agenda, ad un compasso o ad una calcolatrice che, una volta usati, si mettono da parte. E’ molto di più: esso racchiude un’anima, quella di chi l’ha scritto, ma anche di chi lo legge. Quando avviene l’incontro fra autore e lettore, allora il libro vive una prodigiosa vita propria. Il possesso di un libro è una conquista di libertà. Rispettare e ammirare chi possiede un libro significa riconoscere i più elevati ed inviolabili diritti della personalità. Anche un pessimo libro, quello che si direbbe un libro-spazzatura, paradossalmente si propone di trasmettere qualcosa, di aprire un dialogo, e pertanto ha qualcosa da insegnare: la tolleranza.”
G. B.


Francesco De Napoli, “Per una cultura del libro”, Venafro, Editrice EVA, 2003, pag. 52, € 4,13.

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 Anna Melli    - 08-10-2003
E' un libro di grande valore ed interesse questo di Francesco De Napoli, perchè apre un dibattito spinoso su una questione volutamente messa da parte, nascosta agli occhi dell'opinione pubblica, qual è quella delle strutture culturali nel nostro Paese.
Ed è anche un problema di ricerca delle responsabilità, visto che mancano le necessarie competenze culturali. Il cittadino medio disprezza il mondo dei libri e della cultura, tutto è inteso in una visione utilitaristica della conoscenza, la scuola e il sapere servono solo per raggiungere il profitto e il benessere materiale, non per amore della cultura.
In una situazione del genere, studiosi come Francesco De Napoli rappresentano davvero il massimo che si potrebbe chiedere alla società, e ricerche come questa andrebbero analizzate a fondo e studiate nelle scuole.