Come la Bocassini
Giuseppe Aragno - 21-06-2003
Il regime, che solo pochi anni fa la sinistra di governo negava si stesse costruendo, fa sempre più paura alla sinistra di opposizione.
Ma la sinistra che è all’opposizione è quella che prima era “sinistra di governo”, osserverà qualcuno.
No. Di governo o di opposizione, questa non è più sinistra. E tanto vale prenderne atto, perché, se dice di esserlo mente a se stessa. E se mente a se stessa non è e non sarà mai alternativa alla destra: le farà tutt’al più da complemento. A noi basta che sia forza democratica.
Il regime non c’è perché esiste una opposizione. Esiste, e se la smetterà di somigliare sempre più ad un non senso, è una opposizione che può diventare maggioranza.
Il regime non c’è, perché nessun regime consente l’esistenza d’una opposizione. Smettiamola, per favore, di cantare i de profundis. La scuola è morta! La partita è persa! Io al posto di Ciampi farei così, ma non sono Ciampi… E così tutti i giorni, coi lamenti della prefica.
Tutti i giorni, giorno dopo giorno.
Questo Paese ha un tessuto democratico fortissimo e a destra non trovi un Mussolini nemmeno a cercarlo col lanternino; il regime non c’è e se qualcuno lo volesse costruire non saprebbe da dove cominciare. Bossi, Fini, Berlusconi e Buttiglione messi insieme non fanno la controfigura d’un uomo forte. Il regime non nasce da funzionari ministeriali e tracce di temi della maturità ed a crearlo non basta un maggioranza risicata che approva leggi indecenti per evitare la galera al suo capo. Il regime, per fortuna, non lo fanno nemmeno gli allarmi eccessivi e le grida reiterate di “al lupo, al lupo” che una sinistra imbelle lancia di continuo, presa dallo sconforto per gli evidenti limiti dei suoi leader.
Il lodo Meccanico l’ha inventato il centro sinistra e, ciò ch’è più grave, passa, dopo lo spettacolo indecoroso del referendum, con l’astensione – ininfluente d’accordo, ma moralmente significativa, Dio sa quanto significativa – di socialisti e mastellisti.
Un po’ di decenza signori!
Questa destra va in cocci. Se l’opposizione si presenta al Paese compatta sui grandi temi e dà battaglia senza quartiere sino alle elezioni, facendo proposte alternative e non lamenti, questa destra va in cocci. Se il regime che non c’è non diventa l’alibi dell’opposizione che non c’è, questa destra muore d’inedia culturale e politica, sepolta dalle cannonate che Bossi non sta tirando agli immigrati, ma a se stesso ed ai suoi alleati.
E’ vero, non ci sono leader, e quelli che pretendono di esserlo sono delle mezze calzette. Lo sanno, lo sappiamo. Altro non passa per ora il convento e ce li teniamo. Ma smettiamola di prendercela con gli altri. Stimoliamo i nostri, facciamo sì che capiscano che non ci stiamo, che non intendiamo cadere senza batterci. Obblighiamoli a fare politica, e cominciamo noi, ognuno di noi, nei posti di lavoro: la democrazia è viva e vegeta e ci garantisce. Facciamo ognuno di noi il massimo che si può, poi lo vediamo il regime. Stracceranno la costituzione, cambieranno la scuola? Potranno farlo davvero senza il nostro consenso? Vedremo! Fassino e compagni sono avvisati: noi siamo tutti al nostro posto. Come la Bocassini.
Siamo tutti come lei: milioni di Bocassini, coerenti, dignitosi, fieri, innamorati della libertà e decisi a non perderla.
Se ne ricordino, all’opposizione, e facciano politica: per i regimi nel nostro Paese non c’è più né spazio né tempo. La storia dei regimi in Italia si è chiusa definitivamente il 25 aprile del 1945.
Lo sanno tutti.
Lo sanno benissimo.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Renza Bertuzzi    - 21-06-2003
Caro Aragno,
concordo con quasi tutto lo spirito del tuo intervento. Che sia necessario smetterla con le lementazioni, i toni apocalittici e, soprattutto, con l' attribuzione agli altri delle responsabilità di ciò che accade, è un principio sacrosanto. E anche un ' uscita dall' infanzia.
Tu dici : costruiamo la democrazia, giorno per giorno, nei nostri luoghi di esistenza. Verissimo : la democrazia - come la morale - non si predica, ma si pratica.
Qui cade il mio dubbio. Non vedo democrazia praticata, anzi vedo sempre più, in situazioni diverse, esempi di piccoli capotaggi tirannici, Nelle scuole ( e non solo da parte dei dirigenti ) , i principi di democrazia, che significano : rispetto delle regole, degli altri, attenzione ai principi , mi appaiono lontani nel tempo.
A me pare di vedere molto berlusconismo in giro ( e principalmente tra chi dichiara di aborrire il personaggio) . Gli stili di vita, di gestione dei piccoli e dei grandi poteri sono- ahimé- assai simili a ciò che si depreca.
Insomma, le Bocassini scarseggiano, perché forse il lodo Maccanico, prima che in Parlamento, aveva già attecchito nel sentire civile.
Renza Bertuzzi

 Anna Pizzuti    - 21-06-2003
C'è questo di strano nella storia: bisogna conoscerla perchè gli errori tragici non si ripetano più, ma ciascuna epoca ha poi i suoi errori specifici, ad essa connaturati. Per cui certamente si sbaglia se si scambia il verde delle camice leghiste con il nero di quelle della milizia fascista, o se si sovrappone l'immagine del signor B. che incide videocassette dal suo studio bianco-laccato con l'immagine del signor M che arringa da palazzo Venezia.
Però quel verde e quel bianco fanno ugualmente paura. O fanno una paura nuova.
Come fa paura una modalità nuova di consenso: che non è fatta di folle plaudenti, è fatta di silenzio.
Di riduzione alla normalità di ciò che normale non è. Perchè scoprirla, questa anormalità, nonostante che a molti risulti evidente, costa fatica. La fatica dell'analisi. La fatica di ascoltare non una frase sola, liquidatoria, ma un ragionamento, composto di argomentazioni. Una fatica che sempre meno si è disposti a fare. Dalla quale ci invitano a rifuggire proprio i potenti mezzi che sappiamo a chi appartengono.
La soglia della tolleranza sempre più alta, no, meglio, sempre più evanescente.
Se un regime c'è, secondo me, è quello della semplificazione: ed è questo che uccide la coscienza. Una forma corretta, una sostanza etica immorale.
Sto parlando della vicenda dell'immunità per le alte cariche, ma il meccanismo è lo stesso, per tutto. Anche per la scuola.
Ho pensato spesso ai giudici di Milano, alla Boccassini (posso essere fiera del fatto che è donna?): ho cercato di immaginare come abbiano vissuto, da persone, queste vicende. Il loro rimanere se stessi. Non per sfida personale o ragione politica, come hanno tentato di far credere; ma per quello che tu dici, perchè semplicemente facevano e fanno il loro dovere.
Eppure quello che mi tormenta è che questo fare il proprio dovere, svolgere il proprio compito, ti porta a sentirti come scollato da ciò che ti circonda. Senti che la tua voce non arriva, non dico dentro gli altri, ma nemmeno nei loro dintorni. Come se le parole svaporassero non appena pronunciate.
E questa accusa che ritorna, di rincorrere la destra e di esserle quasi funzionali. La sento su di me in particolare, pensando a questi due anni di contrapposizione alla riforma della scuola. Al senso di inanità che mi hanno lasciato, non per la sconfitta politica (quella magari nemmeno ci sarà, e non per meriti dell'opposizione, ma per gli impicci interni alla maggioranza) ma per l'essere rimasta, l'indignazone, solo di pochi. Quel po' di politica che conosco mi insegna che quando questo accade, bisogna assumersene la responsabilità. Perchè la vera politica è quella capace di altrove.
Ma accidenti quanto è difficile oggi.

 ilaria ricciotti    - 22-06-2003
Letto l'articolo, letti i commenti, mi sento disarmata da ciò che si sostiene; mi sento forte da ciò che si dichiara. Non riesco ad esprimere al meglio le mie riflessioni, le mie emozioni, perchè vivo un notevole malessere interiore per certe scelte politiche, per certe scelte culturali e sociali ( vedi scuola, disoccupati e soprattutti immigrati. Immigrati che tutti dovremmo avere sulla coscienza, soprattutto quando ci tufferemo nel profondo e limpido mare blu italiano). A tanto marasma fanno seguito tuttavia ancora molte certezze: la Donna, Pubblico Ministero ed i suoi Collaboratori, Bocassini è una di esse.
Certezze che sono innate e che nessuno potrà mai cancellare, neanche se in Italia ritornassero le pratiche dell'olio di ricino, del manganello, del confino, del carcere e dell'omicida senza volto. Queste storie di altri tempi,spero che tutti, maggioranza ed opposizione, si battano affinchè non facciano più parte del patrimonio storico italiano e che la Democrazia non venga cancellata, perchè magari ritenuta fuori moda. Essa esiste, e non vuole morire; vuole essere alimentata, crescere e poter infondere in tutti i cuori degli italiani quelle garanzie intrinseche che la caratterizzano.




 Ilaria Ricciotti    - 23-06-2003
Il popolo italiano

Il popolo italiano,
non sogna più..
ragiona e sceglie:
chi lo rispetta,
chi gli permettere di vivere,
chi gli tende la mano.

Il popolo italiano,
sta crescendo...
valuta,
giudica,
sceglie
l'uomo umile
l'uomo onesto,
non il portento.

Il popolo italiano,
non si lascia più abbindolare...
da chi blatera,
ma,
in fondo in fondo,
non ha voglia di fare.

Il popolo italiano,
è passionale,
per questo non accetta
chi ha voglia
di farlo indietreggiare,
ed anche catapultare.

Il popolo italiano,
fa fessi tutti quanti...
e quando è il momento
sceglie chi ha le mani incallite...
e non colui che va in giro con ori e guanti.

Il popolo italiano,
vuole essere ascoltato e capito...
e non arruolato dal grosso indice di un dito.

I tempi dell'ignoranza stanno per terminare...
il popolo italiano,
non vuole solo votare,
ma,
vuole anche contare.

Il popolo italiano,
vuole essere protagonista,
e garantista dei suoi bisogni...
per questo
parla...
scrive...
e ama fare anche i girotondi.




 Vittorio Delmoro    - 23-06-2003
Se ho dato la sensazione di un lamento (se fossi Ciampi...), mi smentisco subito : d'accordo con te Giuseppe!