Sperimentazione mini e maxi
Dedalus - 20-06-2003
Dopo i continui rinvii nell'approvazione del decreto attuativo della legge di riforma nella scuola primaria, sta prendendo sempre più corpo l'ipotesi che a settembre il MIUR intraprenderebbe la strada di una sperimentazione "allargata". Converrebbe allora, e sarebbe "politicamente corretto", prima di passare alla maxi sperimentazione, sapere qualcosa della mini sperimentazione, vale a dire della sperimentazione condotta quest'anno scolastico in un numero limitato di scuole (a Milano due statali, Arese e via Giusti e alcune paritarie). Perché il dato di fatto è questo: nelle scuole e fra gli operatori scolastici dei contenuti e dei risultati della sperimentazione attuata non si sa pressoché nulla.
C'è allora un primo problema di "metodo": com'è noto "sperimentare", secondo il pensiero scientifico e filosofico degli ultimi secoli, vuol dire assumere delle ipotesi di lavoro, metterle in pratica, verificare i risultati, diffonderli e, se questi sono positivi, estenderli e generalizzarli, come "riproduzione allargata" della sperimentazione stessa.
Nelle scuole, ripetiamo, dei risultati e delle modalità della sperimentazione condotta non si sa quasi niente (con l'eccezione, che conferma la regola, di quei pochi Collegi che hanno invitato - di propria iniziativa - docenti o dirigenti delle scuole sperimentali a riferirne).
Ci sembra doveroso allora rivolgere a coloro che la sperimentazione l'hanno "assistita" (Direttore Regionale, Ispettori tecnici, Ispettore Modini quale coordinatore della formazione) e ai "soggetti" della stessa alcune domande su dieci punti, essenziali:
1) Come è stato condotto il "monitoraggio" della sperimentazione? Con quali strumenti e modalità? (com'è risaputo, nei questionari di indagine, le "risposte" dipendono spesso da come vengono formulate le "domande"…)
2) Quali sono stati i punti centrali dell'"innovazione didattica"? Che cosa, in sostanza, è stato fatto di "diverso", cosa è stato modificato sul piano dei contenuti (rispetto ai Programmi del 1985) e dell'organizzazione didattica (L.148/1990)?
3) Informatica e insegnamento dell'inglese dalla classe prima. Sono state attuate nuove forme e modalità di insegnamento? Quali risorse, professionali e finanziarie, sono state utilizzate?
4) Tutor: unico o plurale? Si è messa in atto la figura del docente tutor come così prevista dai vari documenti Bertagna? Oppure le "funzioni" tutoriali, di accoglienza e guida, sono state svolte da più docenti, da tutto il team? E nel caso specifico degli alunni stranieri chi ha svolto funzioni di accoglienza e integrazione? E i laboratori? quale è stata l'organizzazione dei laboratori didattici?
5) Il portfolio e i piani personalizzati. Sono stati messi in pratica? Come?
6) L'anticipo. Quanti sono stati gli alunni di cinque anni e mezzo accolti? Quali strategie di inserimento sono state adottate? Quali dinamiche particolari si sono verificate all’interno delle classi?
7) Indicazioni, Raccomandazioni e programmi vari elaborati dal gruppo di lavoro Bertagna. Sono stati assunti come riferimento per la progettazione delle attività? La suddivisione per ambiti disciplinari (L.148/90) è stata accantonata o “superata”? In che modo?
8) Organico docenti. Con quale organico è stata condotta la sperimentazione (posti classe, organico funzionale, risorse aggiuntive)?
9) Tempo scuola. E' stato attuato il tempo scuola "ridotto" previsto dallo schema di decreto legislativo (27 ore, elevabili a 30) o si è proseguito con l'orario del tempo pieno e dei moduli?
10) Infine: quale coerenza e/o corrispondenza si è registrata tra le "variabili innovative" (per usare le parole dell'Isp. Modini) attuate e i materiali predisposti dal MIUR per la sperimentazione (le varie ipotesi e bozze del gruppo Bertagna)?.

Se pervenissero (e fossero diffuse) risposte a queste domande sarebbe già un bel risultato… Le scuole ringraziano anticipatamente.


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