breve di cronaca
La linea del Piave
La Repubblica - 18-06-2003
Immigrazione
la Lega va all'attacco di Martino





Il ministro: "La Marina non sparerà sui clandestini".
Calderoli: "Lui e Pisanu sembrano medici che svengono se vedono sangue"
Castelli: "L'Italia rischia di diventare terra di nessuno: così tradiamo i 600 mila morti della prima guerra mondiale"





ROMA - Dopo le "cannonate" contro gli extracomunitari che sbarcano sulle nostre coste chieste da Bossi la Lega continua e acuisce il pressing sul governo a proposito di immigrazione e le divergenze con gli alleati crescono di ora in ora. Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu aveva avvertito: "Non sono un ministro di polizia" e, a poche ore di distanza, anche il suo collega della Difesa, stamattina, ha fatto sentire la sua voce. Altro che cannonate, "la Marina rispetta le leggi del mare", ha detto Martino. Dunque, aiutare chi è in difficoltà in primo luogo. "Pisanu e Martino sembrano quei medici che svengono alla vista del sangue", spara il vicepresidente leghista del Senato Roberto Calderoli. "L'Italia rischia di trasformarsi in una terra di nessuno, dove chiunque, in spregio a qualsiasi norma internazionale, qualsiasi diritto e qualsiasi legge può tranquillamente scorazzare", rincara il ministro della Giustizia Roberto Castelli. Un uno-due, quello partito dalle stanze di comando della Lega, che alza la temperatura nella Casa delle libertà.

Martino, rispondendo indirettamente alle richieste bellicose di Bossi, aveva spiegato: "La Marina Militare è una forza armata e non una forza di polizia: fa quello che è il suo compito da sempre, vale a dire il monitoraggio, l'avvistamento e l'ombreggiamento nelle acque internazionali. La guardia costiera si occupa delle coste e nel mezzo c'è la guardia di Finanza. Per questo la Marina non avrà compiti coercitivi". Niente cannoni dunque né abbordaggi, ma le norme che già esistono. Le norme internazionali, la legge del mare. Le uniche a "a cui la Marina deve sottostare come le Marine di tutto il mondo".

Vuole essere chiaro Martino. E a chi gli chiede se con il nuovo decreto di attuazione della legge Bossi-Fini la Marina militare avrà compiti coercitivi, risponde secco: "No". Quanto alle parole di Bossi, Martino le derubrica a "rumore politico".

Una linea dunque totalmente contraria a quella pretesa dalla Lega. E gli uomini del Senatur reagiscono con forza. Calderoli dileggia: "Il sentire, in materia di
immigrazione, il ministro dell'Interno dichiarare che non è un 'ministro di polizia' e quello della Difesa sostenere che la Marina militare non debba ricorrere all'uso della forza, mi fa venire in mente quelli che vorrebbero fare i medici ma svengono alla vista del sangue". Incapaci, insomma. "E' proprio vero - commenta Calderoli - quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare anche se, purtroppo, qui si rischia di giocare solo a battaglia navale. Neppure le cannonate simboliche sono riuscite a fare sentire la volontà di un popolo che ne ha piene le tasche di sbarchi e clandestini e che chiede a questo governo determinazione, concretezza e coraggio nel respingere l'invasione".

Il ministro Castelli, invece, curiosamente si rifà alla retorica nazionalista della prima guerra mondiale e accusa: "Tra il 1915 e il 1918 seicentomila italiani sono morti per difendere il suolo italiano. Allora combatterono contro un nemico agguerrito, potente e contro condizioni ambientali proibitive, specialmente in montagna. Avrebbero avuto mille motivi per rifiutarsi di combattere e tornare a casa loro, invece hanno preferito affrontare la morte per garantire ai loro figli e alla loro discendenza un futuro migliore, ma soprattutto un futuro fatto di libertà, di civiltà e di buon ordinamento sociale". Oggi invece, continua Castelli, "snervati dall'eccessivo benessere, dalla mancanza di ideali e dal pensiero unico del falso pietismo, noi non siamo neanche in grado di fermare non dico un nemico potente, ma un esercito formato da inermi, ma non per questo meno pericoloso". Così, avverte il ministro leghista, "rischiamo di trasformare il suolo della patria in terra di nessuno, dove chiunque, in spregio a qualsiasi norma internazionale, qualsiasi diritto e qualsiasi legge può tranquillamente scorazzare".

E a Martino risponde: "Così facendo e definendo questo problema come 'rumore politico' per sfuggire alle nostre responsabilità e dormire sonni tranquilli rischiamo di tradire il sacrificio dei nostri soldati, che in tal modo sarebbero morti invano. Da parte mia e nell'ambito delle mie competenze, mi adopererò affinché ciò non accada".

Nell'arena questa volta non scende Umberto Bossi. Il leader leghista si limita a chiedere le "riforme", a passare la palla a Berlusconi, "è lui il leader e lui deve decidere", e a ricordare agli alleati: "Io sono fermo come una roccia: le riforme vanno fatte e i clandestini vanno fermati, questi sono i patti elettorali". "La gente non vuole milioni di clandestini - spiega il ministro delle Riforme - basta andare in giro per strada a sentire che cosa ne pensano i cittadini. E' una cosa molto semplice, basta ascoltare".

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 Rolando A. Borzetti    - 18-06-2003
Dedicato a Bossi, ecco un riepilogo di fatti "da ascoltare" tra il 1997 e il 2002:

- 25 dicembre 1996 : la notte di Natale avviene l' incidente più grave, rimasto per lungo tempo nel mistero. Almeno 200 (ma forse più di 300) immigrati clandestini muoiono annegati nel tratto di mare tra Malta e la Sicilia, dopo lo scontro tra il cargo libanese 'Friendship' e la motonave Yohan.

- 28 marzo 1997: il giorno di venerdì santo, la nave albanese 'Kater I Rades' affonda dopo una collisione con la corvetta della Marina militare italiana 'Sibilla'. Sono tratte in salvo 34 persone e recuperati 4 cadaveri. Altri 52 corpi saranno estratti dopo il recupero del relitto nel mese di ottobre.- Pubblicità -

- 21 novembre 1997: canale d'Otranto, 16 clandestini albanesi partiti da Durazzo muoiono per lo scoppio del gommone.

- 9 febbraio 1998: Nel basso Adriatico affonda un gommone partito da Valona. Almeno cinque i morti.

- 25 ottobre 1998: al largo di Valona, davanti all'isola di Safeno, un gommone esplode nella collisione con un altro scafo che torna dall'Italia, sei i morti.

- 27 novembre 1998: un gommone affonda a largo di Brindisi dopo lo scontro con un altro scafo di contrabbandieri. Sette i morti.

- 27 maggio 1999: al largo di Otranto (Lecce) un gommone di scafisti entra in collisione con un natante della guardia di finanza. Cinque i clandestini morti, tra cui due bambini.

- 15-16 agosto 1999: secondo alcune notizie, al largo delle coste montenegrine sarebbe naufragata una 'carretta del mare' carica di famiglie Rom che tentavano di giungere in Italia. Oltre un centinaio i morti.

- 1 novembre 1999: un gommone si schianta sulle secche di Torre Cavallo (Brindisi), muoiono annegati i sei clandestini a bordo.

- 30-31 dicembre 1999: un gommone naufraga nel Canale d'Otranto causando 59 morti. La conferma avviene due settimane dopo. L'ipotesi del naufragio era stata avanzata dai parenti delle vittime che ne avevano denunciato la scomparsa.

- 4 maggio 2000 : a quattro chilometri dalla costa del Salento, un gommone carico di immigrati sperona un'imbarcazione della polizia. Muoiono due immigrati e i dispersi sono almeno dieci.

-10 giugno 2001: un gommone di clandestini albanesi affonda al largo di Trani (Bari). Alcuni raggiungono la riva a nuoto, altri sono salvati dai soccorritori. I cadaveri trovati sono cinque, ma ci sarebbero altri sette dispersi.

- 7 marzo 2002 : Nel Canale di Sicilia, a circa 65 miglia a Sud dell' isola di Lampedusa, naufraga un barcone di sette metri che trasportava decine di immigrati clandestini. Il bilancio è di 12 morti.

- 11 marzo 2002: Un gommone naufraga in acque internazionali, a 20 miglia al largo di Otranto (Lecce): sull' imbarcazione viaggiavano 28 clandestini, sei muoiono.

- 8 giugno 2002: Finisce nel sangue l' ennesimo viaggio dei disperati: a poche decine di metri della costa di Castro Marina, nel leccese, scafisti senza scrupoli scaraventano in acqua una quarantina di clandestini ed accoltellano quelli che oppongono resistenza. In mare sono recuperati quattro cadaveri. l barcone, lungo una decina di metri, si è rovesciato al largo di Capo Rossello, di fronte alla costa agrigentina

- 15 settembre 2002: PORTO EMPEDOCLE. Si è rovesciata in mare a poche miglia dalla costa sbalzando nelle acque nere il suo carico di uomimi, oltre un centinaio di immigrati clandestini, tutti liberiani. In molti non sono riusciti a raggiungere la riva, che non era molto distante. Fino ad ora i militari sono riusciti a recuperare quattordici cadaveri, tra cui anche quello una ragazzina di circa 15 anni. Due sono stati trovati all'interno dell'imbarcazione, uno scafo lungo più o meno una decina di metri, altri erano nelle immediate vicinanze. Trovati ed arrestati anche i due scafisti. Quattro motovedette della Capitaneria e una della Guardia di finanza di Porto Empedocle si sono subito messe in moto riuscendo così a recuperare in mare alcune decine di naufraghi. Altri immigrati erano invece riusciti a raggiungere da soli la scogliera. Sono riusciti a salvarsi in 92. Almeno, tante sono le persone trovate dalle forze del'ordine, ma altre potrebbero essere fuggite. La zona continua intanto a essere perlustrata dalle motovedette mentre gli uomini della capitaneria stanno vagliando le dichiarazioni dei superstiti. Sul barcone, secondo i racconti dei sopravvissuti, viaggiavano anche alcuni bambini.

- 1 dicembre 2002: Due naufragi di immigrati nel Mediterraneo. Cinquantuno morti in tutto, 56 i dispersi. La prima delle tragedia, al largo della Libia. Un peschereccio con a bordo 120 clandestini africani è naufragato, ieri sera, a causa del maltempo. I morti al momento sono 12, i dispersi 56, e l'alto numero dei corpi non ancora ritrovati fa supporre che il bilancio delle vittime sia destinato a salire. Il secondo naufragio sulle coste di Amgriwe (40 chilometri a nord di El Ayun, il capoluogo del Sahara occidentale) dove i corpi di 32 clandestini sub-sahariani sono stati ripescati oggi dalle autorità marocchine. Non si conoscono nè le cause della tragedia nè la nazionalità delle persone annegate, i cui corpi sono stati trasferiti all'obitorio di El Ayun.
Secondo le fonti, 807 migranti clandestini sub-sahariani sono stati arrestati negli ultimi 11 mesi nella regione. Tutti sono stati rimpatriati nel loro paese di origine. Migranti marocchini e sub-sahariani tentano regolarmente di raggiungere l'arcipelago spagnolo delle Canarie dalle coste sahariane, spesso a bordo di imbarcazioni di fortuna.