Tempo Pieno e apprendisti stregoni
Dedalus - 17-06-2003
Non possiamo non tornare su una questione che è al centro dei dibattiti sulla riforma avviati in questi mesi nelle scuole, nei Collegi docenti e nelle assemblee dei genitori. La vexata quaestio è il problema del Tempo Pieno (40 ore settimanali, comprensive della mensa, e due insegnanti per classe), un modello diffuso, radicato nel tessuto sociale e culturale, soprattutto nei grandi centri urbani.
Che la questione a Milano sia particolarmente rilevante sono i numeri stessi ad indicarlo: le classi a Tempo Pieno, secondo i dati più recenti forniti dal CSA, sono l'86% delle sezioni di scuola elementare della provincia. In questo contesto è evidente che lo schema di decreto attuativo della Legge di riforma n.53/2003 in circolazione, prospettando un tempo scuola ridotto (27 ore, 30 al massimo) e abrogando esplicitamente l'art.130 del T.U. 297/1994, non poteva non sollevare preoccupazioni e dissensi. Crescono infatti e si diffondono, in città e in provincia, le mobilitazioni di docenti e genitori a difesa dell'assetto organizzativo del tempo pieno.
Nella previsione che per il prossimo anno scolastico nella scuola milanese non dovrebbe cambiare nulla, essendo stato già autorizzato l'organico docenti che consente il funzionamento delle classi a tempo pieno o modulo come negli anni passati, gli interrogativi si spostano sulla "prospettiva". Cosa succederà negli anni successivi, una volta approvato il decreto legislativo e con la riforma a regime? Perché questo è il punto.

Occorre ricordare che proprio su questo punto già agli inizi di maggio vi è stata una forte presa di posizione dell’ANCI, con una lettera al Ministro, a tutt'oggi senza risposta: “Ancora una volta si sottovaluta la questione del tempo pieno – afferma l’ANCI – che ha valenza sia educativa che sociale”. E ancora: "nella scuola primaria se il tempo scolastico in senso stretto, escluso l’orario della mensa, è al massimo di 30 ore settimanali si danno due soluzioni: o il “tempo mensa” è compreso nell’orario di servizio dei docenti oppure si apre una questione molto grave in ordine alle competenze dei Comuni (…) L’Anci chiede che la questione sia chiarita una volta per tutte e che i documenti non si prestino ad equivoci in materia. La posizione dell’Anci è chiara da sempre: l’orario scolastico deve poter offrire un orario minimo ed uno massimo alla scelta delle famiglie e delle scuole autonome che comprenda il servizio mensa, se si vuole che il Comune garantisca i servizi fino ad ora previsti."

Alcuni dirigenti scolastici milanesi, in un testo pubblicato recentemente su ScuolaOggi, hanno riproposto all'on. Valentina Aprea, Sottosegretaria del MIUR, una domanda semplice e diretta: chi gestirà, eventualmente, il "tempo mensa" se questo viene escluso dall'orario scolastico (come prevede l'art.7, comma 3, dello schema di decreto)? Cosa ne sarà quindi del Tempo Pieno? Anche qui nessuna risposta. Eppure la domanda era chiara, essenziale….
Ha replicato invece l'on. Mauro, responsabile scuola di Forza Italia, che sempre su quelle pagine si è premurato di dire che nelle Ipotesi di modelli organizzativi (uno dei vari documenti del gruppo di lavoro Bertagna) è previsto un modello a 40 ore. Certamente. Peccato però che anche in quello schema, come in quelli precedenti, non sia chiaro chi ricopre la fascia del tempo mensa (in tutte le altre fasce orarie è indicata, con lettera alfabetica, la presenza di un docente, tutor o di laboratorio, in quella 12,30-14,30 non c'è nessuna lettera…). Più evasivi di così….

Perché allora questa reticenza, questo strano silenzio da parte del Ministro e del suo staff? Possibile che non si sia in grado di dare una risposta precisa a questo problema che riguarda migliaia di genitori e docenti?
E ancora: perché, si chiedono in molti, modificare un sistema educativo che in generale ha dimostrato di funzionare, senza peraltro andare nella direzione di un riassetto complessivo della scuola di base (com'era nella legge di riordino dei cicli n.30/2000, annullata) ma lasciando poi di fatto scuola primaria (elementare) e secondaria di primo grado (media) distinte e separate? Non conviene allora lasciarle come sono, nei loro attuali assetti organizzativi, senza discutibili riduzioni del tempo scuola? Consisterebbe dunque in un tempo scuola più leggero la "grande riforma" ?

E' vero che si prospetta a questo punto un "anno di transizione" (se il decreto verrà approvato, per il prossimo anno, con gli organici attuali confermati non dovrebbero esservi grandi sconvolgimenti e se non verrà approvato si allungheranno comunque i tempi per una ulteriore riflessione…), ma quando si mette mano ad una "riforma della scuola" si devono pur prevedere con chiarezza tutte le implicazioni, o almeno quelle più rilevanti sul piano sociale…
Altrimenti operatori della scuola e cittadini sono legittimati a pensare che l'entourage del MIUR sia composto da persone incompetenti e/o da apprendisti stregoni. Qualcuno, nell'ambito della stessa maggioranza, già lo sostiene apertamente. Difficile dargli torto.


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