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Contro il disagio giovanile
La Repubblica - 14-06-2003
Roma, da un convegno di psicologia della Sapienza un percorso per prevenire i comportamenti antisociali

da la Repubblica di venerdì 13 giugno



ROMA - Bambini iperattivi, senza freni, pronti a prendere a pugni il compagno senza pensare alle conseguenze delle sue azioni: "troppo vivaci" decretavano le nonne senza badarci poi troppo mollando qualche ben assestato scapaccione. O al contrario piccoli musoni, chiusi in se stessi, tendenti alla depressione, insicuri. "Carattere chiuso" la sentenza delle solite nonne. Oggi invece quegli atteggiamenti creano allarme in genitori stressati e pieni di sensi di colpa e gli esperti spiegano che le nonne sbagliavano.

Nell'uno come nell'altro caso non si tratta di ineluttabili destini ma solo di bambini a cui non sono state insegnate le emozioni, a cui non è stato detto che, ad esempio la rabbia esiste ma può essere controllata, tenuta a freno così come la delusione o l'impulsività. Insegnare le emzioni per essere poi adulti felici, sicuri di se stessi e capaci di stare con gli altri e soprattutto per prevenire l'incancrenirsi di situazioni, una sorta di "prevenire è meglio che curare". Questo il messaggio che viene dal convegno internazionale "I percorsi degli affetti nell'arco della vita" organizzato dall'università di Roma "La Sapienza", dal centro universitario per la ricerca sulla genesi e sullo sviluppo delle motivazioni prosociali e antisociali e dalla Fondazione "Cristina Mazzotti".

La strada indicata dal convegno è quello dell'educazione emotiva come alternativo alle cure farmacologiche, si tratta, spiega Maria Gerbino del Centro interuniversitario, "di sviluppare le capacità di relazione prevenendo eventuali patologie" perché, come avverte il professor Kenneth Dodge della Duke University, già consulente della Casa Bianca su problemi dei disturbi comportamentali dei bambini (problematica diffusissima negli Stati Uniti) "il rifiuto cronico durante gli anni delle scuole elementari e i rapporti conflittuali contribuiscono ai successivi esiti antisociali". Attenzione, avverte il professore Dodge, bambini con comportamenti anomali possono diventare un problema sociale domani.

E, da buon americano, fornisce anche la ricetta per superare questo stato di cose: "Ristrutturare le classi in modo da ridurre il numero dei bambini rifiutati, dando un'organizzazione 'orizzontale' alle relazioni tra compagni e quindi migliorando il clima della classe. Insegnare ai bambini come regolare le proprie emozioni di fronte a stimoli minacciosi e come gestire le risposte del sistema nervoso, aiutandoli ad interpretare le intenzioni degli altri e ad anticipare le conseguenze dei propri comportamenti".

La scuola, dunque, e al solito, come interfaccia principe. Dalla scuola italiana agli psicologi arrivano segnalazioni sempre maggiori di problemi legati al comportamento e sulla scuola si deve puntare. "Non ci sono dati precisi - dice la dottoressa Gerbino - ma la sensazione è che i problemi comportamentali stanno aumentando. Sono gli insegnanti a segnalarci che sempre più bambini non sono abituati ad avere regole a casa". E allora, oltre ai rivalutati "no" dei genitori, servono anche delle maestre in grado di "educare alle emozioni". "Bisogna far entrare le emozioni - continua la Gerbino - nella cultura scolastica. Ad esempio nulla vieta di fare un dettato sulle emozioni, come la rabbia, per far capire ai piccoli che ci sono e cosa sono. Far parlare il bimbo delle sue sensazioni quando prende un brutto voto".

Ma "la regolazione degli affetti e delle emozioni", come le chiama il professor Gian Vittorio Caprara della Sapienza, non serve solo ai bambini. Al contrario "sono un aspetto fondamentale del buon funzionamento della personalità. Per questo viene sempre più richiamata l'attenzione sulla necessità di sviluppare e rafforzare la competenza emotiva di ciascuno, ovvero la necessità di una serie di capacità che comprendono quelle di riconoscere le emozioni, di modulare l'espressione delle proprie emozioni in accordo ai contesti sociali, di fronteggiare emozioni negative e stressanti". Insomma la conquista di una vita di benessere psicologico passa per la capacità di gestire le emozioni in ogni fase della vita.

ANDREA DI NICOLA
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 ilaria ricciotti    - 15-06-2003
Le regole devono:
*essere acquisite ed elaborate dagli educatori ( famiglia, scuola, società);
*trasmesse ai bambini, sin da piccoli, dalla famiglia e dalla scuola in sintonia;
*dire no a piccoli e giovani, quando è necessario, spiegando ed usando il loro linguaggio;
*non predicare dal pulpito, razzolando male.
Questo ultimo punto è il più importante: i bambini imitano ciò che vivono attorno a loro, ed allora se un genitore, un insegnante o la stessa società pretende da loro il rispetto di certe regole, quando queste istituzioni per prime, spesso propongono solo sregolatezze, è inutile fare convegni e blaterare in vano.
I bambini ed i giovani di oggi sono i frutti di quell'albero che esse hanno piantato, magari curandolo in maniera diversa e usando concimi a volte naturali, a volte nocivi.
Ed allora, una volta per tutte, smettiamola di nascondere la testa sotto la sabbia e di dare sempre la colpa alle nuove generazioni, o solo alla famiglia o solo alla scuola o solo alla società. Fino a che queste agenzie educative non si uniranno per raggiungere obiettivi comuni, esisteranno sempre più, purtroppo, bambini e giovani problematici.
E' ora per questo che cominciamo a dare l'esempio; è ora che facciamo vivere i nostri valori, che facciamo emergere da noi gli aspetti positivi e non ci lasciamo travolgere da ciò che questa società consumistica e priva di valori ci sta invitando a seguire, pena l'isolamento: ad essere il più danaroso, il più esteticamente curato, quello che ogni giorno acquisisce, tramite sporchi compromessi, sempre più potere.Gurdiamo e parliamo soprattutto di coloro che lottano per gli altri, anzichè soltanto di coloro che lottano per affermare se stessi; di coloro che hanno ancora una dignità che cercano di difendere a tutti i costi, in questa società, scusate il termine, un po' " caccosa", anzichè di coloro che in essa ci sguazzano ridendo di coloro che chiamano fessi e mangiando a "quattro ganasce", rubando quel pane bianco che altri hanno sfornato.