breve di cronaca
Esami, la maturità facile che piace al ministro
La Repubblica - 13-06-2003

Gentile dottor Augias, è alle porte il fatidico esame di Stato. Capita a molti insegnanti come me d'interrogarsi sul senso di ciò che fanno. Il governo attuale ha introdotto la commissione tutta interna, fatta eccezione per la figura di un presidente che, non godendo del dono dell'ubiquità, si barcamena come può tra molteplici commissioni.

Essere esaminati dai propri insegnanti è visto come garanzia di valutazione oggettiva da parte di alunni e genitori. Il provvedimento è in realtà dettato da criteri di risparmio e di "condiscendenza" verso le scuole private. Ammesso che l'oggettività sia perseguibile in un'istituzione come la scuola, che ha a che fare con processi di crescita non quantificabili come i profitti di un'azienda, già la riforma del ministro Berlinguer aveva tentato qualcosa di importante sostituendo il "giudizio" del vecchio esame di "maturità" con il "punteggio" del nuovo esame di "Stato". D'altra parte, cosa può aggiungere alla conoscenza che un insegnante si è fatto dei propri alunni, un'altra prova scritta, un altro colloquio?

Una delle università italiane più prestigiose, la Bocconi di Milano, ha deciso di chiamare in aprile gli studenti a test d'ammissione, rendendo così irrilevante il voto dell'esame di Stato.

Non vorrei che anche da provvedimenti graditi a tutti come questo della commissione interna, passasse l'ennesimo tentativo di svalutazione della scuola italiana da parte di un ministro che ha cancellato l'aggettivo "pubblica" dal nome del suo ministero.

Paola Bordoni



Non potendo abolire l'esame di Stato in quanto stabilito dall'articolo 33 della Costituzione, si è scelta la strada di svuotarlo lentamente dall'interno in modo da renderlo inoffensivo e soprattutto di facilitare le scuole disposte a chiudere un occhio sulla preparazione degli alunni in cambio di sostanziosi contributi. Si sono così blandite anche le preoccupazioni dei genitori nell'illusione di rendere a tutti la vita più facile. Illusioni appunto, demagogie, le stesse nelle quali erano già caduti altri governi in anni anche lontani; per esempio quando si liberalizzarono gli accessi per tutti a tutte le facoltà quale che fosse il tipo di scuola media di provenienza abbassando così di colpo il livello della formazione universitaria.

La verità è che una selezione prima o poi arriva ed è possibile che sia tanto più dura quanto più è stata rinviata. Sarà l'esame di ammissione alle facoltà più serie, sarà una selezione aziendale, sarà il concorso pubblico (non truccato), sarà la concorrenza nel posto di lavoro con i colleghi più preparati, ci penserà la vita insomma a dare una valutazione e in definitiva a scegliere. Questo per l'aspetto privato della questione.

Poi c'è l'aspetto collettivo che riguarda il Paese: una scuola priva di mezzi è destinata a diventare scadente, un ciclo di studi concluso da un esame sospetto di strizzare l'occhio è destinato a svalutarsi. Miseri accorgimenti che compromettono il livello generale della preparazione e pregiudicano il futuro. Ovviamente si salveranno come sempre i più fortunati, chi ha più denaro e chi ha più talento. Ma il sogno di una scuola come strumento forte e generale di elevazione per tutti, quello temo che per ora ce lo possiamo scordare.


CORRADO AUGIAS
discussione chiusa  condividi pdf

 Un commissario    - 26-06-2003
Gli esami non iniziano mai !
Quanta amarezza dietro le quinte di questi "esami" con presidenti che, per non avere fastidi, fanno pressioni sulle commissioni e rincorrono la maturità per tutti ...anche per gli studenti "fantasma" , assenti per tutto l'anno 2 giorni su 3, e per chi è "ammesso" all'esame con 3 o 4 di media.
In quindici giorni i 3 lieviteranno sino a 60 !!!!!!!
Viva l'Italia