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Giovanni Bollea si racconta
L'Unità - 10-06-2003
ROMA «L’altro giorno guardavo alcuni disegni dei miei bambini. Disegni di 10-15 anni fa. Parlavano di guerra e di pace. La pace -dicevano quei loro tratti colorati - la portano gli angeli. Ecco, quei bambini oggi li ritrovo nelle piazze, cresciuti e convinti».


Giovanni Bollea, l’innovatore della neuropsichiatria infantile in Italia, riceve domani la laurea honoris causa in Scienze dell’educazione dall’Università di Urbino.

Professore, a novant’anni si ritrova educatore?

L'ho scoperto davvero solo adesso, dopo una vita. Perché non basta la scienza quando si ha di fronte un bambino: bisogna conoscere anche il suo ambiente.

Quando lei ha iniziato i suoi studi di psicoterapia infantile l’Italia stava uscendo dalla guerra...

Ed era un’Italia piena di sciuscià e di prostituzione minorile. Un paese in cui i bombardamenti e lo scorazzare dei soldati avevano lasciato tracce pesantissime sui bambini. Ma era anche un momento in cui si viveva una irripetibile voglia di fare. E abbiamo così iniziato la nostra strada, legandoci alla scuola e alle strutture sanitarie e cominciando il percorso che ci ha portato ad oggi.

C’è differenza tra le incertezze di allora e quelle degli anni Duemila?

Esistono differenze, certo. Ma anche costanti. Sempre nei momenti di trasformazione sociale la scuola e la famiglia vedono rafforzata la propria importanza. Iniziamo dalla scuola: c’è bisogno di innovare profondamente. La riforma Moratti ha cercato di qualificare gli insegnati, ma deve insistere di più sul tasto dell’autonomia scolastica. Si potrebbero liberare delle energie fondamentali.

In che modo?

La scuola italiana è ottima dal punto di vista dell’insegnamento, ma è carente da quello della formazione. Bisogna cogliere l’occasione della liberalizzazione aprendo la scuola verso la società, attivare un canale che significhi scambio di esperienze con il mondo della musica, del teatro, del lavoro:magari con conferenze, lezioni magistrali su cui non c’è una valutazione propriamente scolastica. Finestre che e permettano ai ragazzi di guardare fuori e di prepararsi per quello che c’è fuori, di orientarsi. Se pensiamo che a 20 giorni dall’iscrizione all’università la gran parte degli studenti non è sicura della scelta della facoltà.

Così è tutta la società che si attiva attorno e insieme alla scuola...

Creando un meccanismo di responsabilizzazione e soprattutto di formazione di cittadinanza. I ragazzi diventano partecipi e più coscienti. E si realizzerebbe quella che chiamo “circolazione gratuita delle intelligenze.

E la famiglia?

Ha fatto molto, ma non può essere caricata di tutto il peso dell’educazione. Perché un figlio è innanzitutto un fatto sociale. Se ne deve rendere conto innanzitutto il Parlamento. I bambini rappresentano 1/4 della popolazione nazionale. E devono essere tutelati dal punto di vista legislativo, bisogna riconoscere loro dei diritti. Come quelli di essere educati per più tempo. Ecco perché il mondo del lavoro deve mostrare più sensibilità per gli spazi che soprattutto le madri devono dedicare ai loro figli».


Che ruolo hanno la televisione e internet nella formazione dei bambini?

Distinguerei. La tv è in teoria un mezzo formativo, tra i più potenti. Riesce a stimolare la creatività, ad innescare meccanismi di dialogo e di confronto. Ma quando parlo di questa televisione intendo una lv interamente pubblica, con chiaro orientamento sociale. La iv privata non dovrebbe nemmeno esserci, oppure sottostare rigidamente alle regole di quella di stato. Una iv che sia magari anche 50% di intrattenimento. Ma solo 50%. Una televisione che lo stato dovrebbe proteggere, perché dovrebbe voler proteggere i propri cittadini. Ovviamente parlo di qualcosa di totalmente diverso rispetto a quello che realmente vediamo tutti i giorni.

Il male di tutti i giorni è la tv commerciale?

Col commercio non si fa nè la cultura nè l’etica.

E internet?

E’ diverso, innanzitutto è diversa la sua fruizione. Direi che è totalmente passiva. Visualizza e virtualizza i problemi senza stimolare alcuna creatività. Poi si apre tutto il problema dell’uso incontrollato, come quello sessuale di internet....

Ma la virtualità è quasi una nuova dimensione. Forse la preferita dai giovani...

Le dico una cosa. L’altra sera al cinema ho visto Matrix. Beh, l’ho trovato assolutamente inutile. Non c’era storia, non c’era racconto, nè favola. Solo violenza. E soprattutto non era possibile distinguere il bene dal male. Ecco, credo questa sia la cosa più pericolosa.


Edoardo Novella
9 giugno 2003
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 mariarita    - 12-04-2004
è con gratitudine che "incontro" il prof. bollea. vorrei che internet offrisse maggiori possibilità di conoscerne il pensiero. sarebbe assai utile leggere "esempi" del suo metodo, risposte a quesiti relativi a casi di "problemi" infantili, specie, naturalmente, quelli concernenti i rapporti genitori bambini in età prescolare.
auguri al professore e grazie.