Il Duttopensiero
Elena Miglietta - 09-06-2003
Come sapete il 4 giugno si è svolto a Mlano il presidio di Retescuole davanti all’Ufficio Scolastico Regionale dalle 16 alle 19,30.
Alle 17 in punto come d’accordo siamo stati ricevuti dal Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, dott. Dutto, con il quale avevamo appuntamento.
Oltre alla sottoscritta erano presenti un’ins. madrelingua, un ins. precario della scuola media, Luciano Andreotti docente del Cremona e Marco Donati, presidente del Comitato genitori del Cremona.

Riassumo qui di seguito tutti i nostri interventi e poi tutte insieme le risposte di Dutto anche se la conversazione in realtà si è svolta con un botta e risposta continuo.
E’ molto lungo ma ho cercato di essere più precisa possibile.
Aspetto integrazioni dagli altri presenti dove mi sono dimenticata qualcosa.

Ho cominciato io parlando del disagio e della confusione che regnano nella scuola elementare e del lavoro che abbiamo fatto noi insegnanti di lettura e schematizzazione degli allegati pubblicati sul sito del Miur, ho approfondito tutto ciò che ne è emerso e che più ci preoccupa: i tagli, il ruolo del tutor, i suoi rapporti con la famiglia che sono di collaborazione forzata quasi fossero colleghi, il ruolo degli insegnanti “gregari” di laboratorio che vedono colleghi e genitori prendere decisioni sulla loro pelle e sugli alunni, la solitudine del maestro factotum che smetterà di lavorare in team, ecc.
Lui mi ha ascoltata con pazienza e interesse (ho il sospetto che questi discorsi se li sia sentiti fare migliaia di volte) e nel frattempo ha preso appunti.
Gli ho fatto anche presente che se a Milano dovessero toccare il Tempo Pieno tutti insorgerebbero perché sono tutti in subbuglio, insegnanti e genitori, inoltre il sito di Retescuole è molto vivace e molto letto e coordinamenti come il nostro ne sono sorti in tutta l’Italia ( ha annuito e ha detto di conoscerlo).
Andreotti e Donati hanno affrontato il problema delle 18 ore nelle scuole superiori visto dai due aspetti di ins. e genitore, Donati ha parlato dei genitori che non hanno ancora la percezione di dove vuole arrivare la riforma, Andreotti ha spiegato il caso emblematico del Cremona dove il passaggio da cattedre di 17 ore a cattedre di 18 crea un effetto a catena su tutta la scuola dando in sostanza due possibili soluzioni: o tutta la scuola ne risente e il disagio viene “spalmato” su tutti i ragazzi togliendo la continuità oppure si mantengono integri i primi corsi lasciando invece all’ultimo corso tutte le ore rimaste con enormi disagi.
L’insegnante di madrelingua inglese ha detto che sono anni che invece di valorizzare il loro ruolo nei linguistici, con la riforma hanno intenzione di eliminare i loro posti (su questo punto Dutto era perplesso e chiedeva alla prof se ne era sicura ma secondo me è tipico di questo Ministero mandare in giro documenti clandestini per vedere che effetto fanno e poi ritirarli e magari modificarli).
L’ins. precario delle medie tra le altre cose ha lamentato il fatto che non vengono resi protagonisti i docenti, ha fatto presente il problema del precariato, dei tagli degli ins e dell’ottimizzazione delle risorse, della svalutazione del tempo prolungato e della pessima gestione delle risorse in quanto il Ministero ha approvato i progetti e poi non ha permesso di metterli in atto.

E ora vi riassumo il Duttopensiero, ma non in due parole perché non è possibile.

Scuola elementare: riguardo alla riforma ritiene che ogni input esterno non ha senso se non migliora la scuola, una riforma non deve sconvolgere un ordinamento.
Il team nella scuola elem è radicato e visto che si è riusciti a radicare il lavoro di team bisogna radicare su questa tradizione una innovazione ( l’immediata risposta mia è stata che non solo il team non esisterà più ma si perderà proprio il lavoro di team, inoltre questa riforma non si presenta come innovazione ma come una cosa che elimina il preesistente e lo sostituisce una un’altra cosa del tutto diversa).
Nelle altre scuole europee il tempo mensa non è gestito dagli insegnanti (mia obiezione è che noi funzioniamo meglio degli altri).
Ci sono altri modi di vedere le questioni quindi mi devo chiedere quale valore aggiunto mi può dare la riforma.
Sulla questione del taglio ai facilitatori per gli stranieri: ( gli faccio presente la situazione di Milano soprattutto in periferia) per gli stranieri hanno adottato nuove strategie di intervento (lui ha affermato e ribadito più volte che se gli hanno tagliato i posti non può farci niente e deve ragionare su quello che ha).
Nell’anno in corso ha messo a disposizione 50 posti di facilitatori da utilizzare su richiesta ma gliene hanno richiesti solo 2 (l’insegnante delle medie ha precisato di non essere affatto a conoscenza di questa cosa e devo dire neanch’io).
Ha utilizzato strategie d’intervento diverse sull’apprendimento della lingua italiana come “apprendimento” e non come “comunicazione” (quella la imparano spontaneamente a scuola).
Hanno scelto e stanno formando 150 insegnanti per questo motivo (ma anche qui ci sarebbe da dire perché questo tipo di insegnamento in realtà sarà scorporato dall’attività didattica e potrà cambiare spesso sede a seconda dei gruppi che si andranno a formare e poi ci sono problemi anche sulla scelta dei 150), poi ci saranno fondi destinati alle scuole che ogni dirigente potrà decidere come impiegare (anche pagare personale esterno) oppure si potranno impiegare ragazzi del servizio civile (questi saltano sempre fuori come se dovessero sapere tutto e fare ogni tipo di lavoro).

In generale: bisogna fare delle distinzioni e vedere quanto costa realmente al Paese la scuola.
Per ogni riforma c’è prima una fase di discussione (e qui i miei dubbi aumentano perché invece la discussione dal punto di vista politico non riesco a vederla da nessuna parte), poi una fase in cui si formalizza, una in cui entrano in gioco gli insegnanti e le scuole e qui c’è una fase forte di autonomia.
Il Tempo Pieno è una struttura rigida perché qui a Milano l’85% delle scuole è a TP ma a Como o a Brescia c’è il 5% e non perché là non lo vogliono ma perché i posti sono congelati e non si può estendere quindi per darlo a loro lo dovrebbero togliere a noi; accontentare anche loro vorrebbe dire raddoppiare gli insegnanti che sono già il doppio rispetto agli altri Paesi (l’insegnante di inglese puntualizza che comunque “noi” siamo pagati la metà di “loro”).

18 ore e tagli dei posti: quest’anno il Ministero ha tolto 80 milioni di euro alla regione Lombardia e quindi lui non ci può fare niente e deve gestire al meglio e con equilibrio la situazione con le risorse che ha (Donati gli contesta che non può trincerarsi dietro a un dito e deve ammettere che sta gestendo lo sfascio della scuola pubblica).
La scuola è in una situazione difficile e rispetto ai problemi ha tutto l’interesse per affrontarli e trovare le soluzioni.
Una delle strategie è vedere le soluzioni adottate dalle varie scuole, farle proprie e condividerle con gli altri.
Per quanto riguarda le 18 ore dice che ci sono spazi per attività di tipo diverso perché il conto delle ore non è preciso quindi ci sono insegnanti in più da assegnare.
Comunque la sua preoccupazione rispetto alla situazione finanziaria è massima, ma questo è quanto mette a disposizione il governo, lui deve ottimizzare e non vede altre vie d’uscita rispetto ai finanziamenti.
Sul passaggio in ruolo degli insegnanti di religione non può dire niente perché è un discorso politico.
Non c’è superficialità nella decisione di portare le cattedre a 18 ore.
Non è più possibile lavorare come prima, l’insegnante deve fare 18 ore di lezione frontale come stabilisce il contratto. Il loro compito è fare in modo che questa operazione sia meno dolorosa possibile. Ci tengono che i dirigenti facciano notare i problemi e vogliono vedere le soluzioni prese dai dirigenti.
Il nostro sistema ha più docenti degli altri e ciò li ha obbligati a contenerne il numero.
Chiederanno ai dirigenti che soluzioni hanno adottato e li ascolteranno, abbiamo 95.000 insegnanti e non li utilizziamo al meglio.

Abbiamo lasciato il suo ufficio molto tardi, quasi le 20, sfiniti.
Il dibattito si è prolungato fino alla fine e quando mi ha parlato di un caso estremo dove un preside voleva tenere aperta la scuola anche di domenica e considerarlo orario di lezione, gli ho fatto presente anch’io il caso estremo dell’istituto di mia figlia, il Varalli, dove 14 persone di ruolo hanno perso il posto e un ins anziano costretto a trasferirsi lontano è stato colto da ictus.

Scusate la lunghezza , ma ho voluto riferire nel modo più ampio possibile un colloquio di quasi tre ore e non sono riuscita a ridurre più di così.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 francesca piemonte    - 15-06-2003
Non vorrei prendere le posizioni del ministero difendendo Dutto....
Perdonatemi ma fino a quando Dutto è stato al ministero ha lavorato egregiamente per la formazione degli insegnanti per italiano L2, e anche a livello pedagogio/didattico contro la dispersione che già si annunica alle elementari...(per questa non bisogna aspettare che l'alunno arrivi alle prime classi delle superiori, giài n terza/quarta elementare, sappiamo che quell'alunno grasso che cola arriverà alla terza media!)
Credo che la questione sia politica e nn personale: i dirigenti delle direzioni regionali, non possono fare assolutamente nulla se non dividere i soldi che vengono loro assegnati in questa o altra iniziativa.

 Nadia Tinelli    - 16-06-2003
Stupenda la logica di Dutto: il tempo pieno è una struttura rigida poiché i posti sono bloccati, tanti lo vorrebbero e non si può darlo anche a loro, perciò lo si toglie e via. Risolto, il problema, no!
Questa è comunque solo la chicca che mi stuzzica, tutto il resto della risposta può solo provocare indignazione in chi lavora e ama la scuola.