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Centomila contro nove
Speed of life - 07-06-2003
Movimenti senza frontiere
di Angelo Mastrandrea - il manifesto


Il giorno dopo la grande manifestazione transfrontaliera e i duri scontri e le devastazioni nel centro di Ginevra, solo Le courrier titola a tutta pagina «Centomila contro nove», mentre gli altri quotidiani danno largo spazio alle cronache degli incidenti delle ultime 48 ore. Come spesso accade, le cronache degli incidenti surclassano quelle di una mobilitazione contro il G8 che ha dello straordinario. Mai in Svizzera si era vista una manifestazione così grande, almeno centomila persone arrivate da tutta Europa, stupefacente come decine di migliaia di giovani si siano messe in moto a piccoli gruppetti per arrivare fin qui, senza nessuna organizzazione alle spalle. Altrettanto stupefacente come ancora ieri, al quinto giorno di mobilitazione, solo a Ginevra abbiamo assistito a tre manifestazioni spontanee: la prima del gruppo sicuramente più colorato e divertente di manifestanti, il cosiddetto «blocco rosa», davanti alla sede del Wto; la seconda per protestare contro i fermi nel centro della città; la terza e più consistente, in tarda serata, davanti a uno degli hotel in cui alloggiano le delegazioni, accolta dagli idranti della polizia che, dopo tre giorni di tensioni, ieri presidiava in forze tutte le vie del centro e interveniva in maniera spropositata a qualsiasi abbozzo di assembramento. In serata alcune centinaia di manifestanti sono rimasti bloccati sul ponte principale della città dalle forze dell'ordine che, un volta chiusi i due accessi al ponte, pretendevano di identificare tutti. Così, se in pochi sprecano aggettivi sulla manifestazione di domenica, nessuno dice una parola su quanto accaduto al centro sociale Usine tra le 21 e le 23 dell'altra sera. Così ci pensano i ragazzi di Indymedia che avevano stabilito il loro quartier generale all'interno dell'Usine a convocare i giornalisti e a mostrare loro il video dell'assedio e dell'irruzione all'interno del centro sociale, un'ex fabbrica di trattamento dell'oro sulla riva destra del Rodano occupata 13 anni fa e ora in concessione dal comune. Per tutti quelli che ricordano quanto accadde alla scuola Diaz di Genova appena due anni fa, nell'ultimo G8 tenutosi in Europa, il deja vu è inevitabile: il media center circondato già dalle 19, con le strade nei dintorni sbarrate da un imponente schieramento di blindati e polizia, scontri in tutto il quartiere e infine l'irruzione violenta.

Né armi né black bloc

«Alcuni black bloc si sono rifugiati all'interno e sul tetto», ci dicono quando tentiamo di comprendere il perché dell'assedio. Sono alla ricerca di armi, sarà il pretesto ufficiale per perquisire uno stabile la cui convenzione d'uso è in scadenza, e la destra locale vorrebbe chiuderlo, e per identificare i presenti e fermarne quattro che saranno poi rilasciati. Ma di armi non ne trovano, e pure i black bloc paiono essersi volatilizzati, così ora chi era lì dentro ora può ben accusare quei quaranta poliziotti vestiti da manifestanti e ben visibili nel video mentre, vestiti di nero, con i fazzoletti al volto e in mano dei bastoni, irrompono all'interno picchiando a destra e a manca mentre tutto attorno la polizia fa cordone ed esplode bombe assordanti per tenere lontana la folla. Ne fanno le spese in diversi : testa rotta per Pulika Calzini, mediattivista e anche collaboratore del manifesto, mentre Jacqueline Soohen, 28 anni, canadese, ci rimette un dente e viene portata via svenuta. Il video che mostrano i ragazzi di Indymedia mostra i momenti dell'irruzione dall'interno come dall'esterno. Poi le riprese si spostano nel media center, dove la tv creata per l'evento G8 stava trasmettendo immagini della giornata. Si vedono i poliziotti black bloc, riconoscibili solo per la fascia arancione al braccio con la scritta police indossata per l'occasione, intimare a tutti di spegnere i telefonini e chiudere le trasmissioni. Da questo momento tutto è affidato al racconto dei presenti, che però ammettono che la polizia, una volta all'interno, si è comportata sicuramente meglio rispetto alla Diaz: la perquisizione si è conclusa senza nessun sequestro (eppure lì c'era una copia del video del militante ferito sul ponte di Ginevra), i fermati sono stati rilasciati e nessuno è stato picchiato.

Ma se probabilmente è sbagliato giudicare dei comportamenti assumendo come punto di riferimento un episodio così estremo come quello della Diaz, è tuttavia inevitabile dar conto dei bizzarri comportamenti della polizia svizzera, che ieri è finita nel mirino delle accuse da destra e da sinistra. Troppo lenta nell'intervenire sabato notte, quando a partire dalla mezzanotte gruppi di casseurs, tedeschi, svizzeri, francesi ai quali si sono aggiunti decine e decine di ragazzini maghrebini, hanno letteralmente devastato il centro della città, distruggendo tutto ciò che era possibile distruggere : auto sfasciate, negozi distrutti e saccheggiati o bruciati, addirittura un garage pieno di auto dato alle fiamme.

Il mistero tedesco

«Arrivava sempre dopo venti minuti, quando tutto era già distrutto e non c'era più niente da fare», è l'accusa più comune. D'altronde, il capo della polizia cantonale lo aveva annunciato alla vigilia: abbiamo messo in preventivo delle vetrine spaccate e non reagiremo se non in casi estremi, vi stupiremo così. Tattica di contenimento anche durante gli incidenti del giorno dopo, che hanno preceduto e soprattutto seguito la grande manifestazione: pallottole di gomma, bombe assordanti per disperdere la folla, lacrimogeni e gas urticanti soprattutto nella nottata, per evitare di far lacrimare mezza città. Il bilancio di quasi 48 ore filate di scontri, con pochissimi momenti di tregua, è di svariati milioni di euro di danni che ora il comune si dichiara pronto a risarcire almeno in parte, 282 fermati, la metà dei quali svizzeri, 25 arresti a Ginevra (più cinque a Losanna) e 19 inchieste avviate dalla magistratura. Troppo poco, per i sostenitori della linea dura. Così abbiamo evitato una seconda Genova, dice chi ha in mente il precedente G8, dove i danni materiali furono piuttosto simili ma quelli alle persone enormemente superiori. Anche se in molti chiedono conto del perché sia stata utilizzata per mantenere l'ordine anche la polizia tedesca, questa sì dal manganello facile, e che sarebbe dovuta rimanere a presidiare l'aeroporto. E rimane ancora una volta da spiegare il mistero dei poliziotti in black.


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