breve di cronaca
51 anni senza confine
Indymedia - 07-06-2003
6 giugno 2003
Questa notte ci ha lasciato Dino.

E' morto a Perugia assistito dai suoi familiari fino all'ultimo istante. E' stato per tutti e tutte noi un esempio, una persona che non ha mai smesso un attimo di aiutare i piu' bisognosi, i migranti, i rifugiati politici e tutti coloro a cui i piu' elementari diritti sono negati, come hanno dimostrato le sue appassionate battaglie per il popolo curdo e per quello palestinese.

Ci lascia con un'eredita' pesante da accettare, perche' ha affrontato la sfida politica e dei diritti per tutti i popoli lavorando notte e giorno. Era segretario dell' associazione nazionale antirazzista Senza confine e portavoce nazionale dell'associazione Azad per la liberta' del popolo kurdo.

Per noi ricordarlo vuol dire
rileggere cio' che scriveva e pensare a cio' che faceva e
navigare per tutti i siti che parlano di lui...

Per gli ultimi saluti: Amic* e compagn* ti ricordano






"NEWROZ"

dei Modena City Ramblers
Testo di Dino Frisullo:

danza nel sole, danza nel vento
salta col fuoco finche' non si e' spento
porta la legna, ravviva la brace
danza con noi questa danza di pace

balla col fuoco e poi canta ancora
rompi la notte, vicina e' l'aurora
il passo e' forte, la voce sicura
oggi e' finita galera e tortura!

Newroz e' il nuovo giorno il Newroz
Newroz abbatte i muri il Newroz

e' primavera, sbocciano i fiori
dolci gli odori, caldi i colori
radici forti nei nostri cuori
dure le spine per gli oppressori

fiore di monte, fiore di neve
e' sbocciato un fiore tra grate e catene
fiore cresciuto da sangue e dolore
fiore di fuoco, fiore d'amore...

Newroz e' il nuovo giorno il Newroz
Newroz e' primavera il Newroz

fuori di casa giu' nella via
che spari pure la gendarmeria
corri sorella, ormai non sei piu' sola
per ogni sparo una pietra che vola

giu' nei villaggi si balla e si danza
dalle montagne e' un fuoco che avanza
fuoco che porta la dignita'
balli di gioia e di liberta'

Newroz e' il nuovo giorno il Newroz
Newroz e' primavera il Newroz
Newroz e' il nuovo giorno il Newroz
Newroz abbatte i muri il Newroz

discussione chiusa  condividi pdf

 Luisa Rizzo    - 07-06-2003
CHE LA TERRA TI SIA LIEVE


E' morto Dino Frisullo. Di sera, era il giorno del suo cinquantunesimo compleanno. Ha percorso strade difficili, molto spesso lasciato solo, forse perché chiedeva troppo a sé e agli altri. Forse perché il suo amore per la giustizia era assoluto, impaziente dei tempi, impaziente e indignato.

Con lui ho percorso sentieri e strade in Kurdistan e in Turchia, prima in Palestina e Israele. Non con lo stesso passo, litigando, ma volendogli bene e rispettando il suo passo, pensando spesso che senza di lui molte cose tragiche e ingiuste sarebbero passate inosservate e molti di noi sarebbero
passati accanto a curdi torturati, ad immigrati e profughi sbarcati in Italia in cerca di pace e scurezza trovando invece abbandono, ndifferenza,fame.

Ho il rimpianto, lo so quanto sia comune di fronte ad ogni morte, di non averlo ascoltato abbastanza, di aver posato il telefono dopo conversazioni
agitate sul cosa fare di fronte ai problemi dei curdi, degli immigrati, pensando con insofferenza, non ne posso più, ma perché e così testardo.

Avrei voluto vederlo e stargli accanto durante la malattia, ho parlato con lui solo una volta, al solito, al telefono; disinteressato di sé, pensava a chi non aveva avuto il permesso di soggiorno, a chi veniva espulso, a chi veniva cacciato nei centri di detenzione.

D'ora in avanti in ogni sguardo sperduto e impaurito di immigrati o profughi che incontrero' so che vedrò Dino, il mio sorriso a loro sarà anche per lui.

Ciao Dino, non sarò al tuo funerale, li manco quasi tutti, sarò da un'altra parte, luoghi di conflitto e così via. Non so se sia giusto, soprattutto, non so se sia quello che desidero so pero' che tu mi diresti, vai.

Che la terra ti sia lieve.

Luisa Morgantini

 Emanuela Cerutti    - 08-06-2003
Dal manifesto del 7 giugno.
«Frizullo»

C'è ancora una carretta del mare mezzo arrugginita, ancorata in un porto italiano del sud, forse Brindisi, forse Mazara, che su una fiancata scarcassata porta ancora inciso, con rabbia e con amore un grande graffito, netto, quasi una ferita sul rosso screpolato della ruggine. E' un nome in stampatello: «FRIZULLO». Quando la nave arrivò così 6 anni fa, veniva da pensare, con invidia: «Ecco, Dino ci diventa mitico come Potjomkin». Poi ne arrivò perfino un'altra di nave con lo stesso nome storpiato in «Frisonullo». I profughi kurdi, in fuga dalla guerra etnica dei generali turchi della Nato, pensavano che l'Italia li avrebbe accolti a braccia aperte se solo avessero innalzato quel vessillo, quel nome a loro così vicino e caro: era di un uomo che, per i kurdi e come loro, era finito nelle prigioni di Ankara. L'Italia era per loro «Frizullo», quasi un anagramma. Come per Ocalan - prima che venisse consegnato ai Servizi
segreti internazionali per finire nella galera speciale di Imrali - l'Italia rappresentava il luogo dove avviare una svolta e trattativa per una lotta arrivata a un punto di non ritorno e altrimenti sconfitta. Sì, era stato Dino a pensare che il Celio, l'ospedale militare dove si supponeva dovesse transitare il leader kurdo, dovesse diventare un presidio permanente, fino a trasformare il nome del luogo in «Piazza Kurdistan».
Scherzavamo con Dino: gli scavi archeologici di Roma non se la sarebbero presa più di tanto, in fondo Celio Vibeuna era stato un eroe mitico degli
etruschi (originari in parte proprio dell'antica Lidia, l'attuale Turchia e Kurdistan) quando quel popolo governava su Roma. Già, questa è la storia
profonda degli uomini e delle donne che ci ostiniamo a considerare «immigrati», «clandestini»e «profughi» e a chiudere nei campi di concentramento dei centri di accoglienza.
Addio Dino senza confini, sempre sereno eppure vulcano, con il sorriso acceso dei perdenti che ricominciano tutto ogni giorno. Così «irresponsabile» ed eguale a noi.
Dino, graffiato di rabbia e d'amore.

Tommaso Di Francesco

 Giuseppe Aragno    - 10-06-2003
A Dino Frisullo

Mi sono dedicato a me stesso, mentre il cuore nel pomeriggio afoso m'è salito in gola, mentre le domande di sempre affollavano il sonno improvviso e breve: senza risposta nel risveglio ansimante. Ho fatto la guerra: c'erano intorno i compagni che cadevano: come il miliziano di Spagna, con le braccia larghe e la corsa dinamica staticamente raccolta in icona. Le gambe nella corsa ferme.
Mi sono dedicato e me stesso e solo per non morire. Racconteranno domani a chi saprà leggere queste parole che un uomo può vivere sul filo teso in alto tra due grattacieli e stare in equilibrio giorno dopo giorno, così che la vita è una conquista. momento dopo momento. E di lassù sul filo può meglio sentire sentire e misurare l'omuncolo che mente - l'uomo più potente del mondo si dice che sia però mente: porto la libertà ad un popolo oppresso. L'applauso dei cortigiani scuote l'aria e si fa vento che investe il filo, ma oscillando e tenendo larghe le braccia come il miliziano di Spagna anch'io grido "no pasaran" e se ho paura - ho la fronte, lo vedo, imperlata di gelido sudore - tuttavia non scappo.
Me l'ha insegnato un amico che ora si è fatto storia: "No pasaran".
Gridatelo anche voi che di solito tacete. Gridatelo anche voi che avete basi più solide d'un filo e potete rischiare. Per quest'atroce menzogna anche l'uomo più potente del mondo dovrebbe poter sentire il disprezzo della storia. E non m'importa se ancora e ancora nella notte che cala sarà il risveglio ansimante e il cuore in gola batterà sempre più forte: visto dall'alto del filo teso tra due grattacieli il mondo non mi fa paura e non sento più la vertigine che mi fa morire.

 Stefania Gallaro    - 15-06-2003
Ricordiamolo così il dolce Dino, sorridente e combattivo! La sua è stata una vita spesa per gli altri, da vero compagno e uomo generoso!
Ti voglio bene, Dino, davvero!
Stefania