A proposito di professionalità e di contratto
Omer Bonezzi - 04-06-2003
Circola in rete un intervento di Michele Corsi, delegato dell’ITSOS A.Steiner di Milano, sul contratto. Il testo è un esempio interessante di come può essere stravolta la realtà dalla cultura del sospetto e dagli occhiali ideologici. Ai nostri fini scegliamo solo un brano perché ci permette di sviluppare un ragionamento:

...L'art.22 recita: "Le parti stabiliscono di costituire, entro 30 giorni dalla firma definitiva del presente CCNL, una commissione di studio tra ARAN, MIUR e OO.SS. firmatarie del presente CCNL, che, entro il 31-12-2003 elabori le soluzioni possibili, definendone i costi tendenziali, per istituire già nel prossimo biennio contrattuale, qualora sussistano le relative risorse, meccanismi di carriera professionale per i docenti." Siamo di nuovo al concorsone, con qualche elemento peggiorativo. Questa commissione elaborerà "soluzioni" che il governo implementerà già dal prossimo biennio economico, dunque a gennaio. Non è vero che la questione è stata rinviata: è stata posta con forza, si è dato via libera ad uno dei tasselli fondamentali del sistema Moratti. Tassello che accompagnerà la "riforma", dato che , ad esempio, la figura del maestro "tutor" che questa prevede dovrà appartenere ad una fascia, anche salariale, differenziata…..

Sfugge al collega che sulla riforma il sindacato scuola della CGIL,la CGIL e Proteo Fare Sapere si sono battuti strenuamente con centinaia e centinaia di iniziative. Sfugge che c’è stato un congresso del sindacato scuola che ha avuto conclusioni unitarie e che è stato l’occasione per rivedere ed adeguare la linea del sindacato. Sfugge, soprattutto, che c’è Berlusconi al governo, e che questo succede, guarda caso, proprio grazie all’attitudine dei suoi avversari a dividersi e a litigare fra loro, partendo a volte, anche se non unicamente, da fantasmi e rappresentazioni ideologiche della realtà e del proprio vicino.
Questo sembra proprio un esempio di come si possa perseverare in un tal genere di errori.

Entriamo nel merito.
Un articolo come il 22, così scritto, a me pare proprio una sconfitta di chi voleva utilizzare il contratto per gerarchizzare la categoria ed anticipare la riforma.
Già nei contratti precedenti (1987 - 1988 - 1994) si trovavano analoghi articoli, che non si sono però mai attuati (Si è fatto un tentativo con l’art 29 ma sappiamo come è finito).Questo fatto ha alcuni motivi abbastanza precisi, e uno in particolare:
la categoria si autorappresenta professionalmente in almeno 7 modi diversi: da professionista libero indipendente a docente “magistrato” pubblico con finalità sociali, passando al concetto di insegnante come scelta e missione di vita. Si veda la ricerca di Cavalli “Insegnanti Oggi”. Ognuna di quelle rappresentazioni ha una ragion d’essere nella scuola, ma esse non sono mai riuscite a divenire una nuova sintesi di identità professionale.

Per questo, in una rappresentazione reale e non ideologica della categoria, bisogna riconoscere che in essa, o in parte di essa, l’aspirazione al riconoscimento del merito è tuttora presente, ma ben difficile da definire, anche qualora si volesse trascurare il carattere aleatorio e per certi versi preoccupante di quella frase ‘qualora sussistano le relative risorse’. Oggi però è prioritario smascherare il vero carattere, il contenuto dell’idea di carriera che sta dietro questa riforma.

Negli anni novanta è venuto a compimento un ciclo sociale, quello fordista, che aveva modulato, eccome, tutta la società proponendo un' idea di tempo, spazio e merito conseguenti. Oggi siamo con i piedi e col cuore in una nuova realtà nella quale la società viene modulata dalla conoscenza con quello che ciò comporta.
Lo scontro politico, sociale ed esistenziale ha una dimensione diversa: il nodo è se ingabbiare la conoscenza per estrarne profitto o usare la conoscenza come strumento per costruire una nuova cittadinanza globale.

Di conseguenza l’idea di merito che sottintendeva i vecchi contratti non ha più ragion d’essere. Oggi la proposta della Moratti è “modernissima”, e funzionale a trasformare la scuola secondo un modello di controllo inedito, di mercificazione che va ben al di là dell’idea di privatizzazione con la quale ci siamo scontrati negli anni novanta.

La carriera però non è solo un possibile aumento per merito, è una cosa più sottile che si esplica in mille modi indiretti. Esiste in realtà un modello di carriera ben definito, che si è autoalimentato in un secolo di scuola.
Ruolo e non ruolo fanno già la differenza. Maestro che ha un stipendio diverso da un professore della media e delle superiori. I punteggi per i trasferimenti diversificati per ordine di scuola come i punteggi per le supplenze. Ebbene, questo sistema di carriera indiretta è entrato paurosamente in crisi per diversi motivi. La mobilità tra ordini di scuola, l’aumento dell’esposizione del precariato ed il blocco illegale delle assunzioni dell’attuale governo, l’impossibilità di andare in pensione anticipata.

L’art. 10 comma 11 del contratto è un primo segnale verso la rimodulazione della carriera, quando recita che ai fini dei trasferimenti il punteggio di ruolo è uguale a quello pre-ruolo. La gerarchizzazione gentiliana subisce un duro colpo, la carriera di un insegnante viene pienamente riconosciuta se svolta nella scuola, in qualsiasi ordine di scuola, almeno per ciò che riguarda i trasferimenti.
E’ un aspetto limitato, ma che può consentire successivi passaggi di importanza notevolissima.

Se inizierà il lavoro di commissione, infatti, credo che occorrerà partire da tre premesse:
la prima: è carriera materiale, negativa, tenere colleghi precari per anni ed anni, bloccando le immissioni in ruolo. La prima forma di riconoscimento di carriera è l’immediata immissione in ruolo su posti vacanti.

La seconda azione è pretendere il riconoscimento economico di tutto il pre-ruolo perché occorre almeno registrare che la carriera di fatto è costruita anche dalla mobilità interna tra ordini scolastici che ora, dopo il contratto, va riconosciuta compiutamente.

La terza a zione - quella centrale - è la valorizzazione del lavoro cooperativo e non competitivo perché la conoscenza e la ricerca funzionano bene solo in team, perchè l’indipendenza professionale esiste ed il contratto, oltrechè la legge, prevede pure la collegialità.

Infine l’idea di insegnante tutor o prevalente per le elementari, ma anche la ricetta prevista per la media ha connotati anticostituzionali, è in contrasto con l’art. 33 della Costiuzione e con parti del decreto sull’autonomia didattica della scuola, e quindi non le deve essere lasciato spazio.

C’è materia per una riflessione collettiva alla quale Proteo Fare Sapere intende dare un contributo, a partire da una lettura trasversale della proposta Bertagna su tutor, insegnanti prevalenti ecc.. Già fin d’ora, comunque, esaminando la proposta del decreto sulle elementari e la proposta dei profili professionali in uscita sulle medie il quadro che ne esce è irricevibile ed è un terreno importante di scontro, a partire specificatamente dalle tematiche professionali.

Il dibattito sul tutor, che ormai è diventato nella scuola una brutta parola, sarà significativo per la categoria, ed è destinato a diventare centrale nella lotta contro la riforma Moratti, che peraltro – non dimentichiamolo – anche se approvata, rimane inapplicabile senza i decreti attuativi.

Omer Bonezzi
Presidente di Proteo Fare Sapere



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