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Il mondo che mi piace ha i colori della pace
L'Unità - 02-06-2003

Una grande manifestazione a Verona. Per la pace. Sì, ancora per la pace perché - come è stato detto da tanti e prima di tutti da un'americana - Nancy Bailey, del Comitato Usa-Iraq di Firenze - la pace «non è assenza di guerra». «La pace è il nuovo modello di sviluppo e finché questo sistema non cambia la guerra continuerà ad esistere». C'è «guerra» nei conflitti dimenticati, c'è guerra nelle tante ingiustizie sociali ancora presenti ovunque nel mondo. Ecco perché dalla manifestazione di Verona - organizzata da Per la pace mi espongo anch’io - viene un appello:
non togliete le vostre bandiere dai balconi. Ce n'è ancora bisogno.


Quell'arcobaleno costruito da una cooperativa di donne rom

di Elfrida Ragazzo


Tantissime bandiere, tutte con le stesse dimensioni e lo stesso soggetto. Forse qualcuna è sbiadita stando sempre esposta al sole. I vessilli portati dai circa cinquemila presenti all’
arena di Verona
domenica sono gli stessi che ogni famiglia ha comprato nelle strade cittadine per dire no alla guerra. È difficile che una di queste bandiere sventolanti tra gli spalti, balzi agli occhi di un osservatore. Ma, se l’osservatore conosce la storia che ognuna di queste bandiere porta con sè forse riesce a ricavarne qualche particolare che la contraddistingue.

Che bandiera scegliere? Eccone una. Viene da un quartiere fiorentino, uno dei primi in Italia ad essere colorati d’arcobaleno. La porta fiero sul palco il presidente del consiglio di quartiere quattro, Eros Cruccolini. È grandissima e nei pochi momenti di brezza della giornata, tenta di sfuggire alle mani che la tengono. A confezionarla sono state un gruppo di donne rom di una zona di Firenze che lavorano in un laboratorio di cucito. Ecco perché è particolare. I setti colori dell’arcobaleno e due colombe bianche cucite ai lati. Il lavoro di un gruppo uscito dall’emarginazione.

Oltre al significato della bandiera una testimonianza di integrazione. Nella zona quattro di Firenze è attiva la comunità dell’Isolotto, l’associazione volontaria di integrazione fondata negli anni 70 da Don Mazzi. Da circa un anno l’Isolotto sta portando avanti un progetto di formazione delle donne nomadi presenti in città. Sono circa 700 i nomadi accampati in questo punto della città. Si tratta di un gruppo consistente che appena insediato è stato vittima dei pregiudizi degli altri cittadini. Gli zingari nei loro spostamenti portano con se cattiva fama, e anche a Firenze si era caduti nelle credenze comuni. Da quando si è aperto il laboratorio di formazione le cose stanno cambiando. Le donne Rom di Firenze che tagliano e cuciono sono stimate per la qualità del loro lavoro, e visto che il lavoro rende l’uomo rispettabile, come persone.

Il progetto va oltre lo scopo di rendere occupate queste donne. Come dice Cruccolini, «Non si tratta di un’ impresa di pulizie», qui le operaie si sono specializzate nel cucito e nella riparazione e tutti si rivolgono a questo servizio. Grazie ai finanziamenti della regione Toscana, all’impegno degli operatori dell’Isolotto e delle donne Rom, il laboratorio ora funziona e ha dato la possibilità di cucire questa bandiera. Ora si può dire che la comunità nomade è inserita nella zona. Già quaranta famiglie vivono nelle case popolari e lavorano, senza che ci siano proteste dei fiorentini.


Dunque una bandiera per la pace. Una pace cittadina. D’altronde il tentativo di costruzione di un mondo libero e non violento inizia dal microcosmo. Un passaggio dall’esclusione all’accettazione di chi nell’epoca della globalizzazione è più debole, perché povero, o perché la sua cultura è stata emarginata e calpestata. «Dove c’è povertà non c’è giustizia». Queste le parole di Cruccolini mentre racconta l’iniziativa del suo quartiere. E in questa piccola zona di Firenze molte famiglie hanno acquisito dignità grazie al lavoro. «Chi espone la bandiera sul balcone, lotta per la pace.- dicono - E ci sarà pace solo quando ci sarà una distribuzione paritaria delle risorse». Un quartiere italiano, una bandiera artigianale, decine di donne integrate nel fiorentino. Nella zona quattro di Firenze alcune nomadi uniscono stoffe di sette colori o, con il loro lavoro, contribuiscono a costruire la pace? La risposta la danno i bambini delle scuole elementari, anche loro di Firenze: «il mondo che mi piace ha i colori della pace».


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 ilaria ricciotti    - 02-06-2003
La mia bandiera della Pace è ancora appesa e penso proprio che non la toglierò più. Anche se il sole la sta sbiadendo, vorrà dire che la sostituirò con un'altra uguale alla prima. Sarà appesa, come dicevo sempre anche in autunno, d'inverno,in primavera e d'estate.
E' una bellissima bandiera perchè multicolore che reclama un diritto universale : la Pace senza la quale il mondo, i nostri bambini e giovani non potranno vivere.