breve di cronaca
Cattedre impossibili
Da La Stampa del 30 maggio 2003 .

Una significativa schiarita è arrivata ieri sul problema della saturazione delle cattedre a 18 ore di insegnamento frontale, rivoluzione negativa per insegnanti, allievi e in generale per la qualità della scuola pubblica, determinata dai risparmi della Legge Finanziaria. In pratica, per tagliare centinaia di posti di lavoro (di docenti precari), le cattedre sono state “riorganizzate” in modo di impedire ai professori di avere una, due, tre ore “a disposizione” per sostituire colleghi in malattia, seguire progetti (disagio stranieri, recupero, laboratori), per tenere aperte le biblioteche. Questa riorganizzazione impedisce la continuità didattica (per arrivare a 18 ore, in certi indirizzi di studi, storia e italiano vengono divisi e il docente di storia deve insegnare in nove classi). Per tutto questo è nata una mobilitazione che ha portato finora a manifestazioni, assemblee, generale blocco delle adozioni dei libri mentre sono programmate, a partire da martedì, occupazioni in sette istituti.
Ieri, dunque, la svolta. CGIL, CISL, UIL Scuola e SNALS, dopo aver incontrato la Direzione Regionale del MIUR più volte (parallelamente cresceva la mobilitazione sostenuta soprattutto da CUB e Cobas), spiegano “Il Direttore Regionale ha invitato una nota a tutti gli Uffici Scolastici Provinciali con la quale si danno disposizioni perché vengano raccolte richieste di correzioni, da parte delle scuole, dei principali errori legati alla strutturazione delle cattedre. Tutto questo per provvedere e restituirle in organico di fatto”.
“Non è proprio la quadratura del cerchio – dice Paolo Iennaco Vice Direttore Regionale dell’Istruzione -, ma si è compiuto un notevole passo avanti. Le premesse per una soluzione soddisfacente ci sono tutte, anche se non potevamo tornare alla stessa situazione di prima. I CSA rileveranno i bisogni entro il 6 giugno. Dopo quella data procederemo alle modifiche direttamente, con l’autorizzazione del direttore Luigi catalano, senza bisogno di passare dal Ministero”.
In effetti, le disposizioni in base alle quali sono stati eliminati tanti posti da arrivare a togliere la cattedra a insegnanti che lavoravano nella stessa scuola da anni, dicono che per quest’anno non si devono creare “soprannumerari”. A ieri, invece, si erano realizzate situazioni limite come quella di una docente di Materie Pittoriche del liceo artistico “Cottini” che avrebbe rischiato di essere “riconvertita” in insegnante di sostegno.
I casi previsti sono (sulla base delle segnalazioni giunte puntualmente ai sindacati dalle RSU): cattedre costituite da un numero di ore di lezione superiore a 18 (fino a 21) ; trasformazione di cattedre interne in cattedre “orario esterne” in presenza di titolare; non attribuzione delle ore dell’area di approfondimento nell’istruzione professionale e dell’area di progetto nell’istruzione tecnica. Ancora CGIL, CISL, UIL e SNALS: “Alle scuole verrà anche richiesto di indicare il fabbisogno di ore/cattedre per introdurre correzioni ai disagi provocati dall’interruzione della continuità didattica che non possono essere affrontati con gli strumenti della flessibilità interna”.
“Quanto previsto dalle leggi finanziarie per il 2002 e per il 2003 sulla struttura delle cattedre ha prodotto disagi enormi rispetto ai reali effetti di ‘risparmio’ della spesa” osservano Alberto Badini (CGIL), Enzo Pappalettera (CISL), Diego Meli (UIL) e Franco Coviello (SNALS). “L’intervento correttivo, che si attiva con le disposizioni della Direzione Regionale dell’Istruzione, dimostra questa insensatezza e dovrà essere considerato al momento della formulazione della prossima finanziaria che dovrà eliminare queste disposizioni”. In caso contrario, le condizioni peggioreranno ancora, coinvolgendo anche la scuola media inferiore.
La CUB Scuola è cauta di fronte alla novità di ieri. “Invitiamo i colleghi – dice il coordinatore Cosimo Scarinzi – a mantenere la mobilitazione: le aperture dell’Ufficio Scolastico Regionale vanno verificate nella fase di applicazione e, comunque, bisogna puntare al ritiro delle norme sfasciacattedre. Le scuole che preparano l’occupazione per le prossime settimane sono già sette”.

Maria Teresa Martinengo


Da La Repubblica del 30 maggio 2003

I docenti delle scuole superiori piemontesi hanno ottenuto una prima parziale vittoria nella loro lotta contro l’orario a 18 ore di insegnamento frontale. Dopo un mese di proteste, dopo il blocco dell’adozione dei libri di testo in decine di scuole, dopo una minaccia, non ancora rientrata, di occupare alcuni istituti, ieri la Direzione Regionale dell’Istruzione ha emanato una nota in cui invita i suoi uffici provinciali a fare un punto della situazione, raccogliendo le richieste di correzione dei principali errori legati alla nuova strutturazione delle cattedre. Strutturazione che, per la Direzione Regionale, sarebbe spesso stata fatta dai dirigenti scolastici con un’applicazione delle norme troppo rigida.
La decisione è maturata dopo l’incontro con CGIL, CISL, UIL e SNALS di mercoledì e dopo quello con la CUB e i Cobas di lunedì scorso. Le 18 ore “obbligatorie” in cattedra per tutti i docenti creano problemi di continuità didattica: in molti casi infatti, la nuova organizzazione provocherà il cambio di docente, in una stessa materia, varie volte nello stesso ciclo scolastico. L’accorpamento delle ore causerebbe anche la scomparsa di molte cattedre con conseguente perdita di lavoro per centinaia di insegnanti precari. Infine, togliendo ai docenti le “ore libere” che avevano in orario finora, si impedirebbe lo svolgimento di attività integrative e si lascerebbero scoperte le supplenze brevi. Con l nota, la direzione intende consentire alle scuole di recuperare cattedre (in Piemonte qualche centinaio) nel cosiddetto organico di fatto (quello reale, in altre parole) rispetto all’organico di diritto (l’organico “preventivo” che viene stabilito qualche mese prima dell’inizio dell’anno scolastico e che è già stato fatto). “Quanto previsto dalle leggi finanziarie per il 2002 e per il 2003 sulla struttura delle cattedre ha prodotto disagi enormi rispetto ai reali effetti di ‘risparmio’ della spesa” dicono in un comunicato congiunto CGIL, CISL, UIL e SNALS “L’intervento correttivo, che si attiva con le disposizioni della Direzione Regionale dell’Istruzione, dimostra questa insensatezza e dovrà essere considerato al momento della formulazione della prossima finanziaria che dovrà eliminare queste disposizioni”.
Più cauto il sindacato di base CUB , che è stato l’animo della protesta: “la direzione regionale assume un orientamento che va valutato attentamente: per un verso propone la salvaguardia dell’organico mediante cattedre di fatto ma non entra nel merito della nostra rivendicazione generale e cioè del ritiro della normativa sfasciacattedre”.

Marco Trabucco


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