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Il contratto jugoslavo del personale della scuola
Il riformista - 29-05-2003
La buona notizia è che il personale della scuola prenderà più soldi. E’ il più alto incremento dal 1988, ben oltre l’inflazione programmata, superiore alla media oraria europea. Solo che in Europa le ore sono di più e quindi gli stipendi medi europei sono più alti. E qui cominciano le notizie cattive. Aumenti uguali per tutti, tanto per incominciare. Nessuna differenziazione possibile di carriere, nessuna attenzione alla qualità delle prestazioni professionali. Retribuzione automatica o premiante? I sindacati della scuola hanno scelto impavidamente la prima. Di più: l’aver esteso anche al personale non di ruolo la regolamentazione delle assenze porterà allo sfondamento dei costi per supplenze. L’anno scorso sono costate 4.000 miliardi di vecchie lire.
L’arretramento più grave avviene rispetto al discorso dell’autonomia organizzativa degli istituti. Essa è legata strettamente ai nuovi poteri dei dirigenti. I sindacati hanno perseguito ostinatamente un modello punitivo nei confronti della figura del dirigente. Delle cosiddette funzioni strumentali solo due saranno di nomina dirigenziale; le altre saranno di nomina collegiale, ma la loro retribuzione dovrà essere contrattata con le Rappresentanze sindacali unitarie di Istituto (RSU). Le quali sono a maggioranza collaboratori scolastici, vulgo bidelli. Dopo aver fatto la battaglia contro la contrattazione separata dei dirigenti, dopo aver ricattato l’Amministrazione per ogni spazio dato ai dirigenti e persino ai collaboratori, il contratto parla di area distinta di docenti e bidelli, ma solo per negarla nei fatti.
Si passa dall’autonomia all’autogestione, modello jugoslavo. L’Amministrazione ha dato in pasto i propri dirigenti e i propri docenti alla minoranza sindacalizzata dei dipendenti. Si torna al modello fallimentare dei Decreti delegati, l’istituzione scolastica diviene un parlamentino, controllato dai sindacati.
E che dire della strenua e vittoriosa lotta sindacale per conservare la classificazione delle scuole in cosiddette “aree a rischio”? Se una scuola insiste in un territorio gravemente degradato dal punto di vista economico e sociale, i dirigenti e gli insegnanti prendono stipendi più alti. Solo che il meccanismo è perverso. Perchè, se grazie all’impegno di dirigenti, insegnanti e famiglie l’efficacia formativa migliora sensibilmente la scuola esce dall’area a rischio. E quindi dirigenti e insegnanti si vedono abbassare lo stipendio. Conclusione: l’interesse economico immediato degli operatori è che la scuola non migliori! Si stabilizzano le aree a rischio, anzi tendono a crescere.
Qual è l’idea di scuola che i sindacati della scuola proiettano attraverso il prisma di questo contratto? Quella di un grande Ente che dispensa posti e stipendi in modo egualitario, senza valutazione, senza controlli, senza riconoscimento di professionalità. La scuola senza qualità: questa è la scuola dei sindacati. Con tutta evidenza non è la scuola di cui il Paese ha bisogno. E’ la scuola degli addetti, non la scuola degli utenti.
Questo contratto si muove in rotta di collisione con qualsiasi ipotesi di riforma della scuola, in particolare con la legge di riforma n.53 appena approvata. Hanno pesato molti fattori. L’ ARAN e l’Amministrazione ministeriale hanno come interesse principale quello della “pace sociale” costi quel che costi. Non contrattano, concedono soldi pubblici senza contropartita. Diversamente che nel settore privato, i soldi sono “solo” dei cittadini, cioè “di nessuno”, e perciò si possono dispensare allegramente in cambio di nulla. Hanno pesato i ricatti della piazza minacciati dalla CGIL e dalla UIL, i buoni rapporti con la Cisl e con lo Snals, ma, soprattutto, le forti pressioni dei partiti di governo. Alla vigilia di una tornata elettorale, che vede coinvolta nelle elezioni provinciali la Roma ministeriale, la Roma dei dipendenti pubblici, sarebbe stato controproducente vedere sfilare nelle sue vie storiche i cortei vocianti di docenti e bidelli giustamente furiosi per i ritardi nella firma del contratto.
Che questo contratto sia solo il colpo di coda del corporativismo storico dei sindacati della scuola o un pesante macigno posto sul cammino delle riforme dipenderà molto dalle prossime scelte politiche del Ministro Moratti. La risposta potrebbe darla un nuovo stato giuridico degli insegnanti, che ridefinisca per legge una struttura e una dinamica della professione, che sia coerente con le autonomie scolastiche, con le riforme istituzionali, e con la legge 53, appena approvata. Una nuova legge sullo stato giuridico creerebbe un nuovo quadro riformistico e cogente per la futura contrattazione.

Giovanni Cominelli
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 Luigi Mangiacotti    - 04-06-2003
Giovanni Cominelli si commenta da solo. Ricordo bene quando veniva nelle sedi dell'allora PCI/PDS come responsabile scuola della Federazione di Milano a dire cose esattamente al contrario. Poi è intervenuto il ripensamento e quindi la pagnotta. Ma non è credibile. Scriva quello che vuole. Non è credibile a prescindere. E' uno dei tanti comunisti dell' attuale area governativa.

 ilaria ricciotti    - 11-06-2003
In questo testo ci sono, secondo quanto esternato dai sindacati riuniti in un'assemblea scolastica tenutasi nella mia scuola qualche giorno fa, dei punti completamente difformi, rispetto a quanto sostenuto dall'articolista. A prescindere comunque da questi aspetti vorrei sottolinere, questa volta a difesa della categoria docente, un aspetto che molti non considerano quasi mai: IL LAVORO SOMMERSO. Quel lavoro cioè che c'è, ma non si vede o perlomeno gli altri non lo vedono: la correzione dei compiti assegnati per casa, le verifiche fatte in classe e tante altre attività che molti docenti sono costretti ad adempire e che altri lo fanno solo se lo ritengono opportuno. Altro punto che vorrei sottoporre all'attenzione dei profani è che per fare un progetto, inerente un'attività programmata, si percepiscono al netto circa 6 -7 euro. Cifra che non mi risulta corrisponda a quella assegnata ai colleghi europei. Ed ancora, ci verranno dati degli aumenti in base all'anzianità, ma dopo quanto tempo che il contratto è scaduto? Ed intanto noi continuiamo a lavorare, a comperare con i nostri soldi materiale di facile consumo, ad esempio cartoncini, fogli da pacco, colla, matite colorate ecc... E questo secondo l'articolista avviene anche nelle scuole pubbliche europe? A me non risulta. In altri stai europei la categoria viene verificata e rispettata, da noi molto spesso viene in qualche modo "accontentata" e poi fregata.

 ilaria ricciotti    - 12-06-2003
Quando ho parlato di progetti ed ho affermato che riceviamo all'incirca, al netto 6- 7 euro intendevo naturalmente all'ora. Ecco che molti docenti non accettano di farli, in quanto conviene di più dare la propia disponibilità alle supplenze. Ed i ragazzi tra queste due opzioni dove li mettiamo?

 Giovani Cominelli    - 22-02-2004
Leggo solo ora (21-02-2004), per caso, il commento di Mangiacotti del 4-06-2003 ad un mio articolo. Sono stato responsabile scuola Ds a Milano, in Lombardia, e membro della Commissione scuola nazionale dei Ds con Berlinguer. Questo signore non lo conosco, millanta un ascolto che non ha mai avuto. Anche perchè, se avesse partecipato a qualche riuione, soprattutto milanese, saprebbe che sostenevo allora le stesse idee di oggi. Peraltro, le mie relazioni scritte dell'epoca stanno su Internet, da qualche parte, sono facilmente verificabili. Quanto alla "mangiatoia", il Mangiacotti deve solo andare a leggere il Decreto istitutivo del Gruppo di lavoro sulla Valutazione. Scoprirà che i membri del Gruppo non sono retribuiti. Vengono loro rimborsate le spese di viaggio, dopo tre mesi e più. E' un classico: nell'incapacità di rispondere "ad causam", si risponde "ad personam", per di più dicendo falsità. Si commenta da sè, appunto!