L'obbedienza non è più una virtù
Arturo Ghinelli - 27-05-2003
Non ci sono più dubbi la scuola elementare è morta, è morta la speranza.
Il tempo pieno non c’è più. A 80 anni dalla nascita di Don Milani è stata cancellata definitivamente una delle tre riforme proposte dai ragazzi di Barbiana.
Le altre due erano “non bocciare” e “agli svogliati basta dargli uno scopo”.
Si può tornare a bocciare ogni anno e agli svogliati basta toglierli il più presto possibile, questo è il vero anticipo, dalla scuola per il loro bene e per quello di tutti.
Il “servizio buono” del Ministero è stato buttato via dicendo che da quando ci sono più di una maestra per classe ha fatto solo danni. Ingratitudine dei potenti: pensare che era proprio grazie alle elementari che i vari Ministri non avevano dovuto arrossire tutte le volte che venivano pubblicati i risultati delle indagini internazionali.
Eppure la scuola elementare è stata cancellata come un errore del sistema scolastico italiano e sostituita da un’altra scuola denominata primaria, perché viene prima.
Per la verità prima viene la scuola dell’infanzia che ce l ’ha fatta a farsi chiamare, ma non a farsi trattare, come si deve. Infatti non viene considerata scuola, ma solo anticamera della scuola, perciò le vengono tolti gli studenti più grandi per portarli a fare le cose serie.
In un colpo solo hanno cancellato la più sana tradizione della scuola elementare e l’unica vera riforma attuata: il tempo pieno. Entrambi erano il frutto dell’opera e del pensiero di maestri come Bruno Ciari, Lorenzo Milani, Mario Lodi e Sergio Neri, fondatori della pedagogia popolare italiana, l’unica che era uscita dai libri ed era entrata nei pensieri della gente, delle maestre e dei direttori ma anche delle mamme e dei papà.
Una legge ha cancellato tutto questo.
Scriveva Don Milani , nella sua qualità di maestro, ai giudici che l’accusavano di apologia di reato:
“In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dire che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.
La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero. Ma la leva vera di queste due leve del potere è influire con la parola e con l’esempio sugli altri votanti e scioperanti. E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede”.

Arturo Ghinelli, maestro disobbediente

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 27-05-2003
Speriamo che molti altri come te abbiano capito la lezione e che useranno il voto o gli scioperi per cancellare dalla storia italiana una brutta pagina ingiallita che osa chiamarsi "riforma". SE SI FARA' QUESTO VORRA' DIRE CHE AGIREMO E NON CI LIMITEREMO SOLTANTO A CIANCIARE.

 Giorgio Ragazzini    - 01-06-2003
Sul maestro prevalente non entro, perché insegno alla scuola media e non mi sento di pronunciarmi; sento però molte colleghe e amiche che criticano questo ritorno al passato. Ma alle proprietà taumaturgiche del tempo pieno credevo che non ci credesse più nessuno da molti anni. Mai dimostrate; anzi, gli allievi che ne arrivano alle medie sono regolarmente i più in difficoltà nello studio individuale. E l'obbedienza, poi, che c'entra?


 Patrizia Pesaresi    - 04-06-2003
Caro Arturo, ormai da mesi leggo con partecipazione e condivisione i tuoi articoli: il confronto mi piace, ma a volte è necessario e bello ascoltare chi la pensa nel nostro stesso modo.
Grazie per questo titolo: spero che faccia riflettere molti e ci sostenga in quella che reputo una dovuta "disobbedienza".