Giò ed il vecchio saggio
Ilaria Ricciotti - 26-05-2003
C'era una volta, nel tempo dei tempi, un giovane che non sapeva nulla di sè e di ciò che lo circondava. Egli voleva imparare, chiedere, avere risposte. Era troppo intelligente per accettare il suo destino!
Ma a chi poteva rivolgersi per soddisfare questo suo grande desiderio, questa sua fama di sapere?
Suo padre, indaffarato ed analfabeta com'era, non lo ascoltava quasi mai. Sua madre, povera donna, doveva dedicarsi soltanto alle faccende domestiche e a far nascere bambini che sarebbero stati utilizzati, specie se maschi, a lavorare, lavorare, lavorare.
Giò, questo era il suo nome, sentiva di non poter accettare tale destino. Per questo un giorno, ormai diventato grandicello, decise di lasciare quella casa impregnata soltanto di lavoro, quei campi ingialliti, quegli animali selvatici ed i suoi umili genitori per andare altrove. Dove? Non lo sapeva bene neanche lui. Per questo decise di seguire il vento e si diresse verso il fiume che conosceva bene: spesso infatti esso gli aveva regalato carpe, tinche e qualche volta anche delle guizzanti ed argentate trote.
Cammina, cammina, arrivò in un paese, dove ogni cosa sembrava avere un suo posto prestabilito, una sua funzione. Era il paese di Istruzio, dove tutti sapevano leggere, scrivere e far di conto. Lì era vietato essere analfabeti. Giò, che non sapeva neanche il significato di tale termine, chiese ad un brav'uomo se ad Istruzio qualcuno aveva bisogno di un servo. Ma quel brav'uomo gli disse che non capiva ciò che chiedeva. Allora Giò, sconsolato, cercò di chiedere ad altri, ma ad Istruzio sembrava che il suo povero linguaggio fosse sconosciuto. Incamminatosi per cercare un altro paese meno strano di questo, Giò vide di fronte a sè, lungo la strada che stava percorrendo, un vecchio che trasportava in casa, con fatica, pesanti oggetti a lui sconosciuti: erano dei libri.
Avvicinatosi a lui, gli chiese se avesse potuto aiutarlo. Il vecchio acconsentì e, molto gentilmente, lo fece entrare in casa, gli offrì da bere dell'acqua fresca e frizzantina e gli fece mangiare del pane appena sfornato. Finito di bere e di mangiare, Giò sembrava essere diventato una persona diversa, pur non avendo dimenticato lo scopo per cui era andato via dalla sua casa. Assetato di sapere, pose al vecchio mille perchè. Il vecchio, a differenza dell'altro signore , capiva il suo linguaggio e rispose ad ogni sua domanda. Giò era felice di aver incontrato qualcuno con cui poter dialogare, apprendere e ricevere risposte. Era talmente contento che chiese a quel meraviglioso signore se poteva diventare il suo servo. Il vecchio, stanco ma saggio com'era, capì i bisogni del ragazzo e gli disse che avrebbe accettato, ma ad una condizione: Giò non poteva diventare il suo servo, ma il suo aiutante, e per questo avrebbe ricevuto dei compensi di cui ne avrebbe potuto scegliere però soltanto uno: * ricevere vitto, alloggio e molto denaro; * mangiare e dormire nella stalla ed imparare a leggere, a scrivere, a far di conto; * diventare il suo discepolo, imparando tutto ciò che lui, saggio com'era, avrebbe potuto insegnargli. Giò, dopo aver vagliato le tre proposte, scelse decisamente l'ultima, perchè quel vecchio lo aveva quasi stregato con il suo modo di parlare, di fare e soprattutto di essere. Quel vecchio che, pur essendo stanco ed ormai consapevole di essere arrivato alla fine del suo viaggio, desiderava ancora vivere forse sperando di "occupare" un altro corpo, perchè non voleva che il suo essere stato Uomo, una volta morto, andasse in pasto ai vermi e che ad Istruzio gli abitanti continuassero ancora per secoli e secoli, soltanto a saper leggere, scrivere e far di conto.
Incontrando Giò, finalmente il suo sogno si sarebbe avverato.
Con la giovinezza e l'intelligenza di Giò forse anche Istruzio sarebbe cambiata ed i suoi abitanti non si sarebbero limitati a considerare l'istruzione soltanto come un insieme di regole, di cifre e di caratteri, ma come una linfa vitale che entra dentro l'essere di una persona, la scuote, la rigenera, facendola crescere .
Naturalmente Giò sarebbe ritornato anche dalla sua famiglia, riscattandola dalla concezione che l'essere servo era da loro considerata una normale regola di vita.

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 Un navigatore in rete    - 28-05-2003
Complimenti per il bellissimo racconto di "Giò". Nell'era in cui viviamo le persone intelligenti come Giò, non accetterebbero mai di andare a scegliere l'ultima proposta fattagli dal buon Uomo. L'esperienza fatta gli è servita a qualcosa ?.E' certo che per L'intelligentissimo Giò è stata una reazione per mancanza di molti fattori intorno alla famiglia. Sarebbe opportuno che i genitori dedicassero piu tempo ai loro figlioli.