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Carovana
Yabasta - 23-05-2003
Dal 30 maggio al 8 giugno 2003

Viaggio in Medio Oriente dall'Iraq alla Palestina



" Nell'epoca moderna, il potere conduce guerre multiple e di conquista. non dico multiple nel senso di molte, ma nel senso di in molte parti ed in molti modi. Quindi le guerre mondiali sono oggi piu' mondiali che mai ... ma non sono le bombe che modificano la geografia. Le bombe cambiano la distribuzione della geografia, il suo dominio. Cosi', in questo spazio delimitato da punti e linee, ora domina uno, domani un altro. E' quello che si chiama geopolitica. In realta' le cartine geografiche non indicano ricchezze naturali, persone, culture, storie, ma indicano chi sono i padroni di quelle mappe.
Per il potente, l'umanita' intera e' un bambino che puo' solo essere o docile o ribelle. Le bombe ricordano all'infante umano la convenienza di essere uno e l'inconveniente di essere altro.
...ma questa guerra non e' contro l'Iraq, o non solo contro l'Iraq. E' contro tutti i tentativi presenti e futuri, di disobbedire. E' una guerra contro la ribellione, cioe' contro l'umanita'....ed e' per questo che il NO ALLA GUERRA ha attraversato tutto il pianeta"
Subcomandante Marcos
Da “Altra geografia” Marzo 2003



Un enorme movimento in tutto il mondo ha espresso prima e dopo l'attacco all'Iraq il profondo rifiuto di tutto quello che la guerra nella sua dimensione moderna “globale permanente" porta con se'. I motivi che ci hanno portato a riempire le piazze sono quanto mai confermati anche oggi che formalmente” la guerra e' finita.”
Le immagini, le prospettive politiche che giungono dall'Iraq come dalla Palestina e ancora dall'Afganistan sono quelle di un mondo disegnato con la forza delle armate militari. Risorse energetiche, business economici, definizioni del comando politico dovrebbero essere gli imperativi di una storia futura che calpesta umanita', dignita', democrazia reale.
Ci rendiamo conto tutti che in gioco non c’e' un episodio limitato, ne' la sorte specifica di un pezzo di terra lontana ma l’orizzonte del nostro futuro vivere in comune. La dimensione della guerra si fa legge internazionale ed interna portando con se’ la sorte delle istituzioni internazionali come l’Onu e cercando di annichilire le voci dissonanti.

Ci siamo mobilitati contro la guerra per affermare che un altro mondo e’ possibile, per non essere spettatori attoniti di uno scenario fatto di devastazione e morte.
Per questo proponiamo una carovana nei territori del Medio Oriente proprio nei giorni in cui ad Evian si svolgeranno le contestazioni ad uno degli attori del controllo mondiale il vertice del G8.

- PER RIAFFERMARE UNA DIPLOMAZIA DAL BASSO FRUTTO DELLE RELAZIONI ORIZZONTALI TRA COMUNITA’

- PER RIFIUTARE QUALSIASI MILITARIZZAZIONE DELLA SOLIDARIETA’

- PER DIRE CHE IN PALESTINA COME IN IRAQ LA PACE CON GIUSTIZIA E DIGNITA’ PASSA ATTRAVERSO L’AUTODETERMINAZIONE E IL PROTAGONISMO DIRETTO DEI CITTADINI

- PER SOSTENERE PROGETTI DI COOPERAZIONE REALE CONTRO LA SPARTIZIONE DEI PROFITTI DELLA GUERRA E DELLA RICOSTRUZIONE

Il programma dell’iniziativa che proponiamo assume valore per i tempi e i luoghi in cui si svolgera’.

Alcune suggestioni ed un programma in movimento:

L’1 2 3 giugno 2003 si terra' ad Evian in Francia nel cuore dell'Europa, ma blindato in un' enorme zona rossa il vertice del G8. La prima riunione del G8 del "dopo guerra in Iraq" occasione per spartizioni e rese dei conti tra i potenti. Mentre da tutta Europa si raggiungera’ Evian per manifestare,attraverso le stesse frontiere europee, il rifiuto della legittimita’ del G8, contemporaneamente la carovana raggiungera’ Amman.
Dalla Giordania entreremo in Iraq per sostenere con una presenza attiva e visibile i progetti di cooperazione e solidarieta’ che parecchie associazioni ed ONG stanno iniziando con la rete sociale irachena fuori dalla convivenza con le truppe di occupazione. L’Iraq rischia di diventare con la presenza americana inglese e non solo, un territorio a sovranita’ limitata dove la spartizione dei poteri avviene calata dall’alto e non accompagnata da un reale processo democraticoe dove in molti casi a riciclarsi sono gli interessi che hanno sostenuto la dittatura di Saddam o nuove lobby di potere.
Il governo italiano con l’invio dei corpi militari tra cui i CC del reparto Tuscania ,gli stessi che hanno agito anche contro le nostre manifestazioni a Genova ,si vuole assicurare un posto nella spartizione della torta della ricostruzione coprendo la realta’ con fumose operazioni di protezione alle missioni umanitarie. Dopo la “guerra umanitaria” si assiste all’ipocrisia della “solidarieta’ militarizzata”. Per questo noi vorremmo che uno spazio particolare nella carovana sia dedicato al protagonismo di amministratori ed enti locali che a partire dall’esperienza di opposizione alla guerra possono essere oggi tra i protagonisti piu’ reali nell’intrecciare reti di relazioni possibili con la societa’ civile irachena.

Andremo per continuare ad andare, per non lasciare che gli unici colori accettati siano il verde ed il grigio delle divise militari al posto dei colori dell’arcobaleno delle bandiere della pace, per narrare con GLOBAL PROJECT una realta’ diversa dal pensiero unico dei “vincitori”.

Dopo aver visitato in forma pubblica e collettiva i progetti di solidarieta’ torneremo ad Amman per raggiungere la Palestina.
Il governo Sharon proprio in queste settimane con l’uccisione di Rachel, il ferimento di Tom e Brian, l’esecuzione del giornalista inglese James ha voluto dare un messaggio chiaro: non accetteremo presenze “straniere” nelle vicende di Israele che non siano quelle dei poteri forti internazionali nel traballante processo di pace dettato dall’alto attraverso la fantomatica ROAD MAP.

Noi siamo cittadini del mondo e per questo rivendichiamo come nostro diritto collettivo la protezione della popolazione civile palestinese. Torneremo in Palestina insieme agli attivisti internazionali perche’ anche in questa terra dilaniata possa esserci la speranza di un altro mondo possibile, perche non c’e sicurezza per Israele senza la fine dell’occupazione e perche’ rifiutiamo lo stabilizzarsi dell’apartheid in un pezzo di mondo sulle coste del Mediteranneo .

Vogliamo essere in movimento tra Iraq Palestina ed Evian perche’ siamo cittadini europei e pensiamo che uno spazio attivo dell’Europa nel mondo non si misura attraverso un “Europa supernazione” somma dei peggiori limiti degli stati nazione che la compongono ma invece possa partire dai cittadini, dalle comunita’ locali, dalle reti della societa’ civile.

Associazione Ya Basta


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