E' un buon contratto
Omer Bonezzi - 20-05-2003
Il sei maggio molti colleghi avevano motivo di essere depressi. La lettura del testo, pubblicato su Edscuola, della proposta ARAN per il contratto era stata una staffilata. Tutto quello per cui si spendono quotidianamente fatica e passione: valori come collegialità, indipendenza professionale, inclusività, venivano messi pesantemente in discussione.
Recitava la proposta: tutto il potere ai presidi (i quali, ricordiamocelo, dipendono da direttori regionali, nominati politicamente, che hanno modo di condizionarli pesantemente con premi economici e trasferimenti d’ufficio), Collegio dei docenti: addio, RSU: basta, diritti, permessi ecc… ridotti. Insomma dopo il ghiaccio della mancata e giustamente rinviata manifestazione del 12 sulla scuola per permettere la manifestazione sulla pace, c’era di che essere davvero sconfortati.

Esaminando, a distanza di un paio di settimane, l’esito della trattativa, e con una prima e veloce lettura del contratto, credo che si possa invece tirarsi su di morale. Ragionando di tecnica contrattuale - tralasciamo le valutazioni politiche - questo è un buonissimo contratto.

Sul piano economico: con la crescita del PIL a -0,1 % ed evidenti difficoltà di cassa per lo Stato, i 147 euro medi più gli arretrati (Da 795 euro a 2437 Euro) non erano scontati. Sarebbe da sciocchi non accettarli. Ricordiamoci che per la mancata firma del contratto del 1992 – non voluto dalla categoria, che li riteneva pochi - abbiamo perduto una media di 18 milioni di lire a testa.
L’obiettivo resta quello dai salari europei, ma fare un passo avanti, visto il contesto, è pur sempre meglio che star fermi.

Sul piano normativo: da 10 testi contrattuali siamo arrivati ad uno, chiaro, esigibile. I diritti non sono stati manomessi, anzi in alcuni casi sono stati estesi ai precari.
Il collegio conserva le sue funzioni, e ben si spiega l’irritazione dell’ANP; le competenze delle RSU, che si volevano cancellate, sono invece precisate e consolidate.
E’ fallito il progetto del Governo di renderci degli esecutori privi di indipendenza professionale. Non è questo un contratto che impiegatizza la docenza, anzi, la scrittura contrattuale del profilo definisce uno statuto alto di identità professionale.

Le reazioni contrarie sono in parte inspiegabili. Si capisce quella dell’ANP, vista la collocazione non proprio dignitosa che ha scelto nei confronti del governo.

Per i Cobas invece la lettura del commento è francamente incomprensibile. In sintesi dicono: non ci sono i salari europei. Grazie, lo sappiamo, ed allora non si devono incassare, visto il contesto, i 147 euro?
Ci sono molti precari, ed è vero. Dovrà diventare il problema principale da risolvere. Ma non è un problema contrattuale, il sindacato non è stato fermo in questi mesi, e comunque nel contratto aumentano i loro diritti. Tra cui segnalo l’art 10 comma 11, una vero cambiamento di rotta dalle conseguenze positive imprevedibili. Il contratto non può risolvere il loro problema ma li aiuta.
Sgombrato il campo dal contratto è evidente che la precarizzazione della scuola diventa il problema principale. Altrimenti il contratto con la sua valenza emblematica oscurerebbe quel problema a cui non è collegato. Vecchi e cari Cobas, a volte i riflessi condizionati fanno scherzi.

La Gilda, poi, ha partecipato alla trattativa quando era in campo la proposta dell’ARAN del 6 maggio, senza abbandonare il tavolo, ma lo ha abbandonato quando questa proposta è stata, con pazienza, smontata dai sindacati . Un peccato frutto di coazioni a ripetere. Che pensare? Che la Gilda preferiva la stesura del 6 maggio a quella conclusiva? Manca, ed è un peccato per la categoria, la sua firma. Dio acceca chi si vuol perdere.

I sindacati confederali e lo Snals hanno fatto il miracolo. Erano uniti. Anche se un problema resta aperto: sulla Moratti i giudizi non convergono. Bisogna fargli cambiare idea facendo leva sui loro iscritti che, invece, sono totalmente contrari alla controriforma. Il contratto è di controtendenza, smentisce a fondo i capisaldi della controriforma Moratti, anche questo aiuterà, quanto una manifestazione.

Ora ci sarà la doppia consultazione: quella dell’Aran al governo e quella dei sindacati alla categoria.
Non dimentichiamo che il contratto statali firmato dall’ARAN è stato “respinto” dal Governo. La tentazione potrebbe presentarsi anche per il nostro contratto, soprattutto quando saranno concluse le operazioni elettorali. Per questo la consultazione del mondo della scuola non è un pranzo di gala.
I no al contratto, che probabilmente saranno pochi, devono essere ridotti al minimo; al governo deve arrivare un segnale che lo obblighi ad accettare il contratto così com’è. Ogni nuova apertura di trattative, visto il contesto economico, sarebbe un errore forse peggiore di quello fatto nel maggio-giugno 1992. Per questo credo sia giusto convincere tutti a partecipare alle assemblee di consultazione e convincere tutti a votare a favore del contratto, anche gli eterni scontenti e coloro le cui organizzazioni si sono dissociate. E’ l’unica scelta che va nell’interesse della categoria.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Gianni Monaco    - 20-05-2003
Certamente non si poteva ottenere di più, sicuramente è stato meglio firmarlo che non, ma spacciarlo per un buon contratto!
O ti mangi 'sta minestra o ti butti dalla finestra.

 Michele Kodric    - 25-05-2003
E' un buon contratto?
Dipende: per chi?
Forse solo per i D.S.G.A.(gli ex Segretari) che sono ancora per la maggior parte dei diplomati e si troveranno a fine carriera(35 anni, Tabelle alla mano) a percepire 147 euro in più rispetto ad un docente laureato (che deve sempre integrarsi gli anni della laurea spendendo soldoni!!).
Se è un premio per il maggior lavoro nelle Istituzioni Scolastiche dopo gli accorpamenti, mi va bene, ma dove sono gli aumenti EUROPEI per i docenti ?
Forse si attende l'ingresso in Europa dell' Albania per questioni di medie?
CONTRATTI SEPARATI!!!

 Tonet Aldo    - 27-05-2003
Questo è un articolo da "contrordine, compagni". Mi sembra di vedere i miei amici quando, negli anni '70, leggevano l'Unità al mattino e solo dopo averla letta avevano una opinione sui fatti della politica. Congratulazioni, dottor Bonezzi. Non vi smentite mai, voi portatori del pensiero unico. E poi volete che la gente vi voti? Ma quando mai?

 ilaria ricciotti    - 08-06-2003
Se si otterranno questi aumenti contrattati, per coerenza una categoria insoddisfatta del contratto dovrebbe inviarli al mittente, che ne dite? Votare no a questo contratto, in cui si è riusciti, con un governo del genere , a salvare il salvabile, almeno speriamo, in quanto ancora i sindacati non hanno firmato nulla, significa non essere concreti, volere la luna e richiedere, come sempre quello che non otterremo mai, almeno fino a quando non saremo disposti ad avere una mentalità meno corporativa, più collaborativa e solidale.
Concludo affermando che ognuno ha quello che si merita. Se i sindacati, questa volta uniti, contro un fronte non disponibile a concedere nulla, firmeranno significa che di più non potrebbero chiedere, nè ottenere. Certi docenti fanno le famose "okkupazioni", "diversi genitori non maderanno a settembre i loro figli a scuola", ma quanti sarebbero disposti a seguirli? Quanti sarebbero disposti a scioperare nuovamente per esternare il proprio dissenso? Pochi, come sempre del resto! Ed abbiamo anche il coraggio di lamentarci? Ma cerchiamo, almeno per una volta, di farci l'autocritica e cambiare, non aspettandoci sempre che la manna arrivi dal cielo!