breve di cronaca
Continuons le combat
Liberazione - 17-05-2003


Lo sai? siamo in sciopero a causa delle riforme del nostro governo che sono tanto "ignobile" per il futuro dei bambini, per la scuola che era "repubblicana" e per TUTTI i bambini, e anche per la "pensiona" (? si dice "la retraite" in francese.).
Dunque sono in sciopero e la mia scuola è chiusa perché lo siamo tutti gli insegnanti : vogliamo tutti l'egualità per i bambini e i pensionati!
- Da una lettera di Rachel C., nord della Francia. (Red)



Parigi - «Un compromesso accettabile». Con queste parole, il segretario generale della Cfdt (Confédération français démocratique du travail, sindacato "riformista", secondo per aderenti solo alla Cgt) ha frantumato l'unità della lotta contro la riforma delle pensioni che aveva portato in piazza, martedì, quasi due milioni di lavoratori in tutta la Francia. Un bel regalo al governo di destra, che ha ottenuto, dopo una sola giornata di discussioni, l'obiettivo che si era prefisso: un accordo separato con la Cfdt e la Cfe-Cgc (Confédération française de l'encadrement, il sindacato dei quadri), che gli permette di salvare l'immagine di apertura alle istanze della "France d'en bas" (la Francia popolare), ritornello degli spot elettorali di Raffarin. «Questa riforma è il risultato dell'accordo con cinque organizzazioni sindacali e patronali su otto», ha potuto dichiarare ieri François Fillon, il ministro del lavoro, addizionando, senza troppo badare alla coerenza, due confederazioni sindacali sulle cinque invitate al tavolo delle trattative, e tre su tre organismi di rappresentanza del patronato: Medef (la confindustria francese), Cgpme e Upa.

I 19 punti

I diciannove punti dell'accordo firmato giovedì sera coincidono essenzialmente con gli "aggiustamenti" annunciati dal governo già alla vigilia dell'apertura delle trattative, e non modificano nella sostanza lo spirito della riforma Fillon. Le pensioni più basse saranno calcolate sull'85 per cento dello smic (lo stipendio minimo) e non sul 75 per cento; per i lavoratori che hanno cominciato la loro attività a 16 anni, e non solo a 14 e a 15 come previsto dal testo iniziale, sarà possibile ritirarsi prima dei 60 anni; per gli impiegati pubblici, infine, la pensione sarà calcolata sul 75 per cento degli ultimi sei mesi di stipendio. Nessuna trattativa su due punti essenziali del dossier: l'aumento degli anni dei contributi (42 per il pubblico e il privato entro il 2020) e le misure di penalizzazione per chi deciderà di lasciare il lavoro senza aver raggiunto l'età prevista o gli anni di contribuzione richiesti (per ogni anno mancante, il cinque per cento della pensione, per tutti, dipendenti pubblici e privati).

«Palesemente il governo non ha ascoltato la forza delle esigenze espresse nell'eccezionale mobilitazione del 13 maggio»: così, in un comunicato congiunto, Cgt, Fo, Unsa e Fsu (il sindacato degli insegnanti) hanno voluto ribadire un'analisi dei fatti sensibilmente discordante da quella assunta dalle confederazioni firmatarie del testo governativo. Le assicurazioni di François Chérèque, che ha passato la giornata di ieri a ribadire da tutte le tribune medianiche che grazie all'accordo raggiunto con il ministro «la Francia conserverà il migliore sistema pensionistico per ripartizione d'Europa», non sono bastate a convincere, pare, i lavoratori. Nemmeno gli aderenti alla sua stessa confederazione. «E' inimmaginabile. Dire che i compagni sono furiosi è un eufemismo», riassume Denis Audlauer, responsabile della Cfdt ferrovieri. Molte federazioni locali si sono dissociate dalla decisione del segretario generale, e hanno annunciato che proseguiranno la mobilitazione rilanciata dalle altre forze sindacali.


Partita aperta

La partita, quindi, è tutt'altro che chiusa. Ieri, un'altra giornata di scioperi e manifestazioni. La scuola rimane il settore dove la protesta si fa sentire con più forza. Molti istituti rimangono chiusi, e ancora giovedì pomeriggio un corteo di seimila insegnanti ha attraversato le vie di Parigi, per raggiungere il ministero della pubblica istruzione. I sindacati hanno chiamato tutte le categorie ad associarsi all'appuntamento di lunedì prossimo, 19 maggio, giornata di sciopero nazionale della scuola contro la riforma dell'educazione proposta dal ministro Luc Ferry.

Non solo pensioni, dunque. E non solo Francia. Scene dallo stesso copione si stanno rappresentando in queste settimane in Germania, in Austria, in Italia. Ovunque, la medesima vulgata percorre le dichiarazioni preoccupate di economisti e opinionisti: deficit dei bilanci pubblici, bomba demografica, invecchiamento della popolazione. Il 13 maggio, i ministri delle finanze dei Quindici hanno definitivamente adottato una legge europea che apre il mercato continentale ai fondi pensione privati. Ci si attende, in pratica, che le riforme delle pensioni orientino i lavoratori verso le assicurazioni private, che dovrebbero compensare la quota non più garantita dalla ripartizione statale. Quel sistema per capitalizzazione, insomma, decantato dai nostri politici come la soluzione a tutti i problemi di bilancio. Ma non si tratta che di una logica contabile. In un clima di recessione economica generalizzata, la precarizzazione del lavoro, l'impoverimento degli stipendi, l'aumento della disoccupazione rendono molto improbabile il successo di un tale sistema in Italia come in Francia.

La mobilitazione continua, dunque. E trova nuove parole d'ordine, sempre più chiare e comuni. Lunedì con gli insegnanti, e poi domenica 25 per una grande manifestazione nazionale a Parigi, i lavoratori francesi sanno che la posta in gioco è il futuro dell'intero sistema dei diritti sociali. La radicalizzazione della protesta ha finalmente interrogato le file dei socialisti, riuniti da ieri in congresso straordinario a Digione. Dopo mesi di partecipazione "invisibile" alle manifestazioni contro i piani di riforma del governo Raffarin (seppur presenti, militanti e, soprattutto, dirigenti socialisti hanno quasi sempre scelto di non raccogliersi dietro ad uno striscione comune), il Ps ha detto di voler esprimere una posizione chiara su questo soggetto al centro delle preoccupazioni dei francesi. François Hollande, primo segretario del partito che sarà certamente rieletto, vuole che il congresso si chiuda con una dichiarazione sulle pensioni. Ma fra la prudenza dei toni da "partito di governo" e la pressione della base militante, non è facile immaginare i contorni ancora fumosi dell'annunciata contro-riforma socialista.

Clelia Cirvilleri
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