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Immigrati: nel 2003 sono 800mila in più
Vita no profit - 15-05-2003

Anticipazione del “Dossier Statistico Immigrazione 2003”, a cura di Caritas Italiana. Sono 2.395.000 gli immigrati regolari in Italia all'inizio del 2003, il 4,2% della popolazione

Il Dossier Statistico Immigrazione 2003, curato da Caritas e Migrantes, uscirà nel prossimo ottobre. E' già possibile però anticipare alcuni dei dati più significativi e cercare di interpretarli.
Sono 2.395.000 gli immigrati regolari in Italia all'inizio del 2003, secondo le stime del Dossier elaborate su dati forniti dal Ministero dell'Interno: 800.000 in più rispetto all'anno precedente.
L'incidenza degli stranieri sulla popolazione è del 4,2% , inferiore solo di un punto alla media europea.

Significativo è l'impatto occupazionale dei lavoratori immigrati. Nel 2002, secondo le nostre elaborazioni su dati Inail, le assunzioni dei lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti sono passate a 659.847 - 192.547 in più rispetto all'anno precedente - e incidono sul totale delle assunzioni per l'11,5% , due punti in più rispetto al 2001.

Per quanto riguarda le dinamiche regionali, nel confronto tra il numero di soggiornanti di fine 2001 e fine 2002 rileviamo che Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Lazio, Campania, Sicilia, Sardegna sono al di sotto della media d'aumento. Piemonte, Lombardia, Molise, Basilicata nella media con un aumento del 10-13%; Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Calabria al di sopra della media; Campania e Puglia in diminuzione.

Sulla base di questi primi dati possiamo affermare che l'immigrazione sta assumendo una portata sempre più strutturale all'interno della società italiana, anche se la richiesta di lavoratori immigrati non sempre trova un corrispettivo nella programmazione ufficiale, come attesta anche l'ultima regolarizzazione.

Per evitare “una programmazione a posteriori” (tali si possono definire le regolarizzazioni) possono, dunque, essere utili, diverse misure, tra cui previsioni maggiormente aggiornate sul fabbisogno di manodopera, e la consapevolezza che la presenza di un immigrato ogni 25 residenti comporta un maggiore investimento sui servizi sociali, a partire dalla politica abitativa, oggi molto carente, per arrivare a quelle di carattere culturale.

Informazioni: Alberto Colaiacomo – Ufficio Stampa Caritas Roma tel. 06.69886417

I nuovi numeri dell'immigrazione e il loro significato

Sulla base dei dati forniti dal Ministero dell'Interno la stima della presenza legale degli immigrati in Italia all'inizio del 2003 si aggira sulle 2.395.000 unità, con un margine di approssimazione di circa il 5%. E' infatti difficile stabilire il numero esatto dei minori (l'ultimo dato delle anagrafi comunali risale al 31.12.2000) e il numero effettivo dei lavoratori che otterranno la regolarizzazione (su 703.000 richieste, talvolta più domande riguardanti la stessa persona, abbiamo ipotizzato che si tratti di 600.000 persone fisiche).
Una cosa è certa: l'incidenza del 4,2% degli stranieri sulla popolazione ci avvicina alla media europea, superiore solo di un punto. Su altri aspetti si richiede prudenza. Sarebbe, infatti, inesatto dire che la popolazione immigrata è aumentata in un anno dell'11% solo in forza dei nuovi ingressi: probabilmente in circa la metà dei casi (152.533 soggiornanti in più rispetto al 2001) si è trattato di registrazioni tardive di persone che erano già presenti. Ulteriori precisazioni saranno possibili solo dopo la messa a disposizione dei dati sui visti e sui nuovi ingressi.

Le dinamiche regionali

Nel confronto tra il numero di soggiornanti di fine 2001 e fine 2002 rileviamo che vi sono regioni:

al di sotto della media d'aumento: Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Lazio, Campania, Sicilia, Sardegna;

nella media con un aumento del 10-13%: Veneto, Piemonte, Lombardia, Molise, Basilicata;

al di sopra della media: Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Calabria;

in diminuzione: Campania e Puglia.

Un discorso articolato sulle differenze regionali può essere fatto basandosi, anziché sui permessi di soggiorno, sulle domande di regolarizzazione, che a livello nazionale sono 99 ogni 100 lavoratori provenienti da paesi a forte presenza migratoria che già soggiornavano in Italia. Per quanto riguarda la regolarizzazione vi sono regioni:

al di sotto della media (meno di 70 domande ogni 100 lavoratori): Valle d'Aosta, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna;

nella media (70-130 domande ogni 100 lavoratori): Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia;

al di sopra della media (a partire da 130 domande ogni 100 lavoratori): Basilicata, Campania e Calabria.

La situazione risultante all'inizio del 2003 è dovuta all'effetto congiunto di queste due distinte dinamiche, dovute ai nuovi ingressi (o alle nuove nascite) e alle regolarizzazioni.

Il forte impatto occupazionale dei lavoratori immigrati

A questo riguardo basti ricordare che nel 2002, un anno tutt'altro che favorevole per l'occupazione, secondo i dati INAIL le assunzioni dei lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti sono passate nel 2001 a 659.847 nel 2002 (192.547 in più rispetto all'anno precedente, quando erano 467.304) e incidono sul totale delle assunzioni per l'11,5% (due punti in più rispetto al 2001).La forbice risulta molto allargata tra le diverse aree del paese e si va dal 4% del Meridione al 17,7% del Nord Est;
A loro volta i saldi occupazionali aumentano di più della metà, passando da 88.448 a 140.222 (+51.774): essi incidono per il 26,8% sui nuovi posti di lavoro (e per più del 35% in entrambe le aree del Nord).
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