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Africa
Africa news - 12-05-2003
Kenya. Una marea invade la scuola


Insediato da poche settimane, il nuovo governo kenyota Kibaki, successore di Moi, ha dovuto farsi carico di un gravoso compito quando si è visto costretto a mantenere le velleitarie promesse elettorali sull’istruzione elementare obbligatoria gratuita per tutti. Aveva vinto le elezioni puntando, fra l’altro, proprio su questo argomento, d’impatto decisamente straordinario.Inoltre gli esperti sono quasi tutti unanimi nel ritenere che un’operazione decisiva come l’istruzione universale gratuita sia sicuramente alla portata del paese.

La Dottoressa Jacinta Ndambuki , consulente nel campo dell’istruzione, afferma che se le tasse governative venissero incassate in modo efficiente i fondi necessari per finanziare l’istruzione universale gratuita sarebbero disponibili. La sua opinione è condivisa dal Ministro della Pianificazione e dello Sviluppo, il Professor Anyan’g Nyon’go, secondo il quale basta che il nuovo governo mobilizzi le risorse finanziarie pubbliche disperse dal regime precedente. " Se si ponesse un freno ai cattivi investimenti e allo sciupio di risorse pubbliche, si otterrebbe una crescita impressionante della disponibilità finanziaria dello Stato " afferma il professore.

Ma, non mancano gli addetti del mondo dell’istruzione che sono invece del parere che il nuovo governo ha fatto un gravissimo errore a lanciarsi in promesse populiste e insensate che hanno portato all’assurda e pericolosa situazione odierna che vede bambini affollare a migliaia e migliaia le scuole, mettendo a repentaglio il sistema e la sua struttura complessiva, tuttora quanto mai precaria e limitata. Il Kenya dispone di sole 17.000 scuole elementari con una popolazione scolastica di 6.2 milioni di studenti. Circa 3.3 milioni di bambini in età scolare si trova fuori dalla scuola, mentre circa 12 milioni di ragazzi non possono frequentare le scuole superiori per mancanza di soldi per pagarsi le tasse.

Gli esperti del settore educativo attribuiscono queste alte percentuali d’esclusione all’improvvida introduzione da parte del governo nell’88 di un nebuloso sistema di condivisione con gli utenti dei costi delle tasse scolastiche; un provvedimento fatto oggetto d’abuso da parte dei direttori scolastici lanciatisi a pretendere ogni forma di balzello alle povere famiglie degli studenti.

Ma, con l’annuncio da parte del nuovo governo dell’offerta d’educazione gratuita, i tanti genitori poveri i cui figli non avevano accesso alla scuola, si sono sentiti finalmente in grado di mandarceli, senza nemmeno il corredo necessario di divisa e cancelleria. I presidi sono stati trattati male dalle più alte autorità scolastiche e perfino buttati fuori dalla scuola quando hanno tentato di spiegare ai genitori che non potevano praticamente affrontare un affollamento di così vaste proporzioni.

"Faremo tutto il possibile per far sì che i nostri figli siano ammessi ad ogni costo, anche a condizione che i bambini debbano far lezione sotto gli alberi, se mancano le aule." ha urlato la signora Janet Wanjiku, che ha portato i suoi figli alla scuola elementare di Mathare Area 1, alla periferia di Nairobi.

E alla scuola elementare Daima, nella zona di Huruma, a Nairobi, i genitori sono arrivati a prendere loro stessi in mano con la forza la gestione delle procedure d’ammissione, portando direttamente i loro figli nelle diverse classi ordinando loro di sedere ed aspettare gli insegnanti.

Un caso del genere si è detto essere accaduto anche alla premiata scuola elementare Olympic, dove il celebre parlamentare Raila Odinga, eletto in quella zona, si è spinto ad affermare che il governo dovrebbe predisporre delle tende per poter accogliere tutti gli studenti in eccesso che non trovano posto nelle aule.

In circostanze del genere non aiuta certo il fatto che in questo paese il concetto di educazione universale gratuita sia sempre stato usato come uno spregiudicato strumento politico per corteggiare gli elettori. A gennaio 2002, l’allora presidente Daniel Arap Moi aveva ordinato ai presidi di non imporre alcun tipo di tassa scolastica poiché l’istruzione doveva essere gratuita. Ma, alle sue direttive non venne dato alcun seguito da parte degli operatori poiché il governo, demagogicamente, non si preoccupava di fornire nessuna alternativa economica per mandare avanti l’attività delle scuole.

All’apice della campagna per le elezioni generali del dicembre 2002, il NARC ha messo l’accento sul fatto che l’istruzione universale gratuita era possibile, mentre il KANU, attraverso il suo candidato Uhuru Kenyatta, affermava che non si poteva pensare di garantirla. Quando il NARC ha vinto le elezioni, si è trovato di fronte alla necessità di dover mantenere la promessa elettorale.

Il Kenya è uno dei paesi che ha firmato la Convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui Diritti dei Bambini (CRC) e la Carta Africana sui Diritti ed il Benessere dei Bambini (ACRWC) del 1990 che sanciscono, entrambe, l’introduzione di un’istruzione di base obbligatoria gratuita. I due impegni internazionali ufficiali sono stati blandamente introdotti nella Legge sui Bambini che è entrata in vigore lo scorso marzo. L’articolo 7 della legge sancisce che: " Ogni bambino ha diritto ad un’istruzione elementare gratuita, di cui il governo si rende responsabile."

Ma, l’entrata in vigore frettolosa e senza preparazione delle nuove disposizioni ha portato ad un improvviso diluvio d’iscrizioni nelle poche scuole disponibili le cui classi si sono riempite tremendamente oltre la loro capacità. I genitori hanno approfittato della situazione di gratuità della scuola statale per togliere i loro figli dalle costose scuole private, trasferendoli a quella divenuta di gran lunga più vantaggiosa da un giorno all’altro.

E’ avvenuto anche che le scuole più rinomate per i buoni risultati ottenuti agli esami di Stato sono state oggetto della richiesta più pesante di iscrizioni. Di conseguenza, per via della congestione creatasi, gli alunni non sono stati messi in grado di apprendere svolgendo il loro lavoro scolastico in un ambiente minimamente adeguato. Alla scuola elementare satellite di Riruta a Nairobi, per esempio, una classe che ha normalmente ospitato quaranta bambini, ne ospita oggi addirittura ottanta.

Il professor George Saitoti, Ministro dell’Educazione, Scienza e Tecnologia ammette che l’offerta governativa della istruzione pubblica gratuita ha gettato nello scompiglio tutte le scuole ed il mondo dell’educazione nel suo insieme, affermando che: " Fin dall’apertura delle scuole è scoppiata la domanda di genitori che cercavano disperatamente l’istruzione gratuita. Ora stiamo cercando di trovare rapidamente delle soluzioni ai problemi che sono stati creati da questa innovazione."

Nel gennaio scorso Saitoti, presentando il regolamento d’esecuzione della legge sull’introduzione della scuola gratuita, ha ordinato ai presidi di rimborsare le tasse scolastiche che sono state pagate in anticipo l’anno scorso. Questa disposizione non è stata ad oggi rispettata e, non solo, a Nairobi i genitori che mandano i loro bambini alla prima elementare continuano a pagare una retta d’ammissione di ben 130 dollari. Una tassa scolastica che è generalmente pagata in anticipo l’anno precedente a quello di inizio della scuola.

Il Ministro ha ordinato, fra le altre cose, l’ammissione di tutti gli studenti, indistintamente dalla loro età. Quest’ultima direttiva ha creato ulteriori problemi, poiché bambini e ragazzi sotto e sopra l’età scolastica corretta sono piovuti nelle scuole. Alla scuola elementare Ndile, nel distretto costiero di Taveta, perfino un diciassettenne è stato ammesso alla prima elementare e Cornelius Lesilale, responsabile locale dell’istruzione, così commenta, lapidariamente:" Abbiamo deciso di ammetterlo per assicurare a ognuno il diritto all’istruzione." Nello stesso distretto anche una madre diciottenne è entrata in prima elementare.

Saitoti ha anche dato incarico ai vari responsabili ed operatori dell’istruzione di fornire consigli al governo sulle modalità più consone ed efficaci per mettere in pratica le controverse direttive politiche impartite dal governo. I funzionari devono fra l’altro informare i genitori riguardo le scuole che hanno migliore capacità ricettiva in modo da cercare di ridurre la congestione nelle scuole sottoposte alla maggiore pressione e richiesta.

Con un’altra iniziativa che ha tutta l’aria di essere improvvisata e scombinata, Saitoti ha affermato che il governo avrebbe comprato materiale scolastico come gesso, libri e cancellini, dimenticandosi di menzionare chi avrebbe provveduto a pagare il personale, le bollette e il cibo nei convitti. Di conseguenza regna tuttora la confusione più totale, anche perché lo stesso Ministro ha fatto capire che ai genitori sarebbe stato chiesto di partecipare a queste spese, per lo meno in alcune scuole.

Ad una conferenza aperta ai vari attori del settore dell’istruzione tenutasi a Nairobi presso il Kenya Institute of Education, Saitoti sembra abbia detto che il governo non ha intenzione di assumere immediatamente nuovi insegnanti per fare fronte alla situazione creatasi, facendo presente che per fare ciò sarebbero necessari troppi soldi, una somma che non è disponibile nel budget corrente dello Stato. In tal senso si sarebbe espresso, affermando testualmente: " Non posso impegnarmi ora sulla questione, poiché si tratta di qualcosa che ha enormi implicazioni finanziarie e di budget."

Ma, la dottoressa Ndambuki fa presente che una distribuzione ben concepita degli insegnanti disponibili potrebbe aiutare a migliorare la situazione; secondo lei alcune scuole hanno troppi docenti, mentre altre soffrono di una gravissima carenza di personale. " C’è un gran bisogno, non solo di rendere l’istruzione primaria disponibile a tutti, ma anche di ridefinire l’intera struttura della istruzione di base, fra l’altro distribuendo gli insegnanti in maniera conveniente ed appropriata" afferma la consulente.

Alla fine dell’anno scorso il paese era arrivato ad avere una carenza di 31.000 insegnanti e questo numero è oggi ulteriormente salito per via dell’aumento straordinario di iscrizioni provocato dalle nuove direttive che hanno introdotto la scuola elementare gratuita. L’attuale penuria di insegnanti va addebitata al blocco delle assunzioni decretato nel lontano ‘98, che ha fatto sì che si trovino ora senza lavoro ben 40.000 insegnanti formati.

La scarsità di insegnanti è sicuramente destinata ad avere un forte impatto negativo sui risultati scolastici degli studenti, poiché il rapporto alunno insegnante non risulterà certamente neanche minimamente adeguato. Francis Nganga, segretario generale dell’Unione Kenyota degli Insegnanti, ha affermato sconsolato: " Una compagine di insegnanti demoralizzati insegnerà di mala voglia ad un enorme numero di studenti, quasi sicuramente con grave detrimento dei risultati, a danno degli alunni, naturalmente."

Non esistono dubbi che è stato lasciato sulle spalle degli insegnanti tutto il peso della confusione che è stata maldestramente generata; si trovano infatti, da soli, a dover prendere l’ingrata decisione se farsi carico di tutti gli studenti che piovono nelle classi, oppure reagire sfidando la direttiva del governo e rifiutarli.

Saitoti ha suggerito che le scuole con il maggior carico di alunni operino in turni in virtù dei quali, per esempio, i bambini delle classi più basse vanno al mattino, gli altri al pomeriggio. Il Ministro afferma anche che il governo cercherà di rendere disponibili quanto prima 65 milioni di dollari freschi per poter far fronte già da quest’anno alla nuova politica di istruzione, ma, intanto, per l’attuale trimestre scolastico ne ha messi a disposizione solo 6,5, il 10%.

Il governo ha preparato una direttiva denominata " Piano d’Azione per l’Educazione Universale (EFA) " nella quale si dichiara di voler garantire l’istruzione primaria a tutti entro il 2005 e rendere universalmente disponibile entro il 2015 anche quella superiore. Ma, se si considerano la situazione di partenza e gli sviluppi attuali, questo obiettivo rischia di rimanere chiaramente utopico ed illusorio, se si prende atto, fra l’altro, del fatto che molti genitori sono talmente poveri da non potersi permettere di comprare neanche divise e cancelleria per i propri figli.

Zachary Ochieng

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Ogni anno 12.000 ragazzi rapiti e schiavizzati dai ribelli. Scappare significa spesso morire!


NAIROBI - Patrick Komakech, 15 anni, è steso su un letto, contento per la sua libertà e soprattutto per aver salva la vita. E’ stato portato in un centro di riabilitazione nella città di Kitgum, nel nord dell’Uganda, dopo essere sfuggito ai suoi carcerieri, il gruppo di ribelli del Lord's Resistance Army (LRA), due settimane dopo che essi lo avevano rapito a scuola. E’ stato tra i pochi ad essere così fortunato. Altri del suo gruppo che avevano tentato di scappare sono stati nuovamente catturati e uccisi davanti ai loro compagni, “come lezione su cosa ci sarebbe accaduto se avessimo tentato di fuggire”.

I ragazzi sono il bersaglio principale dell’insurrezione iniziata 17 anni fa da parte dell’LRA e che terrorizza i civili nel nord dell’Uganda. La milizia, capeggiata da Joseph Kony, cerca di rovesciare il presidente Yoweri Museveni e sostituire il suo governo con un regime governato in base ai biblici Dieci Comandamenti.
I ribelli attaccano periodicamente i villaggi di Acholi, uccidendo civili e portando via i bambini e i ragazzi per costringerli nei loro ranghi e le ragazze per usarle come schiave sessuali per i loro comandanti. I ragazzi che sono riusciti a scappare dalla prigionia dell’LRA raccontano storie orribili riguardo l’estrema violenza fisica e psicologica con cui sono stati iniziati a far parte dei ranghi dell’esercito dei ribelli.

Peter Ochan, 14 anni, venne rapito nel sonno e costretto a camminare per una notte e un giorno interi, prima che insieme a un suo compagno gli fu permesso di riposare. Ha raccontato che, durante i suoi 10 mesi di prigionia, bastonare i ragazzi i morte da parte dei comandanti dei ribelli era un rito quotidiano nella boscaglia.
Ochan, ora accolto nel Gulu Support the Children Organisation, GUSCO, un centro di recupero aperto per aiutare i ragazzi ad uscire dalla prigionia, spiega come lui e altri vennero obbligati a trasportare il corpo decomposto di un loro compagno ucciso per aver tentato di scappare. “Abbiamo portato il corpo sulle spalle ovunque andassimo – dice – Puzzava parecchio. Ci dicevano che faceva parte del nostro addestramento. Il comandante poi ci disse di cavar fuori il cervello da ciò che era rimasto e di andare in giro a mostrarlo a tutti”.

Un altro evaso, Tony Ulanya, 16 anni, racconta di aver incontrato il leader dell’LRA Joseph Kony diverse volte e lo descrive come un “uomo invasato”. “La domenica ci predicava per molte ore - dice – Ci diceva sempre che lui parlava con un angelo il quale gli aveva predetto che sarebbe diventato un giorno il presidente dell’Uganda, e che i giovani che aveva catturato e i bambini nati durante la prigionia si sarebbero impossessati del paese. Ogni tanto abbandonava tutti e se ne stava a lungo per conto suo”.

Le possibilità di scappare da questa schiavitù sono molto rare per molti dei prigionieri. Molti non osano fuggire per paura di rappresaglie, sia nei confronti loro che delle famiglie. Apprezzando la sua libertà presso il Kitgum Concerned Women's Association (KICWA), Patrick rievoca alcuni dei suoi ricordi più raccapriccianti. “Due ragazzi tentarono di scappare – dice – e furono picchiati a morte, con dei bastoni. Un ragazzo i cui piedi erano troppo gonfi per poter camminare ancora fu legato e lasciato indietro a morire. Venne lasciato lì e gli fu detto di mangiarsi i suoi escrementi”.

Coloro che gestiscono il centro di recupero per i prigionieri liberati, come il GUSCO e il KICWA, dicono che la maggior parte dei ragazzi che scappano sono spesso denutriti, indeboliti dalle malattie, e severamente traumatizzati. “Nella boscaglia il cibo buono, come pollo e carne di capra, era riservato ai comandanti, mentre i ragazzi mangiavano solo sorgo o frutti selvatici – ricorda Patrick – In Sudan (dove l’LRA ha la sua base, ndr) – dovevamo uccidere delle persone, rubare i loro animali e prendere i cereali nei magazzini per poter sopravvivere”.
I centri di riabilitazione comunque rappresentano solo un sollievo temporaneo per i prigionieri liberati. Una volta che il loro ritorno in famiglia è stato realizzato, i ragazzi rimangono a rischio costante di essere ricatturati, cosa che significherebbe l’esecuzione istantanea da parte dei loro carcerieri.

Mads Oyen, il responsabile dell’Unicef per l’Uganda, ha affermato che ci sono stati almeno 6.000 rapimenti dall’inizio del 2003 e che se ne stimano non meno di 12.000 all’anno. “I rapimenti avvenuti dopo il giugno 2002 sono stati il massimo numero di sempre”, ha detto Oyen. Christopher Arwai, capo del centro KICWA, crede tuttavia che siano parecchi di più i ragazzi rapiti nel nord dell’Uganda durante la ribellione, molti dei quali non sono mai stati registrati.

A cura di Rolando A. Borzetti
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