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Perchè?
Repubblica on line - 10-05-2003

PALERMO - Ha deciso di farla finita davanti a tutti i suoi compagni, buttandosi giù da un balcone al quarto piano della scuola che frequentava, l'istituto alberghiero di Palermo. Così è morto questa mattina, intorno alle 11,30 Francesco F. studente sedicenne della seconda D alla scuola di via dei Mille.

Nelle prime concitate fasi della tragedia non si era capito se il ragazzo fosse caduto per un incidente oppure se avesse deciso di uccidersi. Ma la testimonianza di due bidelli ha fugato ogni dubbio: il ragazzo, durante la ricreazione, si trovava sul balcone del quarto piano della scuola, a venti metri da terra, poi i bidelli l'hanno visto salire sul muretto, alto circa un metro e mezzo, e buttarsi giù nonostante le urla con le quali i bidelli hanno provato, inutilmente, a fermarlo.

Gli inservienti scolastici hanno avvertito subito il "118" ed il "113". Il preside dell'istituto, Pietro Piazza, racconta: "Siamo scesi subito in cortile: la finestra si affaccia all'interno dell'edificio. Il ragazzo era ancora vivo. La scena era terrificante. Francesco è stato preso e trasportato in ospedale. Siamo rimasti tutti attoniti".
Ma la corsa delle ambulanze verso l'ospedale è stata inutile, troppo forti i traumi subiti dal ragazzo che è morto a qualche ora di distanza dal ricovero al reparto di rianimazione.

Intanto nella scuola ci si interroga sul perché di un gesto così estremo. Un compagno di classe ha raccontato che il ragazzo ha lasciato un biglietto nel proprio portafoglio in cui sarebbe scritto: "Leggete il messaggio sul mio telefonino. Arrivederci, addio". Un fatto che lascia pensare a un suicidio premeditato. Il cellulare è stato preso in consegna dalla polizia.

Il compagno di Francesco ha aggiunto che "da tre giorni gli studenti della II D non uscivano dalla classe per andare a fare colazione durante la ricreazione". Oggi - ha proseguito - mentre uscivamo dalla classe due nostri compagni hanno visto Francesco aggrappato alla parete esterna della finestra. Si sono avvicinati e lui avrebbe gridato 'andate via'. Poi sono giunti i bidelli ma Francesco si è lasciato andare".

Secondo i docenti lo studente, che era ripetente, non aveva mai mostrato problemi di alcun tipo. "Ritengo - ha detto il preside - che questo giovane avesse qualcosa dentro l'anima che non ha mai manifestato né ai docenti né agli amici. Non brillava a scuola, ma non penso che se ne facesse un problema". L'istituto è frequentato da 2600 studenti. "Circa duemila - ha osservato il preside - provengono da famiglie a reddito 'zero'. Vivono quindi situazioni di grande disagio. Non so ancora le condizioni economiche e sociali della famiglia di Francesco".

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 ilaria ricciotti    - 10-05-2003
Questa, purtroppo non è l'unica morte di una giovane vita. In passato ce ne sono state altre, troppe, e noi adulti ogni volta, quando accade "l'irreparabile", seguiamo tutti la stessa prassi, quasi per cancellarci di dosso quei sensi di colpa che incosciamente avvertiamo. Perchè? Sono queste le solite domande che ci poniamo. Questo modo di affrontare fatti tanto dolorosi, a mio avviso è poco serio ed involontariamente poco onesto verso di loro e verso noi stessi. Siamo troppo affaccendati nel nostro tran tran quotidiano; siamo troppo affannati o da problematiche contingenti ed oggettive o da quelle che ci creiamo perchè non sappiamo accontentarci di ciò che abbiamo e vogliamo per questo sempre di più, tralasciando i tesori di cui siamo circondati: i nostri figli, i nostri nipoti e/o anche i nostri alunni. Alunni ricchi, poveri, ottimi, pessimi, ma comunque persone che ricercano i propri genitori e/o i propri insegnanti. Alunni che sembrano tanto forti, sicuri, ma che in fondo spesso si mostrano, se uno li fa parlare, soli a gestire le loro paure, i loro problemi esistenziali, i loro problemi di figli o di studenti. Ed allora che fare? Pur non essendoci certo regole uguali per tutti, ci sono doveri che noi adulti dobbiamo rispettare. Primo tra tutti dare l'esempio di ciò che siamo, vogliamo e facciamo. L'altra regola, a mio avviso deteminante, è rispettare chi si ha di fronte, dimostrandogli che ci saremo sempre quando una di queste giovani vite ha bisogno di noi, genitori ed insegnanti. E sì, secondo me la scuola e la famiglia hanno il dovere di collaborare, di ascoltarsi, di scambiarsi informazioni nei confronti dei minori e non di farsi la guerra quasi quotidianamente. Purtroppo questo avviene spesso ed allora ci meravigliamo quando succedono certi fatti dolorosi, o peggio ancora ci incolpiamo a vicenda . Noi adulti, genitori ed insegnanti compresi, che stiamo a contatto con i bambini ed i giovani abbiamo il dovere di prevenire situazioni di disagio o quantomeno di segnalarle entrambi in tempo, anche quando" le cose sembrano andare bene". Se sappiamo accattivarci la fiducia dei nostri bambibi e dei nostri giovani, a volte certe brutte e dolorosissime strorie, forse non si verificherebbero più. I bambini ed i givani hanno bisogno di essere vaccinati da dosi massicce di valori che noi adulti stiamo perdendo, lasciando il vuoto dentro di noi e in coloro che fin da piccoli sono attenti osservatori critici ed imitano il mondo che li circonda : bambini, preadolescenti e giovani. Queste morti dovrebbero farci molto riflettere e farci ritrovare tutti insieme perchè il sacrificio di queste giovani vite non sia inutile.
In questo marasma, in questa confusione, in questi modi di essere potenti e prepotenti, privi di scrupoli, di onestà ed eticità, anche la società e questo mondo poco sano dovrebbero assunersi le loro responsabilità.

 Stefania Gallaro    - 11-05-2003
Cosa succede ad alcuni ragazzi di oggi? Cosa hanno dentro di loro, e soprattutto cosa possiamo fare noi educatori? Davanti a tragedie come questa non riesco a fare a meno di pormi queste domande, ma mi rendo conto che non è semplice trovare delle risposte.

Stefania Gallaro