Pluralismo e neutralità
Gianni Mereghetti - 13-05-2003
Giovanni Belardelli, prendendo spunto dalla lettera di ex- insegnanti del Liceo Berchet di Milano, ha scritto un articolo sul Corriere della Sera dal significativo titolo "L'insegnante si schiera e la scuola è più debole". Io non condivido la posizione di Belardelli che va nella direzione di una scuola neutrale, nella quale noi insegnanti dovremmo entrare in classe senza volto e senza dare nessuna flessione alla nostra voce. L'insegnamento non ha nulla di neutrale, è un uomo che comunica il come e il perchè si interessa a quel pezzo di realtà cui introduce gli studenti. Certo, proprio per il fatto che non è neutrale l'ipotesi con cui ogni insegnante legge la realtà deve essere esplicità così che lo studente possa confrontarvicisi.

Per questo motivo, io, che non condivido il contenuto del manifesto degli ex-insegnanti del Berchet, ritengo che sia legittimo che l'abbiano fatto e che legittimamente entri nella scuola. Infatti la scuola è il luogo della libertà per tutti, liberi gli insegnanti di comunicare esplicitamente la loro ipotesi, liberi gli studenti di verificarla. In questa libertà sta la richezza e la dinamicità della scuola.

La seconda questione che pone Belardelli è quella della natura della scuola. In tale direzione infatti sostiene che “la scuola dovrebbe coltivare il dubbio più che instillare facili certezze”. Credo che la questione sollevata da Belardelli sia centrale per il futuro della scuola italiana e valga la pena affrontarla secondo tutti gli aspetti che implica. A mio parere compito della scuola non è quello di coltivare il dubbio, perché il dubbio crea giovani fragili, disorientati, incapaci di entrare nella realtà, così come la scuola non deve essere la cinghia di trasmissione della cultura dominante. La scuola è l’ambito in cui l’insegnante, in forza del suo impegno con la vita, si assume la libertà e il rischio di proporre un’ipotesi di interpretazione della realtà chiamando ogni studente a verificarne la validità.

E’ per questo che la scuola implica un pluralismo di proposte esplicite, così che gli studenti possano confrontarsi realmente. Ciò che io temo è la scuola neutra, perché è una scuola falsa, in quanto non esiste neutralità nell’educazione: solo per il fatto che un insegnante entra in classe rabbuiato o contento introduce un’ipotesi su come vivere un’ora di lezione.

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 corrada    - 21-05-2003
Questa volta sono quasi d'accordo. Non c'è niente di più triste della falsa neutralità. Non c'è niente di meno adatto alle menti dei giovani che la mancanza di passione , ma non dimentichiamo che la cultura si deve nutrire di passione e insieme di capacità critica, che il pluralismo non è compatibile con il grigiore e la subalternità a modelli culturali uniformi e scontati, ma si nutre del dibattito e deve fondarsi sul metodo rigoroso di approccio alla comunicazione a ai suoi modi. Non sono convinta che i giovani vadano nutriti di certezze all'ingrosso. Il valore della scuola pubblica è la circolazione delle idee...purtroppo, in realtà, spesso carente... un docente non è, non può essere solo un tecnico.
Dunque attenzione: ogni docente si proponga pure come portatore di un suo pensiero, ma che lasci sempre lo spazio alla circolazione delle idee. In tal senso, forse, suona strano che una scuola intera prenda posizione... troppa uniformità, mi piace di più quando sono gruppi di docenti...è metodologicamente più corretto e verosimile.