tam tam |  espressioni  |
Bloggo ergo sum.
Giuseppe Granieri - 08-05-2003

Poi diciamo i media. Lo so, sto entrando in un roseto fitto di spine. Parlare dei weblog, tentando di definirli in qualche modo, ha già fatto molte vittime illustri (dai giornalisti specializzati agli illustri studiosi di Internet), che hanno dimostrato quanto sia inaffidabile il giudizio 'esterno' sulle dinamiche di rete. Storicamente, infatti, ogni tentativo di definire il concetto di Blog è stato accolto, nel migliore dei casi, da una serie di distinguo e precisazioni. Nel peggiore, invece, il tam tam dei blogger ha portato a clamorosi linciaggi intellettuali.

Sta di fatto che a partire dalla prima definizione famosa, quella tanto nota quanto 'miope' del Wall Street Journal (secondo cui i blog sono una specie di frittura mista a base di brani da diario intimo e stralci da giornale di quartiere), la stampa e la Tv non ne hanno indovinata una. E, a senso, temo che il balletto di definizioni all'amatriciana non sia affatto finito.



Il blog è un tool (e altre amenità). Senza dubbio l'avventura di definire i blog è paragonabile all'avventura sociologica di definire le persone. Il singolo blog è come un individuo (assume i tratti del suo autore e ne ricostruisce un percorso intellettuale) mentre il blog come concetto universale dovrebbe riassumere i tratti comuni di tutti gli individui. Questa impresa è stata tentata in una prospettiva tecnica, partendo dal 'tool' ovvero dallo strumento che permette di pubblicare (senza richiedere alcuna competenza tecnica) nel proprio blog. E' stato il primo vicolo cieco: il più famoso blog italiano (Wittgenstein di Luca Sofri) è fatto a mano, senza usare il tool (eppure nessuno si azzarda a sostenere che non sia un blog).

A questo tentativo sono seguiti altri, facendo del blog (di volta in volta) un diario, una pagina personale, un giornale mantenuto da un editore/autore. Qualcuno per cui la parola suona bene ha persino detto che i blog sono uno strumento di 'controinformazione', ignorando che la 'controinformazione' altro non è se non l'informazione tendenziosa diffusa per confondere le idee (mentre nelle intenzioni, spero, si faceva riferimento ad 'informazione indipendente').

Anche questi tentativi hanno generato strade senza uscita: il blog è un contenitore di oggetti con natura diversa. Ogni singolo 'post' (ovvero ogni singola annotazione) può avere un'etichetta relativa al contenuto, ma non l'intero blog (che ne contiene tanti materiali, tutti diversi per tono, stile e argomento). Ma anche questo è vero solo fino ad un certo punto: i nostri esperimenti di aggregazione semantica dei blog hanno finito per evidenziare una certa 'soggettività' anche nella classificazione dei post. Se vogliamo essere tutti d'accordo, non se ne esce. Serve un approccio differente.



Weblog Social Network. Se è vero che il weblog 'può' essere ognuna di queste cose per una certa frazione di tempo, è anche vero che non lo è 'sempre' e 'integralmente', annullando la conditio sine qua non per elaborare una definizione. Anche perchè i blog non si definiscono solo attraverso ciò che sono, ma soprattutto attraverso le relazioni che intrecciano. I post dei blogger si integrano reciprocamente in una serie di richiami e rimandi che contruibuiscono a sviluppare discussioni ed a creare delle basi di conoscenza (ma anche di emotività) condivisa. Queste relazioni, che i superficiali chiamano autoreferenzialità, sono la grande ricchezza di quella che con un termine orribile viene definita la 'blogosfera'. Persino Google ne ha preso atto dell'esistenza di questa diffusa knowledge-base, dando un rank molto elevato ai weblog nel restituire i risultati delle ricerche.

Questo ci porta a pensare che i Blog (con la maiuscola) siano un sistema di relazione, mentre il blog singolo (quello con la minuscola) sia, per parafrasare una splendida intuizione di Peter Kaminsky,
l'elemento individuale che, in questo network, rappresenta l'unità minima sociale: la persona.


Per traslazione, dunque, dunque il blog è una presenza sulla rete che ci permette di interagire con altri individui, appartenendo ad una comunità intellettuale che si aggrega in base a ciò che si scrive (e si legge). Quindi la blogosfera è innanzitutto il contenitore di tutte queste comunità, che non hanno caratteristiche precise e che si intersecano in base a condivisioni di interessi e di stili di vita. Ogni individuo appartiene contemporaneamente a differenti 'ambienti' ed interagisce con essi in modi differenti. Le relazioni sono salde, poichè la profondità di rapporto che si raggiunge attraverso ciò che si scrive (e si legge) è decisamente superiore a quella raggiungibile in molti casi (non in tutti, è chiaro) con rapporti personali fuori dalla rete. Sono diversi i tempi e i modi di relazione. Nel blog ci mettiamo tutti 'noi stessi' e ci esprimiamo con la giusta meditazione che la scrittura consente (e l'espressione orale nega). Nel blog approfondiamo, limiamo, sviluppiamo il nostro pensiero in un modo che, senza questa 'traccia cronologica' non ci sarebbe possibile. E attraverso questa nostra storia intellettuale affidata alla rete le persone ci conoscono e interagiscono con noi.

E poi, soprattutto, ci scegliamo e veniamo scelti per criteri di affinità e di interessi comuni. E' anche vero che rendendo pubblico il nostro percorso intellettuale veniamo sempre (costantemente) giudicati. Praticamente ogni volta che qualcuno ci legge. Il più delle volte questo giudizio è persino pubblico (attraverso la possibilità di commentare i post). Il che rende ancora più forte il valore di 'comunità intellettuale': io ho imparato di più dai commenti ai miei post di quanto abbia imparato studiando per i fatti miei.



Quello che verrà.Certo, sappiamo ancora poco delle dinamiche che regolano la vita nelle comunità intellettuali che si raccolgono intorno ai blog.
Una delle sfide del futuro (ci stanno provando in molti, ad esempio alcuni amici spagnoli) è proprio la ricerca di strumenti e metodi di visualizzazione (e orientamento) che permettano di individuare le singole comunità e studiarne le continue trasformazioni. Ma in fondo non è così importante, anche se io -personalmente- preferisco avere una consapevolezza del sistema (o dei sistemi) in cui mi muovo. Alla fine, comunque, si tratta di conoscenze accessorie rispetto al fatto di avere un blog e di partecipare dall'interno a questo processo di crescita collettiva.

Io non voglio essere radicale come Kaminsky ("Without a blog, you're just a lurker on the net."), ma credo che se il mondo, un giorno, dovesse fare retromarcia e farci perdere questi strumenti di confronto continuo e cooperativo (che si chiamino Blog o Rice Krispies) mi sentirei un po' di rabbia.


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