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La scuola elementare funziona male? Vertecchi smentisce il Ministro
Cgilscuola - 07-05-2003
In più occasioni il Ministro Moratti ha giustificato la volontà del governo di modificare radicalmente, secondo noi in peggio, l’attuale scuola elementare facendo riferimento a dati contenuti in ricerche internazionali, secondo le quali i livelli di apprendimento degli alunni della scuola elementare italiana sarebbero pesantemente peggiorati dopo l’introduzione della pluralità docente realizzata dalla riforma del 1990.
Alla CGIL Scuola questi dati non risultano, anzi, quelli a noi noti, sembrano attestare una realtà opposta a quella descritta dal Ministro.
La ricerca IEA-PIRLS del 1991 sulle capacità di comprensione del testo scritto, a riforma già avviata e in un periodo in cui l’insegnante unico era già ampiamente superato dalle sperimentazioni diffuse, colloca l’Italia al quarto posto per la scuola elementare e al diciassettesimo per la scuola media.
La stessa ricerca IEA-PIRLS rinnovata nel 2001 riferita ai ragazzi di 9-10 anni conferma i buoni risultati degli alunni della scuola elementare italiana, collocata ampiamente sopra la media internazionale.
La recente ricerca OCSE-PISA, cui spesso il Ministro e i suoi collaboratori si riferiscono, è riferita ai ragazzi di 15 anni e pertanto non può essere utilizzata per esprimere valutazioni sui livelli di apprendimento degli alunni della scuola elementare.
Pertanto, la decisione di modificare radicalmente il modello di scuola elementare uscito dalla riforma del 1990 non è giustificabile da uno scadimento dei livelli di apprendimento, i dati disponibili non supportano tali conclusioni.
A questo proposito abbiamo chiesto il parere del professor Benedetto Vertecchi, noto esperto di valutazione scolastica.



La dichiarazione del Prof. Vertecchi

I dati più recenti sulla scuola elementare italiana sono quelli diffusi dall'Associazione internazionale Iea (International Association for the Evaluation of Educational Achievement). Tali dati si riferiscono ad una grande indagine comparativa sui livelli di competenza alfabetica dei bambini al quarto anno di scuola (Pirls). All'indagine hanno partecipato 36 paesi. I dati sono stati rilevati nella primavera del 2001, dopo una lunga fase di preparazione, durata alcuni anni. Il rapporto finale è stato diffuso da Iea nel mese di aprile di quest'anno, ed è stato accolto con grande attenzione dall'opinione pubblica internazionale. Oltre al volume su carta è disponibile una versione digitale, scaricabile dal sito www.iea.nl.
Per ciò che riguarda l'Italia, va rilevato:
- i dati italiani si collocano nella parte alta della graduatoria internazionale;
- la qualità dei dati è molto buona, come mostra il valore contenuto dell'errore probabile;
- i bambini italiani al quarto anno di scuola presentano un'età media inferiore (in alcuni casi anche di un anno) a quella dei bambini degli altri paesi;
- in un quadro di risultati generalmente positivi, deve essere rilevato il modesto valore che presenta la dispersione nella parte inferiore della distribuzione, segno dell'attenzione che la scuola elementare italiana ha mostrato nei confronti dei bambini meno favoriti;
- la scuola elementare italiana è, nel mondo, quella che ha ridotto al minimo le differenze fra i generi (le bambine hanno solo un modestissimo vantaggio sui bambini);
- il confronto con dati precedenti (1991) mostra che la scuola elementare italiana ha conservato i suoi punti di forza, con alcune significative affermazioni.
Dalla comparazione internazionale emerge un modello di sviluppo originale della scuola italiana, che si era incominciato ad intravedere, anche se in un contesto molto meno favorevole, dai dati della ricerca Ocse-Pisa del 2000, relativa alla competenza di lettura dei quindicenni. Tale modello consiste nel perseguire un criterio di qualità consistente nel ridurre le condizioni di svantaggio. In altre parole, per incrementare i valori medi si può intervenire sugli allievi che presentano caratteristiche più positive (è la via seguita da molti paesi, per esempio gli Stati Uniti o l'Inghilterra), oppure si può cercare di migliorare i risultati degli allievi con maggiori difficoltà. Ed è appunto questa seconda via quella seguita dall'Italia.



Roma, 6 maggio 2003

segnalato da Fabrizio Dacrema
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 ilaria ricciotti    - 09-05-2003
Le smentite di Vertecchi al Ministero sono da me condivise, non certo per partito preso, ma perchè essendo un'operatrice scolastica, con diversi anni di esperienza educativa e didatttica, ritengo giuste le affermazioni fatte da Vertecchi in merito alla scuola elementare, oggetto di studio da parte di esperti stranieri.
Ma secondo voi Vertecchi o tutti coloro che esibibiranno dati opposti a quelli del Ministero saranno presi in considerazione?
O si è con questo governo e le sue politiche, in molti casi devastanti o si è contro...,dall'altra parte, quella catto comunista naturalmente.
Chiunque governi per il popolo italiano, al contrario, a mio avviso deve cercare di capire chi, da esperti del settore, sta afferman tempo, nello specifico in riferimento alla scuola, che essa non è da cancellare nè riportarla indietro di decenni. Questo non è un comportamento equilibrato, ragionalmente accettabile e soprattutto proficuo per gli utenti: bambini, preadolescenti ed adolescenti a cui tale riforma si rivolge.
O si ritorna indietro, dialogando costruttivamente, cambiando obiettivi e affermando il diritto allo studio per tutti, o assisteremo allo sfascio della nostra scuola, studiata, perchè ritenuta positiva, anche dagli stessi amici americani.

 Nelida Marson    - 11-05-2003
la scuola elementare è quella che in 15 anni è stata rivoluzionata in contenuti, in strategie didattiche, in organizzazione e sottosposta a verifiche periodiche i cui risultati hanno dato continui esiti di progressivo innalzamento della qualità come si evince anche dall'articolo. ai docenti è stata chiesto di modificare radicalmente la propria professionalità al recepimento della 146 e ad acquisirne una nuova e differente dove fra le nuove competenze c'era il governo delle relazioni in team, della complessità del lavoro collegiale, della capacità di discutere e prendere decisioni condivise, dove il problema del singolo diventava il problema della scuola per un percorso verso obiettivi trasparenti . Un patrimonio che si è costruito pian piano e che è proprio della scuola elemntare.
Anche grazie a questo patrimonio la scuola elementare italiana ha innalzato la propria qualità.
Che ne sarà di tutto questo?

 Silvana Petrillo    - 11-05-2003
Sono pienamente d'accordo con il prof. Vertecchi.
Oggi però, l'attuale governo e i suoi adepti ,cercano di giustificare il loro operato non sempre legittimato da attenzione e rispetto della democraza e della costituzione attaccando chi fa il suo dovere in maniera leale e spesso trascurando i propri interessi.....(a buon indentitore..)
Opero nella scuola elementare da 22 anni, ho fatto il mio dovere e spesso anche di più, non mi sono mai detta : machi me lo fa fare?
Penso che da ora in poi me lo chiederò.

 giovanni lorenzo spano    - 11-05-2003
Il problema fondamentale è che alla Moratti & c. non interessa recuperare lo svantaggio o alzare i livelli con maggiori interventi sugli alunni in difficoltà.
Il problema fondamentale è impedire che, come stava succedendo, le classi "inferiori" possano accedere ai "licei".
Una sola riflessione: qual'è oggi la percentuale di allievi che da una scuola professionale è in grado di accedere ad un "liceo"?