Una scuola da riformare
Salvatore Miraglia - 05-05-2003
Sulla riforma della scuola è stato e detto tutto e di tutto, ci sono state lamentele, scioperi, prese di posizioni e quant'altro. Il governo ha difeso, e non poteva essere diversamente, questo "obbrobrio" di riforma della scuola. Il "mi consenta", all'inizio del suo mandato a Presidente del Consiglio dei Ministri ebbe a dire, mostrando a tutti il suo sorriso a 32 denti - come fosse la pubblicità di una marca di dentifricio - che avrebbe esibito la massima democrazia possibile, che avrebbe prestato ascolto a tutti e che tutti, finalmente, si sarebbero sentiti parte integrante del governo potendo esprimere le proprie considerazioni o esternazioni. Ebbene, il giorno dopo la riforma della scuola, ma anche prima a dire il vero, nel momento in cui sono incominciati a serpeggiare malumori e proteste, il buon Silvio, dall'alto della sua poltrona, tuonando, ha detto, con accento manzoniano, che questa riforma "s'ha da fare".
E riforma sia. Se la scuola stava male, adesso è in coma. La Moratti, che Iddio ce ne liberi, presuntuosa più che mai (val pena ricordare il suo trascorso a presidente della Rai), forse brava manager nell'industria di casa sua ma non in quella del popolo italiano, ci ha castigati. Volendo "scopiazzare" dalle riforme europee e americane, ha fatto un miscuglio degno del mago Merlino o della strega col naso adunco. Due anni fa sono stato in Spagna in visita ad una scuola superiore e lì, alle prese con una riforma che somiglia a quella della Moratti e di Berlinguer, storcono il naso. Non piace. Non la vogliono. Ma sua Maestà Moratti la vuole sbolognare a noi. Lo scenario del prossimo futuro è alquanto tinto di nero e con tanti punti interrogativi: Docenti subito in soprannumero e poi licenziati, bambini subito bombardati di dati e di nozioni tali da togliere loro l'IDEA della scuola, giovani ancora di più impreparati e pieni solo di nozionismo, studenti sempre più coinvolti in progetti e sempre più lontani dalla cultura in termine stretto; liceali (saranno tutti licei o quasi) con preparazione diversa da regione a regione.
Ma una domanda s'impone in tutto questo bailamme di parole: Il Dott. Berlusconi, il Ministro Moratti e gli altri che inneggiano un cambiamento radicale della scuola (penso che la teoria dei piccoli passi ha sempre dato buoni frutti, viceversa chi fa il passo più lungo della gamba rischia seriamente una brutta "frattura") da quale scuola sono venuti fuori? Perché adesso rinnegano la loro formazione culturale? La scuola andava sì "aggiustata" ma non "rotta". Perché dopo aver tanto parlato, e l'ha fatto anche il Ministro Moratti, di democrazia, dando ascolto a tutti - almeno agli addetti al lavoro, coloro che vivono il problema della scuola, adesso ci obbligano senza neanche ascoltarci ad accettare una "cosa" che non piace e che spinge l'alunno ad una "ciucciaggine" senza limiti fino a farci sentire fuori e inferiori a quelli dell'Europa Unita? Mah, misteri della vita.
Un solo grido: Uniti per vincere, vincere combattere contro l'arroganza in nome della democrazia vera e della libertà.

Salvatore Miraglia
I.P.I.A. "Leonardo da Vinci" Sessa Aurunca (CE)


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 Giorgio Dellepiane Garabello    - 11-05-2003
Complimenti: invece di argomentazioni leggo solo opinioni e commenti personali!
Ma a che serve esprimersi per frasi fatte ed affermazioni categoriche?
Qualsiasi giudizio dev'essere il risultato di un processo logico ben condotto e sostanziato di elementi obiettivi, altro che giudizi a priori!
Quando non si entra nel merito e si fa ricorso ai «si dice» pratichiamo la DISINFORMAZIONE e si fa capire che NON si conosce in modo approfondito quanto si sta trattando.
Speriamo meglio per il futuro.

 Alberto Petrocelli    - 11-05-2003
Condivido la politica dei piccoli passi dell'aggiustare. I due Ministri , accecati dall'ideologia, sono passati come rulli compressori sulla scuola italiana. Riformare significa eseguire ritocchi conservando ciò che va bene, individuando (correttamente) i problemi e cercando di risolverli. Molte cose potevano essere salvate della Scuola italiana, la cui struttura (istruzione classico-scientifiac, tecnica e professionale) andava mantenuta. Andavano mantenuti i piani di studio nazionali ed un severo Esame di Stato conclusivo.
Quello che mi meraviglia è l'assoluta assenza di "rivolta" da parte dei colleghi rassegnati ad un ruolo marginale ed umiliante,Spropositata appare ,di fronte a questi fatti ,la pur necessaria risposta che fu data al provocatorio art.29 ( concorsone). Quello che si sta rovesciando sulla Scuola è un autentico diluvio e questo governo può agire incredibilmente con tranquillità. Occorrono azioni eclatanti che richiamino l'opinione pubblica evidenziando il rischio che corrono le prossime generazioni di trascorrere vent'anni a scuola e di uscirne con un inseribile pezzo di carta.
Alberto Petrocelli