breve di cronaca
Il caso: dossier
Rolando A. Borzetti - 02-05-2003
GIUSTIZIA FAI DA TE?




Silvio Berlusconi e Cesare Previti
.......

Marcello Dell'Utri



I FATTI






Pinocchio
...

Il boss mafioso Vittorio Mangano,
fattore di Berlusconi ad Arcore



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 ilaria ricciotti    - 02-05-2003
Il commento su questo "caso"?
C'è poco da commentare :
la Giustizia deve essere rispettata e non derisa o cancellata.
Un uomo se ruba per fame deve pagare,
ed allora,
anche un "tangentopolista" in galera deve andare.
La Legge è uguale per tutti, è scritto sui muri,
questo motto vale anche per le altre tipologie
di impuri.
Io so solo una cosa, i giudici possono sbagliare,
ma,
è proprio vero che ce ne siano alcuni che amano determinati Signori perseguitare?
Quello descritto è veramente un fatto strano,
possibile che questi Giudici non siano disposti
a capire,
a tendere una mano?
Anche il cittadino più ingenuo e poco acculturato,
è in grado di capire che la Giustizia non deve esser venduta a buon mercato.
Pertanto ciò che mi meraviglia in questo
ed in altri casi...
sono le esternazioni fatte da certi Capi.
Non si possono difendere amici e conoscenti,
e star zitti...
quando in galera vanno a finire, magari per sbaglio, persone innocenti!
Un Grande Capo non può pensare solo ai suoi...
e lasciare che i poveri diavoli vengano trattati come buoi!

Cari Giudici, continuate a svolgere la vostra missione,
con Giustizia, Libertà ed Abnegazione.
Non dovete essere imbavagliati,
nè tanto meno denigrati.
Noi poveri cittadini non ci siamo dimenticati
che tra Voi,
alcuni,
in nome della VERITA'...
sono stati spudoratamente anche ammazzati.
Quindi continuate a svolgere la vostra missione tranquillamente...
in quanto dalla vostra parte avete tanta e tanta gente.

 RAB    - 03-05-2003
Lettera di Berlusconi a Ferrara: Reazione democratica e barbarie giustizialista


Caro direttore,
scrivo a lei perché il suo giornale è stato l'unico a ricordare i due giorni terribili della democrazia italiana, il 29 e il 30 aprile del 1993. Il 29 aprile di dieci anni fa un uomo di Stato inviso agli ex comunisti del Pds e al loro 'partito giudiziario', Bettino Craxi, fu sottoposto al voto segreto della Camera dei deputati. Bisognava decidere se la richiesta di indagare su di lui e di processarlo, da parte del notorio pool milanese, fosse o no viziata dal sospetto di persecuzione politica.
Nella libertà della loro coscienza, dunque a voto segreto, i deputati dissero che quel sospetto c'era e che Craxi andava sottratto a un'azione giudiziaria non onesta né imparziale .

Con procedura straordinaria ed emergenziale, per responsabilità politiche e istituzionali che sono ancor oggi sotto gli occhi di tutti coloro che non dimenticano le offese alle istituzioni democratiche, il voto segreto, da sempre l'ultimo scudo della libertà parlamentare nei voti su casi personali e di coscienza, fu abolito in pochi giorni. E fu incardinata con brutalità decisionale la riforma costituzionale che portò di lì a qualche mese all'abolizione dell'immunità parlamentare varata con la Costituzione repubblicana dai padri fondatori dell'Italia moderna.
Il 30 aprile, esattamente dieci anni prima del giorno in cui le scrivo, fu aizzata dalla sinistra forcaiola, sotto la residenza privata di Craxi a Roma, una piazza urlante che, a colpi di insulti e monetine, rinverdì con altri mezzi il cupo ricordo di altri linciaggi.
Eugenio Scalfari, sul giornale dell'ingegner Carlo De Benedetti, scrisse il 30 aprile un articolo ispirato alla più devastante demagogia reazionaria, associandosi alla marmaglia e alle sue grida e lanciando la sua monetina: i parlamentari avrebbero dovuto secondo lui vergognarsi di quel voto libero e segreto, e un'opinione pubblica montata sugli scudi del gruppo editoriale debenedettiano e dei suoi amici avrebbe dovuto rovesciare quel voto per aprire a colpi d'ariete la porta alla reazione giustizialista, per distruggere la sovranità del Parlamento e instaurare la Repubblica delle procure.

Nei mesi successivi questo e non altro accadde in Italia, e solo la reazione democratica messa in campo dalla nascita di Forza Italia impedì provvisoriamente il trionfo della barbarie giustizialista, restituendo nell'anno del nostro primo governo di resistenza liberale la parola al popolo.

Le stesse forze procedettero poi al ribaltone (la Lega in particolare!), cacciando dal governo gli eletti del popolo, impedendo con alte complicità istituzionali che si tenessero nuove, libere elezioni, e instaurando per sei anni governi di minoranza , salvati da mille espedienti e inganni, contro i quali esercitammo come fu possibile la più ferma e leale delle opposizioni. E' da notare che il grilletto giudiziario del ribaltone fu un'inchiesta per tangenti dalla quale chi le scrive fu assolto per non aver commesso il fatto anni dopo. Ma fu uno scippo di sovranità senza riparazione, tanto è vero che alla prima occasione una maggioranza vera di italiani onesti ci ridiede, nel maggio del 2001, quel che con questi metodi ci era e gli era stato rubato: una vera democrazia dell'alternanza.

Dieci anni dopo ci riprovano. La sentenza Previti, ancora sub judice per la mancata attesa della pronuncia della Corte di cassazione sulla ricusazione del collegio giudicante, è caduta esattamente nel decimo anniversario della giornata più nera della democrazia italiana. Il suo obiettivo non è fare giustizia, come dimostra tutto l'andamento del dibattimento e la violenza con cui è stata costruita la gogna per un deputato di Forza Italia, ma quella di colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare e rinnovare l'Italia secondo principi di democrazia liberale corrosi in quegli anni di faziosità che tanti danni hanno fatto a questo nostro paese. Il nostro dovere è dunque quello di reagire, e di reagire per tempo.

Confermo, caro direttore. In una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista , il governo che preferiscono. Questo diritto spetta agli elettori. E gli eletti devono essere in grado, secondo la lezione costituzionalistica del '48 , di discernere tra le inchieste giudiziarie valide, che riguardano un deputato o un senatore alla stregua di qualsiasi altro cittadino, e quelle frutto di prevenzione, parzialità ideologico-politica e sospette di spirito persecutorio . Questo è il nostro caso, e se il caso è questo suonano ipocriti gli appelli ad abbassare i toni . Bisogna alzare il tono della nostra democrazia , bloccare il nuovo ordito a maglie larghe del giustizialismo e impedire che si consumi per la terza volta un furto di sovranità. Ripristinando subito le immunità violate, battendosi per la libertà e la decenza .
Cordialmente.
Silvio Berlusconi

 Liber Tyn    - 04-05-2003
Al punto in cui siamo (in cui ci ha condotto il berlusconismo), sarebbe cosa buona introdurre l'immunità parlamentare PRO TEMPORE ad uso esclusivo del primo ministro, per la durata del suo mandato ad amministrare la Cosa Pubblica.

C'e' solo un rischio, questo dispositivo giuridico potrebbe condannare l'Italia a essere governata dall'attuale primo ministro finche' il buon Dio vorrà.

 ilaria ricciotti    - 04-05-2003
Leggendo la lettera che il Premier Berlusconi ha inviato al Direttore del Foglio, non ho potuto fare a meno di esprimere ancora le mie considerazioni, non tanto entrando nel merito di quanto lui scrive, ma del linguaggio usato. Un Presidente del Consiglio, a mio avviso, pur esprimendo un giudizio politico sull'accaduto, non dovrebbe perdere "le staffe", "l' eleganza" che le è consorella ed usare parole politiche gergali, ripetitive, proprie di un militante e non di un Premier.

 ilaria ricciotti    - 05-05-2003
Oggi, dopo aver visto il telegiornale,
non vi nascondo che ho avuto paura,
mi son sentita quasi male.
Certo quel signore urlante e irrispettoso
deve essere punito,in quanto troppo rumoroso.
Ma, sentir minacciare un signore potente
fa riflettere e preoccupare la gente.
E' il caso di continuare a parlare ancora...
o dobbiamo cercare a tutti i costi di star zitti,
aspettando che presto sorgi un'altra aurora?
Anche chi scrive e commenta in questa rivista
non è per caso che sarà controllato a vista ?
Ah!, signori miei, io che ci tengo tanto alla mia libertà personale,
dopo aver visto i TG di oggi, mi son detta che forse sarà più opportuno non parlare.
O perlomeno esplicitare soltanto cose scherzose e sensa senso,
così, tanto per scherzare,
o adeguarsi al momento.
In tal modo saremo sicuri,
di non dar fastidio a coloro che fondamentalmente, sono buoni, pacifici, scherzosi, giusti, educati, onesti
ma,
che ci vogliamo fare,
hanno un difetto:
vogliono apparire autoritari e duri.

 Rolando A Borzetti    - 06-05-2003
Due domande:

Per quale ragione il gruppo Fininvest, nella persona del suo tesoriere Giuseppino Scabini, aprì il 15 aprile 1987 un conto denominato FERRIDO presso il Credito Svizzero di Chiasso?

Per quale ragione, il gruppo Fininvest versò a Cesare Previti, titolare del conto MERCIER presso la Darier Hentsch di Ginevra, 434.404 dollari con un bonifico ordinato il 1 marzo 1991?

Che fine ha fatto il bonifico di 434.404 dollari, partito il 5 marzo 1991 dal conto MERCIER a favore della società ROWENA intestata al giudice Renato Squillante e titolare di un conto presso la Società Bancaria Ticinese di Bellinzona?

Apertura del conto Ferrido

CREDITO SVIZZERO
Nome: Numero 224.373 FERRIDO Signor Giuseppino SCABINI
Data di nascita: 13.3.1948
Paese di domicilio: I
Nazionalità: I
Documento d'identificazione: C.I. 72346090 del 23.8.85 a Stradella
Luogo e data: Chiasso, 15.4.1987

L'intestatario del conto, Giuseppino Scabini, è capo della tesoreria del gruppo Fininvest.

Bonifico Ferrido-Mercier

Int. Buchungsbeleg/Fiche comptable int.
6830 Chiasso
091/412552
06 Mar 91
Numero 224373 Ferrido
Avviso di addebito 8135
Abbiamo addebitato il conto a lato conformemente all'ordine del 01 Mar 91
US$ 434,404.00
Beneficiario: Mercier
Conto presso Votre Rue de la Corraterie 15
Geneve, Att. De Beaumont
Il nostro corrispondente: Hentsch & Cie
Geneve

Il conto Mercier è intestato all'avvocato Cesare Previti.

Bonifico Mercier-SBT Bellinzona

HENTSCH & Cie
53854
Geneve, la 5 mars 1991
Nous avons l'honneur de vous informer que nous portons au DEBIT de votre compte
$US 434.404, - virement télégraphique à Società Bancaria Ticinese - Bellinzone.

Accredito Rowena

SOCIETA' BANCARIA TICINESE
Piazza Collegiata 3
CH-6501 Bellinzona
Spettabile Rowena Finance SA
Panama
Bellinzona, 6 marzo 1991
Accredito US$ 434.404
conto in dollari USA No. 104610.00
bonifico Hentsch + Co, Ginevra d'ordine un loro cliente

La società panamense Rowena Finance SA è intestata al giudice Renato Squillante.

Fonte: Peter Gomez-Marco Travaglio, Bravi ragazzi, Editori Riuniti, Roma 2003, p. 70 sg.