Una festa popolare
Ilaria Ricciotti - 01-05-2003
Guardando da casa la bellissima festa del 1' maggio 2003, organizzata dalle Confederazioni Sindacali, quest'anno non ho potuto fare a meno di vederla dall'inizio alla fine : da Assisi a Roma.
In entrambi i luoghi ho invidiato le persone che potevano essere lì e celebrare con tutto il loro essere quella festa. Braccia che sventolavano bandiere multicolori, volti sorridenti, preoccupati, attenti, critici, ma vivi e desiderosi di esternare le loro opinioni . Assisi è stata visitata non solo da turisti, ma da pensionati, lavoratori e giovani, venuti da lontano con il desiderio di "Ricostruire la pace". Che dire poi di Piazza San Giovanni e di quel milione di giovani vite italiane, allegre, partecipative, piene di sogni e di voglia di vivere?
Hanno cantato, hanno urlato a squarciagola i loro pensieri, hanno esternato, senza paure i loro sentimenti e le loro emozioni. Il tutto in modo composto, responsabile e civile. E poi noi adulti, insegnanti compresi, spesso, ci lamentiamo di loro! Non diamo loro fiducia e puntiamo a volte il dito contro i loro difetti, senza al contrario partire dalle loro risorse, dalle loro energie. Non li riteniamo attenti, li consideriamo superficiali, apatici e privi di sentimenti, di valori. I giovani di Piazza San Giovanni, ed anche quelli che da casa hanno inviato tanti significativi SMS, hanno dato a noi adulti una lezione di vita. Ci hanno dimostrato che non sanno ascoltare soltanto chi parla la loro lingua, ma anche coloro che appartengono ad altre generazioni. Ci hanno insegnato che amano stare insieme, senza guardare se il vicino viene dal sud, dal centro o dal nord Italia. Loro non hanno confini, si sentono cittadini del mondo. Guardando le loro facce pulite e gioiose ho capito che debbo continuare a lottare per loro finchè avrò vita, anche se quei volti giovanissimi già manifestavano determinazione e criticità. In mezzo a loro ci sarà stato forse qualche Brian, giudicato anche dalla scuola come svogliato, disadattato, disturbatore, uno che deve cercarsi al più presto un lavoro. Ma, guardando quella Piazza, pensando a quei giovani e magari ai numerosi Brian che potevano essere lì, ho riflettuto a lungo e, sia come donna che come insegnante, quei giovani hanno rinforzato in me la convinzione che spesso noi adulti chiediamo loro ciò che noi spesso non sappiamo dare, rispettare , creare.
Ed allora mi sento di affermare, senza enfasi o falsa retorica che i giovani, tutti i giovani sono il bene più prezioso della nostra società, a cui noi non dobbiamo girare le spalle, ma ascoltarli, aiutarli a diventare delle donne e degli uomini responsabili, e liberi di scegliere ognuno il proprio cammino. Per fare questo tuttavia occorre da parte nostra un requisito fondamentale: dare l'esempio di ciò che si dice e che si vuole, con i fatti e non con insignificanti e sterili parole.
Grazie ragazzi per le bellissime emozioni che mi avete regalato! Sono orgogliosa di voi.
Con smisurato affetto, Ilaria


Dedicata ai giovani in cerca di lavoro, ai disoccupati, ai mobbizzati, ai ricattati, agli sfruttati, alle lavoratrici, ai lavoratori italiani e stranieri, alle Confederazioni Sindacali ed alle Istituzioni preposte a garantire o incentivare il lavoro su tutto il territorio nazionale, europeo ed internazionale.


Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori,
anche dei ricchi, ma soprattutto di chi non possiede ori

E' una bellissima festa popolare,
che ogni anno ci rammenta quanto sia dignitoso lavorare.

Lavorare con passione ed onestamente,
senza prendere sotto banco alcuna tangente.

Il Primo Maggio è la festa della speranza,
per tutti quei giovani che non hanno lavoro e cercano una stanza.

Per loro che sono stanchi di presentare curriculi e di far concorsi magari per un posto solo,
ed il tutto, alla faccia di chi, conoscendo le persone giuste, trovano subito lavoro.

Il Primo Maggio è quindi una festa generale,
per chi lavora e per coloro che il lavoro devono ancora cercare.

A proposito non dimentichiamoci che l'Art. 1' della Costituzione,
è ancora vivo e non è stato modificato da altra citazione.

"L' Italia è una, indivisibile, repubblicana..., fondata sul lavoro,
che in alcune zone è purtroppo ancora raro, come una pepita d'oro.

Perciò gridiamo a squarciagola tutti quanti,
meno tagli e + lavori stabili e qualificanti.

Il Primo Maggio organizziamo una grandissima festa unitaria,
che contrasti "senza Se e senza Ma" la finanziaria.

La Storia, maestra di vita,insegna che lavorare,
implica che spesso si deve anche LOTTARE, LOTTARE, LOTTARE.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 01-05-2003
Sono molto rammaricata, in quanto nello scrivere questo testo non ho pensato a coloro che sono morti sul lavoro.
Sono molti...ed oggi è bene pensare anche a loro. A loro che ci permettono di chiedere con forza:
- Vogliamo lavorare, ma anche poter ritornare a casa sani e salvi.
Quindi più lavoro, ma anche più sicurezza.

 Josepint    - 01-05-2003
Questa Bellissima Poesia
è molto appropriata
a questa stupenda giornata
sappiamo che il destino
degli onesti lavoratori
è quello di lottare
e di avere pochi ori.
Non per questo
ci arrendiamo
se ci sarà bisogno
tutti uniti in piazza scioperiamo.