Devolution? No, grazie!
Omer Bonezzi - 29-04-2003


Devolution contro la scuola.

La Devolution, approvata dal Parlamento Italiano, è una miscela dirompente contro la scuola e contro un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione:l 'accesso al sapere.

La devolution di Bossi alla fine avrà un solo "osso": noi, la scuola.

Qualche politico dell'Ulivo, zona Margherita, ritiene che occorra sempre essere propositivi e quindi pensa di passare gli insegnanti alla dipendenza delle regioni.

Bella idea! ….Essere “propositivi” e “beneducati” è cosa buona e giusta, purché non significhi solo scegliere l’ arma di chi ha comunque intenzione di farti fuori.

Nel sito di proteofaresapere apriremo una sezione dedicata alla devolution. Vogliamo promuovere una campagna informativa sugli effetti dello scorporo dei professionali e del loro passaggio alle regioni (Legge Moratti) e su cosa concretamente significa devolution per i diritti dei cittadini italiani e per la scuola.

Riforma Berlinguer

Crediamo che la scuola debba cambiare per essere sempre di più un diritto esigibile per i cittadini della società della conoscenza.

Pensiamo che la riforma Berlinguer, più che aprire un processo, ne volesse legittimamente chiudere uno, iniziato negli anni settanta. Libro di riferimento: "Le vestali della classe media".

Oggi servono nuovi fondamentali della didattica, un altro punto di lettura dei processi: questa è la società della conoscenza.

Nel fordismo, per spiegare con un dettaglio la differenza, per produrre ricchezza occorreva lavorare nel proprio segmento e non parlare, nella società della conoscenza per lavorare occorre parlare, comunicare, e tanto.

La programmazione curriculare, figlia dei processi produttivi fordisti, lineare per necessità operative, dovrebbe lasciare spazio ad altri e più sofisticati strumenti di organizzazione delle attività didattiche.


Controriforma Moratti

Crediamo che la controriforma Moratti, che riteniamo anticostituzionale, sia un grande pasticcio. Occorrono almeno 24 nuovi decreti per renderla operativa, lavoriamo per trasformare ognuno in un’ occasione per fermarla.

Ogni decreto apre possibilità di alleanze a geometria variabile molto utili per bloccare i singoli atti.

Intanto la partenza non è stata poi molto efficace. Sull'anticipo, per la scuola dell'infanzia , dopo l'intervento dell'ANCI, si è alla fine sospeso tutto e per le elementari il ministro ha inviato una circolare la cui sintesi è : "Fate come potete”.

Noi vogliamo un sistema di scuole autonome statali regolato dal Parlamento Italiano che guarda all'Europa, non pasticci neoliberisti con sugo padano.

Sulla ideologia della privatizzazione la scuola ha subito alcuni tragici effetti laterali, quali quello prodotto dal Parlamento Italiano che ha votato, con maggioranze bulgare, nei primi anni novanta gli accordi WTO e creduto che la privatizzazione dei servizi fosse il toccasana di molti problemi.

Si veda la deregolazione delle tariffe assicurative per auto, venduta come favore ai cittadini che certamente avrebbero risparmiato. Le compagnie d' assicurazione, però, si sono fatte un bel cartello di monopolio, e le polizze costano in alcuni casi più dei veicoli.

La parabola delle assicurazioni cosa mai potrà produrre quando privatizzeranno l'acqua, la sanità e la conoscenza? Hanno un mercato protetto ed i cittadini ci rimettono molto più di prima! I fanatici delle privatizzazioni ad ogni costo dovrebbero pensarci. Andrebbero un po' ridicolizzati, in fondo le ideologie trasformano i loro sostenitori in macchiette.


Prepariamoci per il referendum contro la devolution

Vorrei mandare un modesto consiglio all'Ulivo e dintorni. Trovate modo di parlare col mondo della scuola, ascoltateci.

Una consulta scuola dell'Ulivo e paraggi sarebbe oggi necessaria.

Ci dobbiamo preparare per il referendum sulla modifica Costituzionale: tutti uniti, associazionismo, sindacati e cittadini pensanti ci difenderemo e difenderemo lo spirito della Costituzione Italiana, possiamo respingere la devolution ed il segnale politico sarà che la scuola pubblica nazionale non si può toccare perché la stragrande maggioranza dei cittadini la vuole.

Bisogna, però, che anche la rappresentanza politica dell'opposizione colga la portata dello scontro referendario e non indebolisca il fronte con eccessi di “proposte”. Prepariamoci per tempo.
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 30-04-2003
Chiare, anzi chiarissime le differenze tra le due tipologie di riforme. Anche le proposte dovrebbero essere condivise da tutta la categoria e dai cittadini che vogliono che venga applicata la Costituzione.
Pertanto se sarà necessario dovremmo iniziare da subito a raccogliere le firme per proporre un referendum abrogativo in cui l'opposizione e le forze sindacali non potranno tirarsi di certo indietro.
Perciò Devulution scolastica, sanitaria ecc...? No, grazie! Questo dovrebbe essere il nostro slogan quotidiano.