L'importanza del Logo
Riccardo Ghinelli - 17-11-2001
Caro Ministro Moratti,
dica la verità: ha letto anche lei “No Logo” il libro di quella comunista canadese, Naomi Klein. Io l’ho trovato in camera di mio figlio e l’ho letto, un po’ per curiosità e un po’ perché sento il dovere di sorvegliare le sue letture.
Se non si fa caso allo spirito polemico dell’autrice (ma si sa, i comunisti sono fatti così) è un libro ricco di spunti interessanti, specie per un imprenditore che si trovi di punto in bianco a dirigere un’azienda così demodé come la Pubblica Istruzione. Mi scusi, dimenticavo che la prima cosa che ha fatto per rinnovare il look dell’Azienda è stata togliere di mezzo quel “Pubblica” che sa tanto di vecchio e inefficiente. Ottima idea, ha capito subito l’importanza del marchio, pardon, del Logo, così non poteva proprio funzionare. Se permette un consiglio, già che c’è tolga di mezzo anche “Ministero”: è così burocratico! In fondo, è o non è un’azienda del gruppo Fininvest?
Bel colpo anche quello della maturità. Lei ha capito subito che un buon Logo ha bisogno di Eventi per colpire l’immaginario collettivo. Basta con quello spauracchio inquisitorio vecchio stile, avanti con un bell’esame con i professori interni, che non vedono l’ora di licenziare i propri alunni con bel voto che faccia fare un figurone a loro e alla scuola. Bella anche l’idea di eliminare gli orali (dove non si può copiare): il risultato è un gioioso esame che gli studenti possono affrontare tranquillamente come preludio alla vacanza. Esame, poi, che brutta parola. Se posso suggerire, ci vorrebbe qualcosa tipo “The Maturity Week”, anche per esprimere la nostra ammirazione per il Popolo Americano. Ma a questo penseranno i pubblicitari a cui Lei certamente darà l’incarico di curare questo Evento, non appena avrà trovato qualche miliardo fra i risparmi che Lei ha saggiamente previsto nella Finanziaria.
Vedo già gli studenti ritirare alla fine degli studi il loro cappellino “Istruzione” dal design esclusivo in tiratura limitata e la T-shirt personalizzata col voto di diploma. Naturalmente, il tutto in linea con le felpe e il resto del merchandising del Ministero, pardon, dell’Azienda.
Lanciare il Logo però non basta, le regole della moderna impresa vogliono che ci si sbarazzi delle seccature legate alla produzione, generalmente appaltando tutto ad aziende del terzo mondo.
Questo potrebbe essere un problema, dato che dare in appalto gli studenti a qualche fabbrichetta in una zona franca del sud-est asiatico presenterebbe inconvenienti tecnici di non facile soluzione. Ma lei è proprio fortunata, non serve andare così lontano per trovare manodopera con salari da fame: secondo suo predecessore De Mauro qui in Italia gli insegnanti vengono pagati così.
L’autonomia scolastica sembra fatta apposta. Con il sistema del buono-scuola basterà dare in appalto ad ogni Dirigente Scolastico un certo numero di pezzi e lasciare che se la sbrighi con i soldi che gli verranno assegnati. Ci penseranno loro a spremere gli insegnanti, a tenere buone le famiglie e a far sembrare che tutto vada per il meglio. In fondo sono pagati come dirigenti d’azienda e quindi facciano il loro lavoro.
Nel constatare con soddisfazione come nel Terzo Millennio l’Italia ha finalmente trovato un Manager capace di applicare le moderne tecniche d’impresa alla Scuola, le porgo i migliori auguri di buon lavoro.

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 g roscioli    - 18-11-2001
perfetto