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Smoke
Gargonza - 20-04-2003

Stasera, quasi per caso, mi sono visto un bel film sulla 7. Smoke.
Una storia di quella piccola America che non si vede mai.
Quella piccola America che era stata raccontata da Faulkner, da Steinbeck, da Lee Masters, da Capra e dal cinema sociale del new deal, dagli artisti on the road come Goutry, e che ancora rimane nella musica di Springsteen e in certi racconti di King.
America rurale e America metropolitana.
Un paese di gente normale, di operai, di poeti, di intensità, di sguardi e di sorrisi, di mani dure e di cuori sentimentali, senza zucchero, senza effetti speciali.
E' un film del '94.

In una scena del film, sullo sfondo, due clienti del negozio si scambiano battute, di quelle proprio popolari, comuni.
"Quelli del Pentagono non sanno che cazzo fare, e hanno deciso di prendersela con con quel figlio di puttana di Saddam, adesso", dice uno, all'incirca.
Ci sono cose che un americano, neppure di sinistra, ha il permesso di pensare, magari sghignazzandoci sopra, ma un europeo no. Perfino un Franco Cardini, mentre si dichiara esplicitamente di destra, può pensare e affermare le stesse cose. Ma la sinistra italiana no. Un cittadino italiano no, perché allora è un massimalista, non ha cultura di governo, è anti-americano, amico dei terroristi.

Suggerirei a qualcuno, per rimasticare qualcosa sull'incontro tra America, Europa, democrazia, fascismo e fumi esistenziali fatti di fughe e di sogni, suggerirei di leggersi Ombre in Paradiso, di E.M. Remarque. Un tedesco a NY, dopo la guerra. Non è un grande romanzo, non svela grandi cose, ma serve - facendo la tara che merita quel certo manierismo dell'autore.
Sono andato a ripescarlo in libreria, due minuti fa, scendendo a prendere un pacchetto nuovo di sigarette. L'ho aperto a caso.
"Se tutti avessero fatto come voleva Hitler non ci sarebbe stata nessuna guerra" - è una delle battute di un dialogo. L'altro lo guarda strano.

Ecco, a me viene più che altro da guardare strano, di fronte a tante battute che mi capita di sentire e di leggere. Da guardare strano, più che impiantare ragionamenti.
In tanti casi non ci vedo malafede, o cattive intenzioni. Anzi. Ma ci vedo smoke, il filo di fumo di un accampamento bruciato. Quel bambino sopravvissuto sul Sand Creek è cresciuto, è stato svezzato in un college, parla un'altra lingua: non ha solo dimenticato il grande spirito, perché adesso bacia i santini, ma ha cambiato classe sociale. Si picca di pensare come un americano, ma un americano dabbene, non uno di quelli senza zucchero e senza effetti speciali, quelli che la guerra la possono pure fare, ma non si lasciano prendere troppo per il culo dalle pagliacciate della propaganda.
Quell'America che non ha votato Bush, e ha votato a malincuore Gore - come noi abbiamo fatto altrettanto a malincuore con Rutelli. Quell'America che non ha trovato mai una vera rappresentanza, stretta com'è tra la scelta di qualche miliardario illuminato o di uno dei suoi pallidi epigoni, e quella di qualche predicatore arrivista e acchiappa-soldi.
Negli ultimi anni - dopo la grande cesura, la terra, anzi l'accampamento bruciato degli anni '80 - a intere generazioni di europei è sembrato naturale prendere non solo la lingua dell'America orwelliana di Wall Street e del Dipartimento di Stato, ma anche una confusa e provinciale "coscienza di middle-class" , più repubblicana che democratica, perché in fondo "fa più America".
La sinistra peggio di tutti, proprio perché la più orfana di tutti: persi i suoi stregoni e le sue Ombre Rosse, ha eletto nuovi feticci e nuovi stregoni, nuovi Piccoli Padri, nuove giaculatorie, nuovi patriottismi. Roba da ascari, da orfani adottati.

Io, con le mie sigarette, il fumo ce l'ho nei polmoni, e non mi fa bene.
Meglio nel petto, però, che nella testa. In questa fase così igienista, mi piace pensare a quella poesia di Evtushenko, che ricorda le belle discussioni di politica e di vita, nelle cucine di Mosca, dopo il pranzo, con le cicche spente nelle tazze di caffè.
Quando, anni fa, sentivo predicare il vangelo leninista, pensavo al socialismo di Resurrezione.
Oggi, quando sento predicare il vangelo riformista e blairiano, penso all'America di Furore.
Furore e Resurrezione, due parole ottocentesche, epiche, indigeste.

Piero DM


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