Mozione
Luigi Giove - 21-04-2003
I docenti dell' ITC "P. Sraffa" di Orbassano (TO) hanno approvato la seguente mozione per il ritiro del decreto sugli organici, in quanto la costituzione delle cattedre a 18 ore è incompatibile con una scuola di qualità. Sarebbe opportuno che i docenti, attraverso le loro RSU (che hanno diritto a ricevere tutta la documentazione sugli organici dai loro dirigenti scolastici), analizzassero con grande attenzione come sono stati attribuiti gli organici nelle scuole: su cattedre "interne", cioè orizzontali e trasversali, e non più su cattedre "ordinarie", cioé sui corsi. Il che significa che la continuità sulle classi, il diritto a scegliere liberamente i libri di testo (quindi la libertà di insegnamento), la programmazione e quant'altro andrebbero PER SEMPRE a farsi benedire. Non si tratta quindi solo della pur sacrosanta lotta per avere indietro classi e organici scippati, si tratta della difesa della scuola pubblica e della dignità del nostro lavoro (un po' come al tempo del concorsone). Con il decreto sulle cattedre a 18 ore il danno sarà permanente: ogni anno insegneremo sempre e solo in classi accorpate in base al numero 18 (le ore complessive di insegnamento). Siamo di fronte ad un altro pezzo di riforma della scuola superiore introdotto attraverso la legge finanziaria, così come è già stato fatto con l'abolizione dei commissari esterni agli esami di stato. E' bene che i colleghi (e i genitori) ne prendano atto e si diano da fare: siamo ancora in tempo a bloccare questo provvedimento. Occorre rompere l'omertà dei massmedia sulla questione. Nella mia scuola siamo disposti ad occupare l'Istituto. E nelle altre?

Luigi Giove, RSU ITC Sraffa Orbassano



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 Gli insegnanti dell'ITC Marro    - 23-04-2003
LA SCUOLA: UNA VOCE DI BILANCIO


Da alcuni giorni il MIUR (Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca) ha inviato alle scuole i dati relativi alle classi e alle cattedre che saranno attivate per il prossimo anno scolastico. Il criterio di fondo che è stato osservato dai funzionari delle direzioni regionali del Ministero è di tipo contabile: il taglio di circa 9.000 cattedre in tutta Italia, di cui 6.133 nella scuola superiore.
Gli strumenti per ottenere questo risultato sono essenzialmente tre:

  • 1. la riconduzione a 18 ore di tutte le cattedre "anche mediante l'individuazione di moduli organizzativi diversi da quelli previsti dai decreti costitutivi delle cattedre" (Finanziaria 2003);
  • 2. la drastica riduzione dei posti di sostegno, attraverso l'incremento del rapporto allievi/insegnanti di sostegno e la moltiplicazione di accertamenti e certificazioni richieste per attestare l'effettiva "minorazione fisica, psichica o sensoriale" (legge n. 289/2002) degli allievi interessati;
  • 3. l'incremento del numero di allievi per classe.


Ci teniamo a fornire qualche indicazione intorno agli "effetti collaterali" che i risparmi così ottenuti avranno sulla qualità del servizio che le scuole forniranno ai vostri figli (o, se si preferisce, sulla qualità del nostro lavoro) a partire dal prossimo anno scolastico.

  • 1. Fino ad oggi non erano infrequenti cattedre con un numero di ore inferiore alle 18. In questi casi gli insegnanti dovevano essere a disposizione della scuola per le supplenze fino a completamento del proprio orario. L'idea che ogni insegnante debba svolgere regolarmente l'intero orario cattedra è ampiamente condivisibile e molto spesso preferita dagli stessi docenti che in tal caso non si trovano a dover coprire saltuari buchi in classi con cui non hanno alcun rapporto. Tuttavia la costituzione di cattedre di orario inferiore era strettamente finalizzata alla continuità didattica.
    La riconduzione a 18 ore di tutte le cattedre, invece, avviene in molti casi in totale difformità da questo principio e sarà sempre più frequente che nella stessa classe si alternino insegnanti nuovi ogni anno. Inoltre il provvedimento può comportare l'attribuzione ad insegnanti diversi di materie tradizionalmente (e logicamente) concepite in modo unitario, come italiano e storia o diritto ed economia, con un'ulteriore turnazione degli insegnanti nelle classi e segmentazione degli insegnamenti.
    È questo che la legge intende con "l'individuazione di moduli organizzativi diversi da quelli previsti dai decreti costitutivi delle cattedre".
  • 2. Il secondo provvedimento richiede ben pochi commenti. Il nostro istituto in particolare si caratterizza per un lavoro sull'handicap di grande qualità. Siamo convinti, e i risultati ne sono la conferma, che la presenza di allievi portatori di handicap all'interno delle classi costituisca un'occasione di arricchimento per tutti coloro che vivono la scuola (per tutti gli allievi innanzitutto, ma anche per gli insegnanti ed il personale non docente). Però le condizioni affinché questo avvenga sono estremamente delicate: l'accettazione della diversità richiede amore, impegno e competenza professionale da parte di chi opera direttamente: in primo luogo gli insegnanti di sostegno. Ridurne l'organico o ridimensionare il numero dei destinatari del sostegno attraverso artifici burocratici significa, prima di tutto, penalizzare ulteriormente i più deboli, negare loro l'opportunità dell'integrazione, ma anche sottrarre risorse preziose alla comunità scolastica nella sua globalità. È un arretramento della civiltà.
  • 3. Altrettanto intuitivo è che il servizio scolastico non possa che peggiorare con la costituzione di classi più numerose. Tanto più se, come è previsto in molti istituti (fra i quali il nostro, salvo rettifica), si prevede a tal fine di accorpare anche le classi finali fino a costituire classi quinte di 29 o 30 allievi. Si aggiunga la scarsa capienza delle aule di molti edifici scolastici (ed il nostro in particolare) che il Ministero non ha tenuto in nessun conto.
    Ma c'è di peggio, e sono i frequenti casi in cui questa modalità di risparmio si incrocia con quella al punto precedente: si accresce il numero di allievi per classe, senza attenzione alla presenza di portatori di handicap (malgrado un Decreto Ministeriale tutt'ora vigente - DM 141/99 - stabilisca che in questi casi le classi non possano superare i 20 allevi, o al massimo 25) e con la riduzione delle ore di sostegno.


La nostra valutazione complessiva è che ci troviamo di fronte ad una ristrutturazione del servizio scolastico pubblico che sacrifica ad una logica puramente contabile non solo qualunque esigenza del personale e dell'utenza, ma anche ogni criterio di funzionalità e persino i più elementari principi di civiltà. In molti di noi si fa strada un senso sempre maggiore di sconcerto, soprattutto da parte di coloro che hanno creduto a lungo e sinceramente nel senso profondo della funzione dell'istruzione pubblica e del proprio lavoro, e che ora sono costretti a constatare che per l'amministrazione si tratta di nulla più che una voce di bilancio.


Nota finale intorno al futuro delle classi IVe IGEA


Come già saprete, l'organico inviato dal ministero prevede la formazione di una sola classe quinta per il corso IGEA, a fronte delle attuali due classi quarte, rispettivamente di 14 allievi di cui due portatori di handicap (4A IGEA) e 16 allievi (4B IGEA), per un totale di 30 allievi, di cui due portatori di handicap.
È evidente che si tratta di una situazione grottesca da ogni punto di vista. In aggiunta alle riflessioni esposte sopra in merito al disconoscimento dei diritti degli allievi portatori di handicap e all'affollamento delle aule (chi di voi è entrato in un'aula del Marro si rende conto facilmente che lo spazio è appena sufficiente per 20 - 25 alunni e che 30 letteralmente non ci stanno), si pensi al disagio che comporterà affrontare lo stesso esame da parte di due classi con storie completamente differenti e programmi svolti per quattro anni in modo autonomo l'una dall'altra; infatti fino all'anno scorso valeva la norma di un decreto ministeriale del '98 che prevedeva che le classi finali fossero le stesse dell'anno precedente, e solo recentemente il ministro Moratti ha introdotto la possibilità di accorpare le quinte.
Tuttavia, per quanto riguarda il Marro, il provvedimento viola una serie di normative e siamo discretamente fiduciosi che l'amministrazione ritornerà sui propri passi, come hanno già richiesto il Capo di istituto e la CUB scuola.
Sarete tenuti puntualmente informati degli sviluppi della situazione e, qualora non fossero sufficienti i passi già compiuti, ci permetteremo di chiedere anche la vostra collaborazione.

 mirella Albano L.S.A.Avogadro-Roma    - 27-04-2003
Più che giusto. Chi ha ideato una cosa simile non è mai entrato in una scuola , o meglio , non è mai entrato in una scuola italiana. Gli insegnanti possono fare 10-12 ore al massimo di lezione frontale, le altre 2-5 o 10 o quello che sia , possono solo essere di sorveglianza o di gestione gicché è scientificamente dinostrato- chi vuole si documenti- che lo stress psicofisico di un docente non ne consente di più.
Le 18 o più ore sono possibili se si gestisce una scuola su modello anglo - sassone, dove il docente ha un numero di alunni limitato ( non i nostri 30 per classe!) programmi modulari di norma inferiori anche del 60% rispetto ai nostri, e sono gli studenti a recarsi nelle aule dove c'è il docente di " fisica" ad esempio. non viceversa. Finché avremo una gestione all'italiana e una distribuzione delle ore simile ad un orario ferroviario , le 18 ore cattedra per tutti sono un'eresia, meglio, un fallimento annunciato. Se si vuole fare una riforma , riforma sia, ma sul serio ed in modo congruo. Dubbio atroce: al Ministero della di-struzione chi ci sta? Un esperto o un capostazione?

 maria sardella    - 27-04-2003
Può dare un' idea della situazione?
Un gruppo di docenti (nella fattispecie quelli di disciplina pittorica) nel nostro liceo sperimentale artistico "Leonardo" di Brescia, pare si sia accordato col dirigente scolastico per cattedre di 19 ore.
Alla faccia del lavoro della RSU!
Come fare ad arginare l'irresponsabilità di una consistente parte del corpo(senz'anima) docente?