Ti amoro
Elena Duccillo - 23-04-2003


Prisma



Oggi Paolo compie 10 anni. Forse questo è il periodo più felice della sua vita. Circondato dai suoi coetanei, che fanno la gara per coinvolgerlo, aiutarlo, farlo sentire adeguato in ogni circostanza, scarta i regali e si accorge che anche quelli corrispondono alle sue aspettative. Ma la sua più grande ambizione in questo periodo è sposare Maria Giulia, la sua compagna di scuola. Anche in fiera qualche settimana fa si è fermato ad osservare attento lo stand degli abiti da sposa e poi con tutto lo slancio di cui è capace mi ha detto: " Ecco: quello lì. Quello lo compro a Maria Giulia, perchè io me la sposo". La sua terapista dice che è utile riportarlo sempre alla realtà e fargli notare cose del tipo "I bambini non si sposano, i bambini non guidano la macchina" ma la realtà non è nemmeno questa. Forse è ancora più irreale dirgli "Da grande ti sposerai, da grande prenderai la patente". Ogni mamma stringe in pugno dati oggettivi della realtà che sono fonte di preoccupazione nella crescita di suo figlio. Questo si amplifica per me, come per tutti quei genitori che hanno un bambino speciale in famiglia. Maria Giulia accetta di buon grado le avances di Paolo: è premurosa e gli riserva molte attenzioni. Paolo per esprimere i suoi sentimenti ha coniato un nuovo verbo e dice: "Ti amoro!" La sua capacità di generare amore gli crea un circondario di persone pronte a corrispondergli. Ma sarà così nei prossimi dieci anni? Quale imbarazzo avrà una ragazza domani nel ricevere le attenzioni di Paolo che non sarà più un bambino? Da tempo sto cercando di documentarmi sull'argomento della sessualità e trovo pagine che parlano di come i genitori non sappiano affrontare o affrontino male questo problema. Ma che cosa si offre invece a chi vuole capire di più del problema? La letteratura sull’argomento è piuttosto scarsa o molto specialistica, le ricerche in Internet non danno, almeno ad un primo esame, risultati apprezzabili. Si dice cadendo in un luogo comune che al mestiere di genitori non si è mai preparati abbastanza: la sessualità è l’argomento per eccellenza che mette in crisi un genitore. Il progredire della cultura sociale ha mutato la concezione in questo campo ma permane il rischio di cancellare la sfera psico-emotiva , l’espressione sociale e sessuale quando si parla di un figlio disabile. Di fatto cerco di immaginare come affronterò l’adolescenza di mio figlio e come per molte altre situazioni mi rendo conto che non esistono formule di comportamento predefinite, riesco solo a recepire una serie di considerazioni che forse possono aiutarmi.So che non devo perdere di vista il fatto che lui sta crescendo ed entrerà nell’età adulta nonostante agli occhi di una mamma il tempo si arresta sempre e inesorabilmente a quell’età nella quale lui non può fare a meno di noi. Com’è facile nelle intenzioni tenerlo presente! …e come rispondere comunque ai bisogni e alle necessità nell’ambito del vissuto emotivo e psicosessuale restando nel ruolo di genitore?

Confesso la mia totale incapacità e tutto quello che leggo sull’argomento mi appare come aria fritta. Tanti ragionamenti filosofici, alle volte pura demagogia: nulla che mi rassicuri sulla possibilità di coniugare lo sviluppo psicofisico di Paolo con la conquista dell’equilibrio per quel che concerne la sfera sessuale.

Mi ritengo un genitore che ha posto molta attenzione a ciò che riguarda la cura e la riabilitazione, ho sempre puntato sulla sua autonomia, sul potenziamento delle sue capacità, ma questa scoperta in lui di implicazioni emotivo-sentimentali mi ha proiettato nel domani facendomi prendere coscienza di aspetti che fino ad ora non avevo considerato. Non riesco a compiacermi del consenso che riceve a questa età in cui è facile la relazione, il contatto e forte l’aspirazione a crearsi una famiglia: il mio desiderio è quello di tenere Paolo lontano dalla sofferenza dell’insuccesso di un rifiuto sentimentale e lo penso ogni volta che mi racconta della sua Maria Giulia. Questo mio desiderio cozza il dato di realtà che non posso intromettermi nella sua vita né evitargli esperienze negative come il mio istinto di mamma vorrebbe. Eppure ci sono persone disabili che sono riuscite, grazie ad una serie di circostanze ed ad ambiti socio culturali favorevoli, a trovare appagamento ai loro desideri affettivi, fisici e sentimentali. Mi torna in mente il brano citato da Vito Piazza in un suo articolo quando si chiede se esiste un diritto al sesso per i disabili. Il brano tratto da "Il vizio di vivere" di Rosanna Benzi è un esempio incisivo e autobiografico che mi ha colpita. Questa donna che non rinuncia allo studio, alla bellezza, all'amore, all'intelligenza e al sesso dopo che la sorte le ha sottratto la capacità di muoversi. Dal suo racconto desumo che ogni condizione avrà di certo la sua modalità per esercitare questo diritto e non mi sento dunque di essere nefasta su quanto il futuro riserverà a mio figlio. L’atteggiamento più equilibrato che mi suggerisce il buon senso e l’esperienza è quello di vivere la sua crescita affrontando, come ho fatto per altre situazioni, i problemi man mano che si presentano insieme a lui, sostenendolo nella giusta misura senza intralciarlo ma vigilando perché uno degli elementi più sostanziali della sua personalità non sia rimosso. Quello che premia un genitore è saper essere obiettivo ma fiducioso quando la strada appare in salita. Spiegherò ancora a Paolo che è improbabile sposare Maria Giulia ma non dispero che un giorno anche lui possa avere una vita piena e trovare appagamento ai suoi desideri affettivi, fisici e sentimentali.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Marialuisa Bagatella    - 27-04-2003
Cara Elena, il tuo articolo è bello, interessante ed emozionante. Conosco una famiglia che ha un figlio con la sindrome di down che ha avviato un'esperienza interessante. Valerio, così si chiama il ragazzo, insieme ai genitori ed altri ragazzi hanno aperto una pizzeria, "I girasoli" a Roma. Qualche tempo fa incontrail padre e mi ha detto che è fidanzato e felice. Naturalmente la felicità è sempre difficile da definire, così come lo è l'amore, i rapporti sentimentali.
Io ho due figli: Lisa ed Emanuele, la prima ha 31 anni il secondo ne ha 16. Sono stata testimone, consigliera e quant'altro delle vicende sentimentali di mia figlia, delle lacrime dovute alla fine di storie d'amore. Il sentimento di non voler vedere soffrire i propri figli, credo che appartenga a tutti i genitori e nella nostra società consumista ed edonista si tende a rimuovere questo aspetto della vita, proponendo modelli da spot pubblicitari tanto belli quanto falsi, che propone un'atteggiamento buonistico nei confronti della diversità. Credo che il diritto all'amore, alla sessualità, alla felicità debba appartenere a tutti. Il problema è come far crescere i nostri figli in modo consapevole che la realtà non è quella degli spot.
Ci sarebbe altro da dire ma mi fermo qui. Ciao, Luisa